L’essere amato, recensione: un padre e una figlia nel grande ritorno di Sorogoyen

Gli strepitosi Javier Bardem e Victoria Luengo sono i protagonisti del nuovo film di Rodrigo Sorogoyen, L'essere amato, ritratto di un tormentato rapporto tra padre e figlia all'interno di un set cinematografico.

Un'immagine del film L'essere amato

"Mi sembra sia stata Liv Ullmann a dire che più la cinepresa si avvicina, più devi rimuovere la maschera. Tutti abbiamo delle maschere: professionali, emozionali, di ogni tipo [...]. E l'importante è che nulla di ciò sia presente, perché così può comparire il personaggio, senza interferenze". Le indicazioni fornite da Esteban Martínez, il protagonista de L'essere amato, vorrebbero far sì che la macchina da presa possa cogliere nella maniera più limpida possibile la verità del personaggio di un film. Per questo motivo a un certo punto il regista chiede alla propria attrice, Emilia Vera, di rimuovere tutte le sue 'maschere', inclusa quella più dolorosa per entrambi: la maschera della "figlia arrabbiata". Cosa accade però se il cinema, nell'intento di restituire la verità del personaggio, fa emergere al contempo la verità dell'essere umano?

El Ser Querido Sorogoyen
L'essere amato: Rodrigo Sorogoyen in un'immagine dal set

È il dissidio, silenzioso ma deflagrante, al cuore del nuovo lungometraggio sceneggiato (insieme alla fedelissima Isabel Peña) e diretto da Rodrigo Sorogoyen, ritorno al cinema per il regista madrileno a quattro anni dall'apprezzatissimo As bestas, nonché il suo primo film finalmente 'promosso' nel concorso ufficiale del Festival di Cannes.

Nel frattempo, Sorogoyen si era dedicato anche al piccolo schermo firmando Dieci Capodanni, un magnifico racconto seriale in cui il suo stile iperrealista era messo al servizio della cronaca decennale di una relazione amorosa. E un'altra relazione, stavolta di natura familiare, è l'oggetto di analisi de L'essere amato, che si apre con l'incontro, dopo ben tredici anni di distanza, fra i due protagonisti: un uomo la cui assenza ha pesato come un macigno sulla vita della figlia e una giovane donna non ancora disposta a perdonare il padre per il vuoto che le ha lasciato dentro.

Javier Bardem e Victoria Luengo: faccia a faccia tra padre e figlia

The Beloved
L'essere amato: Javier Bardem e Victoria Luengo

In un magistrale prologo di venti minuti che si sviluppa quasi interamente sull'alternanza di campi e controcampi al tavolo di un ristorante, Esteban ed Emilia consumano il loro primo, serrato confronto: dalle cortesie impacciate alle recriminazioni a denti stretti, in una singolar tenzone combattuta letteralmente in punta di forchetta, in cui Rodrigo Sorogoyen già innesca le dinamiche di un rapporto in cui si intersecano amore e rabbia, passione e freddezza.

Tanto più quando la dimensione privata e affettiva si connette a quella professionale e artistica: Esteban, infatti, desidera ingaggiare la figlia, attrice di secondo piano che si mantiene con un impiego da cameriera, nel suo nuovo progetto, un dramma sul colonialismo intitolato Desierto e girato sull'isola di Fuerteventura.

El Ser Querido
L'essere amato: un'immagine del film

In una di quelle coincidenze a dir poco singolari, il soggetto de L'essere amato ricalca in maniera sorprendente l'impianto narrativo dell'acclamato film Sentimental Value, realizzato con un anno d'anticipo dal norvegese Joachim Trier. Lì il padre e la figlia che si ritrovavano - e si sfidavano - nelle vesti di regista e di attrice erano Stellan Skarsgård e Renate Reinsve; nell'opera di Sorogoyen, invece, Esteban sprigiona la gravitas e il piglio autoritario di un gigantesco Javier Bardem, qui in una delle migliori prove della sua carriera, mentre Emilia è incarnata dalla bravissima Victoria Luengo, già protagonista per Sorogoyen dell'ottima serie poliziesca Antidisturbios, nel 2020, e sempre quest'anno fra gli interpreti di Amarga Navidad di Pedro Almodóvar.

