Dopo un primo capitolo che non aveva pienamente convinto i fan del celebre picchiaduro, arriva finalmente nelle nostre sale Mortal Kombat II, sequel che a ben 5 anni di distanza dal suo predecessore porta finalmente su schermo quel torneo mortale e spietato annunciato nel titolo.
Quando uscì il primo lungometraggio, infatti, la più grande critica che gli venne mossa fu proprio di aver tradito lo spirito eccessivo e gore del videogioco, riducendo la competizione a un evento aleatorio che prima o poi sarebbe accaduto. Memori, quindi, delle tante critiche, ecco che questo nuovo capitolo, diretto ancora da Simon McQuoid, promette di accontentare i fan vecchi e nuovi attraverso un ritmo serrato, botte da orbi e momenti action che possano creare un ponte tra gioco e cinema.
Di adattamenti di Mortal Kombat, nel corso degli anni, ne sono stati fatti diversi. I più "vecchietti" ricorderanno quello del 1995 con Christopher Lambert (e i relativi sequel), ma, nonostante la nostalgia, la necessità sembra ora quella di raccontare lo spirito dell'iconico titolo tenendo però un tono nostalgico eppure contemporaneo e un linguaggio coerente con le nuove tendenze.
L'arrivo di Johnny Cage e l'inizio del torneo
Finalmente il torneo sta per iniziare: i guerrieri della Terra si scontreranno con quelli dell'Outworld in combattimenti spietati il cui unico scopo è la supremazia. Ma per raggiungere il numero necessario all'inizio della competizione mortale viene reclutato un ultimo combattente, una vecchia gloria delle arti marziali e del cinema action: Johnny Cage. Una star ormai in declino, un uomo disilluso e cinico che dalla vita non si aspetta più nulla.
Cage, che all'inizio cercherà di tenersi fuori dal Mortal Kombat, si ritroverà suo malgrado coinvolto in qualcosa che va ben oltre le sue più terrificanti aspettative; uno scontro nel quale c'è in ballo molto più che la gloria: la salvezza dell'intero pianeta.
Citazioni, fatality e puro fan service
Mortal Kombat II è un film pensato per i fan e cucito addosso a tutti gli amanti del videogioco e della cultura pop. Facendo ammenda degli errori passati, riporta il torneo mortale al centro della narrazione, rendendo protagonisti gli scontri ancor più dei personaggi. Nel farlo, adotta un linguaggio estremamente pop, infarcendo il tutto con tantissime citazioni e battute riferite a molti dei titoli cinematografici più amati e conosciuti di sempre: da Il Signore degli Anelli a Harry Potter, passando per le poche ma iconiche frasi pronunciate dai lottatori nel videogioco.
Il lungometraggio, poi, non si limita a citazioni solo verbali, ma cerca - riuscendoci piuttosto bene - di riproporre diverse delle fatality che ci davano così tanta soddisfazione con un pad in mano (o azzeccando la combinazione giusta di tasti). Scelte visive che qui servono principalmente a fomentare gli animi dei giocatori delusi dal film precedente, che aveva tradito il titolo sia negli intenti che nel tono.
Centrare lo spirito goliardico e scanzonato che ha fatto la fortuna del videogioco era infatti una priorità, e il Johnny Cage interpretato da Karl Urban aiuta moltissimo nel raggiungere l'obiettivo, controbilanciando alla perfezione le atmosfere più cupe e drammatiche introdotte con la Kitana di Adeline Rudolph.
Un'esperienza volutamente esagerata
Mortal Kombat II è quindi quello che definiremmo un film onesto: fatto esclusivamente per intrattenere e compiacere i fan, con un look sfacciatamente da action anni Novanta (forse anche per omaggiare, e non solo con la musica, lo storico predecessore). Pur con una regia senza grosse pretese, riesce a costruire immagini volutamente poco profonde in modo da richiamare la bidimensionalità dell'estetica videoludica.
Se c'è una cosa che, però, rende veramente particolare questo lungometraggio è proprio la percezione individuale: se siete amanti della cultura pop, dei combattimenti esagerati e folli del gioco e del cinema action dello scorso secolo, questo film sarà sicuramente di vostro gradimento. Se invece cercate qualcosa di più - contenuti di peso, un profondo scavo psicologico dei personaggi o una costruzione narrativa solida - beh, vi conviene dirottare la vostra attenzione su altro.
Non c'è, infatti, forse un modo giusto o sbagliato di guardare e giudicare Mortal Kombat II ma, da fan, vi possiamo garantire che ci siamo divertiti. Abbiamo riso e ci siamo esaltati davanti a mosse, battute e citazioni, lasciando da parte la critica rigidamente obiettiva per vivere un'esperienza diversa: forse nostalgica, ma indubbiamente coinvolgente.
Conclusioni
Mortal Kombat II è un sequel "onesto" e scanzonato, costruito su misura per i fan storici e per gli amanti dell'azione anni Novanta. Facendo tesoro delle critiche mosse al primo capitolo, il film accantona qualsiasi velleità artistica per abbracciare in pieno lo spirito esagerato, le iconiche Fatality e il gore tipico del videogioco. Tra un linguaggio ricchissimo di citazioni alla cultura pop e l'azzeccato tono goliardico portato in scena dal Johnny Cage di Karl Urban, la pellicola rinuncia alla profondità narrativa per regalare un'esperienza viscerale e di puro, godibilissimo intrattenimento.
Perché ci piace
- Le tante citazioni alla pop culture.
- L'estetica e i tanti rimandi visivi al videogioco.
- Il tono perfettamente in linea con l'opera videoludica.
- Il Johnny Cage di Karl Urban.
Cosa non va
- Potrebbe scontentare chi cerca maggiore profondità nella narrazione o un'atmosfera più drammatica.