Malati di sesso

2017, Commedia

Malati di sesso: "Gli adolescenti oggi hanno una sessualità disinvolta ma distorta da internet"

Claudio Cicconetti, affiancato da un produttore sempre presente durante le riprese e da attori autoironici, esordisce con un film sulla dipendenza dal sesso e si chiede come reagirà il pubblico al titolo provocatorio, che nasconde molto altro.

Un abbraccio da parte di chi ci vuole bene vale più di migliaia di avventure sessuali: questa la tesi della commedia di Claudio Cicconetti, Malati di sesso, in uscita il 7 giugno con sessanta copie. Giacomo e Giovanna sono dipendenti dal sesso e raccontano le loro storie allo stesso analista, che un giorno annuncia di avere bisogno di una pausa, consigliando però prima ai suoi pazienti di formare tra loro delle coppie per provare a guarire insieme.
Al termine della proiezione hanno risposto alle domande sul film il regista, il produttore Roberto Capua, i protagonisti Francesco Apolloni (anche co-sceneggiatore) e Gaia Bermani Amaral, e l'attore Fabio Troiano che interpreta Livio, il miglior amico di Giacomo, a sua volta dipendente dal gioco.

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Malati di sesso: Gaia Bermani Amaral e Francesco Apolloni in una scena del film

A caccia d'amore e di un progetto

Malati di sesso: Fabio Troiano ed Elettra Capuano in una scena del film

Una domanda per il produttore e il regista: com'è nato questo progetto?

Roberto Capua: Un po' da me. Ho incoraggiato io Claudio a trovare una sceneggiatura divertente e poco impegnativa per cominciare quest'avventura nel mondo del cinema. Così è arrivata questa sceneggiatura scritta da Francesco, e mi sono innamorato subito del titolo, che credo sia molto forte, provocatorio e coraggioso. Con Claudio e Francesco abbiamo curato ogni dettaglio, dalle musiche alle location alla qualità della fotografia. È nata una grande sinergia con Claudio; non nascondo che ci sono stati contrasti e litigi, ma sempre molto costruttivi, e oggi mi sento di affermare che ho accanto un partner con cui sto già lavorando a progetti molto ambiziosi.

Claudio Cicconetti: Io pure mi sono trovato molto bene. Abbiamo realizzato un film con un produttore alla sua prima esperienza, e secondo me questo è un valore aggiunto: avere accanto un produttore che si diverte, che viene in sala montaggio per ritirare le pennette del final cut, e così via. Devo ringraziare molto anche Francesco, che ha scritto la sceneggiatura; il progetto iniziale aveva un titolo più dolce, "A caccia d'amore". Poi andando avanti abbiamo capito che non era sbagliato forzare un po' la mano e sdoganare un'espressione che suona come un insulto. Noi d'altro canto abbiamo provato ad affrontare il tema in maniera più tenera, e gli attori sono stati formidabili.

Malati di sesso: Gaia Bermani Amaral ed Elettra Capuano in una scena del film

A proposito del titolo originario, vorrei chiedere a Francesco qualcosa sul nucleo tematico del film, che in fondo è la caccia all'amore: il cuore del film sembra essere proprio il desiderio di amare e essere amati.

Francesco Apolloni: Assolutamente sì. Io mi sono ispirato a un monologo scritto una quindicina di anni fa, dove parlavo delle mie avventure, o meglio disavventure, sentimentali. Volevo tradurre questo monologo in una storia. Poi un giorno ho incontrato un'attrice, poi diventata una star della commedia italiana, che mi ha detto: "Vedi, Francesco, voi uomini per sedurre una donna basta che la portiate a letto, mentre noi dobbiamo diventare la proiezione del vostro sogno". Mi è sembrata una spiegazione perfetta del mito del Don Giovanni, che per sedurre si traveste. Non è casuale la scelta dei nomi dei protagonisti: Giacomo come Casanova, e Giovanna come Don Giovanni. Poi ogni forma di dipendenza (e nel film affrontiamo anche la dipendenza dal gioco) nasconde un vuoto, che si può raccontare in toni più drammatici o da commedia. Ma nell'essere umano si cela sempre la possibilità della trasformazione, e forse la prima storia d'amore bisogna averla con sé stessi.

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Dipendenze e fragilità

Malati di sesso: Gaia Bermani Amaral e Giacomo Gonnella in una scena del film

Fabio e Gaia, voi invece mettete in scena due tipi di dipendenza diversi. Quando avete scelto di aderire al progetto, e cosa avete pensato della sceneggiatura all'inizio?

Gaia Bermani Amaral: All'inizio ammetto che avevo rifiutato; poi da Milano sono scesa a Roma per incontrare Claudio, e ho sentito subito un'empatia che ci univa. Ho capito che andavamo nella stessa direzione. Lui ha un modo molto elegante di raccontare; abbiamo modificato qualche dialogo, ho reso il personaggio un po' più mio, e ho deciso di partecipare. Anche perché per me era la prima commedia divertente; mi stuzzicava il personaggio di Giovanna, che da una parte è una life coach molto sicura di sé e dall'altra è fragile, e il non riuscire mai a innamorarsi provoca un vuoto nella sua vita. Io ho lavorato soprattutto sulla sua fragilità, ed è stata una bella esperienza.

