C'è una sottile, tesissima linea d'ombra che separa la cieca violenza psicologica dalla più totale vulnerabilità, ed è proprio lungo questo crinale che prende vita Nocturne, il thriller psicologico targato Apple TV che traduce per lo schermo le atmosfere cupe e claustrofobiche del romanzo di Lars Kepler. Al centro di questo teso gioco al massacro tra mura d'isolamento, il magnetismo brutale di Stephen Graham e la controllata intensità di Rory Culkin danno forma a un duello attoriale serrato e imprevedibile. Incontrando i due interpreti, ci siamo fatti raccontare da dove nasca una chimica così viscerale sul set: tra la scelta di distaccarsi dalle pagine del libro originale per affidarsi unicamente alla potenza della sceneggiatura, prove domenicali a porte chiuse e una riflessione non banale sul concetto di potere e status nella recitazione.
Dalle pagine di Lars Kepler allo schermo: il rapporto con "L'uomo della sabbia"
Abbiamo iniziato la nostra chiacchierata dal romanzo, dalla sorgente originale di quanto vediamo su schermo: è stato un riferimento o si sono affidati solo allo splendido script di Nocturne? "Non conoscevo i libri prima della serie" ci ha confidato Stephen Graham, "ho dato una rapida occhiata a L'uomo della sabbia (The Sandman in originale), che se non sbaglio è il romanzo su cui si basa la nostra serie. Gli ho dato un'occhiata: era decisamente più esplicito e crudo. Certo, prendi qualche elemento da lì, ma poi, e parlo a titolo personale, non per entrambi, ci siamo concentrati prevalentemente sulla sceneggiatura e sull'arco narrativo che i nostri personaggi compiono attraverso di essa. Questo approccio ti permette davvero di costruire un essere umano tridimensionale e di collocarlo all'interno di situazioni estreme. C'è stata quindi una piccola influenza iniziale, ma poi leggi il libro e lo metti da parte, focalizzandoti solo sul treno su cui stai viaggiando in quel preciso momento."
Un approccio non dissimile anche per Rory Culkin, che ha considerato l'opera di Kepler solo come un punto di partenza: "Sì, credo che il libro sia stato una sorta di trampolino di lancio, ma il mio lavoro consiste nell'aderire alla sceneggiatura più che al testo originale. È stato utile per documentarsi, ma, come diceva Stephen, finisci per metterlo da parte: tieni a mente ciò che funziona e scarti ciò che non serve. È quasi tutto incentrato sullo script." E da questo punto di vista, sono stati avvantaggiati da una sceneggiatura di altissima qualità: "Ed era uno script formidabile, davvero meraviglioso. Già dalle prime dieci pagine ero totalmente catturato, mi ha assorbito all'istante. Il mondo costruito da Rowan Joffé e John Hlavin era semplicemente magnifico: hanno dato vita a un universo così solido da farti credere subito a tutto ciò che accade a questi personaggi."
Il duello psicologico tra Jurek Walter e Karl Anders: fiducia e dinamica di potere
E per quanto riguarda questi personaggi su schermo, un aspetto che ci ha subito colpiti è il primo incontro tra Jurek Walter e Karl Anders, una sequenza tesa e magnifica in cui le dinamiche tra i due si evidenziano. Come ci hanno lavorato? "Lavorare con Rory è pura gioia, una gioia assoluta" ha risposto subito Stephen Graham, "abbiamo trascorso del tempo insieme prima di girare per conoscerci a fondo: siamo andati per musei, all'Andy Warhol Museum, e persino a vedere una pièce a teatro, un piccolo spettacolo indipendente a Pittsburgh. È stata una bella scarpinata insieme, abbiamo cenato assieme e iniziato a legare. Sapevamo che avremmo passato molto tempo fianco a fianco sul set e che buona parte del mio percorso nei primi episodi sarebbe stato proprio con lui." Imparare a conoscersi e rafforzare l'intesa, quindi, piuttosto che concentrarsi sui rispettivi personaggi e le singole scene.
"Non ci siamo messi a vivisezionare troppo i personaggi a tavolino; piuttosto, la domenica ci trovavamo a casa mia con il regista e gli sceneggiatori per ripassare le sequenze e discuterne. Questo ci permetteva di arrivare il lunedì mattina pronti a recitare e a metterci in gioco. Fai tutto il lavoro a casa prima, così quando metti piede sul set puoi solo creare ed esplorare liberamente. C'è fiducia reciproca, vedi il talento dell'altro. Io amo gli attori, amo vederli all'opera, sono un loro fan e stimavo già Rory: siamo entrati subito in sintonia, c'è stata una chimica immediata, sia tra i personaggi sia a livello umano. Quando ti fidi ciecamente del partner di scena, non hai paura di renderti ridicolo: ti butti e vedi cosa succede, le tue inibizioni personali crollano ed esplori fino a dove può spingersi il personaggio. E Rory in questo è fantastico."
"Non puoi recitare lo status": la lezione di Stephen Graham sulla recitazione
È un fiume in piena Stephen Graham nel parlare della serie, del lavoro su di essa, delle dinamiche tra i personaggi. È indice di quanto si sia sentito coinvolto nel progetto e quanto abbia dato al suo Jurek Walter, tanto da regalarci una piccola lezione sulla recitazione e su come rendere alcune dinamiche in scena: "D'altronde non puoi recitare il potere o l'autorità: un re è tale solo perché gli altri intorno a lui lo trattano da re. Non dipende da come entra in una stanza gridando 'Sono il re!', quelle sono idiozie. È l'altra persona che ti attribuisce quello status; da lì nasce uno scambio costante di energia." Dinamiche che si evidenziano nella sequenza a cui abbiamo fatto riferimento. "Ho adorato girare quelle scene, non vedevo l'ora di andare sul set con Rory ogni singolo giorno." E questa passione è evidente guardando Nocturne.