Ci sono film che sono difficili da inquadrare; opere che parlano per concetti ed immagini, che vanno sentite, ragionate e capite. Mother Mary è uno di questi: il lungometraggio scritto e diretto da David Lowery e prodotto da A24 ci porta in una dimensione dove il cinema incontra il teatro, dove l'esoterismo incontra la ragione e il sogno la realtà. Qualcosa di profondo e difficile, proprio come lo sono le relazioni umane, come lo è l'amore, come l'ossessione.
Un'idea ambiziosa, quindi, che può vantare un cast ristretto ma di altissimo livello: Anne Hathaway, interprete della pop star che dà il titolo al film, Michaela Coel, Hunter Schafer e pochi altri volti che lavorano in concerto, quasi come su un palco. Il film non è certo una visione per tutti; analizzare e spiegare questa pellicola non è infatti cosa facile.
Il peso della fama e le ombre del passato
Mother Mary è una pop star di livello globale: la sua è una vita fatta di lunghe tournée, concerti sfavillanti, coreografie e un entourage di persone pronte a lavorare su ogni singolo aspetto della sua quotidianità e della sua carriera. La donna è però insoddisfatta e un giorno, con la scusa di richiederle un nuovo abito per uno show, prende un aereo e si reca a Londra dalla stilista Sam Anselm. Sam è una figura centrale del suo passato, con la quale sembra aver avuto un rapporto profondo fatto di amore, stima e collaborazione; qualcosa, però, le ha portate alla rottura. Ora la stilista è estremamente diffidente nei confronti della star, di questa persona che ha così tanto amato ma che, allo stesso tempo, le ha causato una sofferenza indicibile.
Mother Mary: come dare forma al tormento
Ci sono molti modi per raccontare il tradimento e la perdita, ma David Lowery ne ha trovato uno sicuramente efficace e particolare, dando forma a un pensiero, al dolore e all'ossessione. Ce li fa percepire per quello che sono: elementi invasivi in grado di infestare sia un'anima che luoghi fisici. Mother Mary è infatti un film che sa unire piuttosto bene cinema, teatro, orrore e dramma. Si tratta di un'opera estremamente verbosa, e per questo non di facile fruizione, ma che si muove con immensa maestria tra i generi.
La cura delle immagini è maniacale, la messa in scena praticamente perfetta per una sceneggiatura che fa muovere le sue protagoniste come su un palcoscenico. Che sia la riproposizione dei live di Mother Mary o gli scontri verbali tra la pop star e la stilista nel fienile-laboratorio in cui si rifugiano per lavorare sul costume di scena, ogni situazione è gestita in maniera volutamente scenografica, in modo da colmare con le immagini ciò che le parole non riescono a esprimere.
L'intesa magnetica tra Anne Hathaway e Michaela Coel
A supportare tutto questo ci sono Anne Hathaway e Michaela Coel, che danno prova di una perfetta intesa e sintonia, incarnando magistralmente ogni tratto complesso dei loro personaggi. Portano in scena ogni sfumatura di due donne che si dividono tra l'amore, l'egoismo, la vita e il lavoro, facendo pendere la bilancia spesso in direzioni diverse e incompatibili. Attraverso i loro sguardi, le micro-espressioni e i gesti, raccontano un mondo interiore vastissimo che rappresenta il vero centro nevralgico del film, al quale sanno conferire carattere, carisma e spessore.
Mother Mary, quindi, non si accontenta di essere un semplice melodramma musicale, non è un horror, ma si veste da vera e propria seduta psicanalitica. David Lowery chiede allo spettatore di abbandonare la ricerca di una narrazione convenzionale per affidarsi alle sensazioni e alle emozioni con spirito onirico e, a tratti, quasi ipnotico. Un'esperienza sensoriale e visiva che, nel bene e nel male, continua a risuonare nella mente molto tempo dopo lo scorrere dei titoli di coda.
Conclusioni
Mother Mary è un'opera complessa e ambiziosa che fonde magistralmente cinema, teatro, dramma e sfumature horror. Rinunciando a una narrazione convenzionale, il film si affida a una messa in scena visivamente maniacale e a dialoghi intensi per esplorare la profondità delle relazioni umane e dell'ossessione. A sorreggere l'intera struttura narrativa sono le straordinarie e magnetiche interpretazioni di Anne Hathaway e Michaela Coel, che rendono la pellicola un'esperienza sensoriale impegnativa, ma capace di risuonare a lungo nello spettatore.
Perché ci piace
- Le interpretazioni magnetiche di Anne Hathaway e Michaela Coel.
- La componente visiva curata e suggestiva.
- La messa in scena teatrale.
Cosa non va
- Il film si fa troppo verboso, specialmente nella parte iniziale.