Il linguaggio del cinema per (ri)leggere la realtà

Lessere Amato
L'essere amato: un'immagine del film

Come accadeva dunque in Sentimental Value, anche ne L'essere amato il cinema viene proposto come il territorio di un'auspicata riconciliazione, laddove la finzione filmica dovrebbe diventare strumento d'indagine sulla natura umana: è l'obiettivo di Esteban, regista pluripremiato in tutto il mondo che durante le riprese punta a un rigoroso naturalismo, rigettando le convenzioni accademiche dei drammi storici e insistendo con gli attori anche sul modo in cui devono masticare il cibo per sembrare più spontanei.

Non a caso Esteban cita Liv Ullmann, e quindi implicitamente Ingmar Bergman, per alludere alla capacità della cinepresa di leggere in profondità nei volti degli attori; e Rodrigo Sorogoyen, di rimando, si affida spesso ai primi e primissimi piani di Javier Bardem e Victoria Luengo, ricercando nelle espressioni e negli sguardi, ancor più che nelle parole, le coordinate del loro universo interiore.

Serquerido
L'essere amato: un'immagine di Javier Bardem

Il cinema come mise en abîme della realtà, quindi, a dispetto dell'apparente estraneità tra la vicenda di Esteban ed Emilia e la colonizzazione spagnola dell'Africa occidentale (ma "a prescindere dall'argomento del film, un regista ha sempre un tema personale", viene fatto notare a Esteban durante una cena della troupe), ma pure come tentativo di ricostruire un rapporto spezzato molto tempo prima.

Un rapporto che ora Esteban, più o meno inconsciamente, vorrebbe rielaborare secondo il proprio sguardo dominante di padre-cineasta, dotato del potere di imporre una visione - nella messa in scena, nella scelta delle inquadrature - così come una disciplina esercitata con aspra severità, fino a culminare nella tesissima sequenza in cui la scena di un pranzo si trasforma nell'agone di un'impari lotta di potere sul set.

Conclusioni

Per Esteban, del resto, il cinema funge da chiave di (ri)lettura della propria esperienza: nei ritagli di tempo, registra il commento per l’edizione home-video della sua opera d’esordio, Siroco, ripercorrendone la genesi travagliata (e, a un certo punto, arrivando a sostituire nelle immagini la figura dell’attrice con quella di sua figlia). Nel ricordare i fugaci momenti del passato condivisi con Emilia, l’occasione di scontro, a causa delle opposte prospettive, è la rievocazione di una serata trascorsa a vedere Kill Bill – Volume 2: un riferimento neppure troppo velato all’ineluttabile resa dei conti tra un altro padre e un’altra figlia dai trascorsi tormentati. E nella conclusione, dopo la fine delle riprese, la solitudine delle sessioni di montaggio rimarrà la sua unica occasione di controllare e governare l’immagine di Emilia, l’essere amato che forse non ha saputo amare abbastanza.

Movieplayer.it
3.5/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • La lucidità e la precisione con cui Rodrigo Sorogoyen traccia il ritratto dei due protagonisti e delle dinamiche del loro rapporto.
  • Un senso di realismo che conferisce un’impressionante verosimiglianza al racconto e ne accentua il coinvolgimento emotivo.
  • La superba direzione degli attori, in grado di valorizzare al massimo le ottime performance di Javier Bardem e Victoria Luengo.
  • Almeno due scene – il prologo al ristorante e la faticosa ripresa del pranzo – di progressiva e formidabile tensione.

Cosa non va

  • Una struttura narrativa peculiare e a tratti ondivaga, funzionale all’approccio di Sorogoyen ma che potrebbe non convincere alcuni spettatori.
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