Fabio Troiano: Quando Claudio mi ha chiamato perché leggessi la sceneggiatura, l'ho fatto molto volentieri, anche perché Claudio è prima di tutto un amico e una persona che stimo molto. Mi è piaciuta, e ho adorato che oltre alla lettura abbiamo fatto un provino. Io sono un fan dei provini: preferisco sempre confrontarmi prima con il regista e con il testo anziché essere scritturato a scatola chiusa. Durante il provino ho capito che la nostra linea era simile, e mi interessava anche l'idea di conoscere Francesco Apolloni dal vivo. Mi ha divertito lavorare su un personaggio un po' diverso dal solito; anche lui ha una dipendenza, ma quando trova l'amore la sua vita prende un'altra piega. Mi piacerebbe poi che ci fossero molti più produttori come Roberto, che si buttano in un'esperienza completamente. Di solito quando reciti in un film il produttore lo vedi alla firma del contratto e alla conferenza stampa; invece vedere tutti i giorni il produttore sul set, impegnato come gli altri e interessato a sostenerti, è un grande valore aggiunto.

Malati di sesso: Gaia Bermani Amaral in una scena del film

Ci sono dei modelli, film o altro, che vi hanno ispirato?

Francesco Apolloni: Quando affronti la commedia sentimentale, ci sono film a cui non puoi non fare riferimento, come Harry, ti presento Sally. Le citazioni sono abbastanza evidenti. Abbiamo cercato di mischiare quella che è la nostra tradizione con la commedia di stile anglosassone, a volte un po' irriverente. Mi piaceva il modo sofisticato di Claudio di girare: sa cosa sia il bello, è un esteta, e la commedia romantica ha bisogno di una certa cura, rara in Italia. Tutto ciò si sposava col mio modo di concepire la commedia; penso al grande Ben Stiller.

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Il viaggio, la musica e la spiritualità

Malati di sesso: Francesco Apolloni in una scena del film

Uno dei temi del film è il viaggio. Volevo sapere da Roberto Capua anche lo sforzo produttivo nel percorrere tante location e valorizzarle.

Roberto Capua: Con la mia umile esperienza, posso comunque affermare che siamo stati molto bravi. Abbiamo girato a Parigi, sulle vette del Monte Bianco, in altri posti, ma siamo riusciti a mantenere un budget contenuto, e siamo orgogliosi anche di questo. Abbiamo girato il film in cinque settimane e mezzo: siamo stati molto veloci nelle riprese, nelle inquadrature e negli spostamenti. Sono state fondamentali l'ottima preparazione iniziale e un'organizzazione perfetta. Ci ha assistito anche un po' di fortuna. Per esempio sul Monte Bianco una settimana prima c'era stata una bellissima nevicata.

Claudio, com'è stato trattare un tema così spinoso senza incappare in quei rischi che il tema stesso comporta?

Claudio Cicconetti: Ma in un paio ci siamo cascati; del resto abbiamo scartato cinquanta minuti. Secondo me la trappola è il titolo: è una buffonata pensare ai "malati di sesso" come a qualcosa di negativo. C'è molto altro dietro. Vedremo cosa pensa la gente del titolo: il nostro è un trabocchetto.

È un film che racconta diverse fragilità e dipendenze.

Claudio Cicconetti: La gestione di questo aspetto per me è stata molto divertente, perché ho chiesto al cast di portare un po' della loro vita nel film, e infatti li ho trovati molto naturali.

Nella storia viene presentata anche una mancanza di spiritualità nella società che i protagonisti vivono; infatti cercano analisti, guru, e così via. Nella società reale si riscontra effettivamente questa carenza di valori?

Francesco Apolloni: Decisamente sì. Immaginate gli adolescenti di oggi intenti a costruirsi un loro immaginario erotico. Vanno su internet, su qualsiasi sito porno, e possono scegliere tra centinaia di categorie, pensando che sia tutto possibile. E probabilmente si formano un'idea della sessualità distorta: molto disinvolta, ma molto meno consapevole. Quindi credo che un po' di spiritualità forse farebbe bene a tutti: agli adolescenti e a noi. Io per esempio sono andato, un anno prima rispetto alle riprese, nell'Ashram a meditare, e sono stato bene. Anche se non ho fatto sesso (ride).

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Qualcosa sulla colonna sonora del film?

Claudio Cicconetti: Mi piace rispondere a questa domanda, perché così posso dire anche più in generale com'è stata impostata la produzione. È indecente quando si dice che in Italia non ci sono i talenti: siamo pieni di talenti, magari poco conosciuti. Nello specifico ritengo di aver pescato un grande talento, un dj che proviene dalla formazione classica ed elettronica e ha lavorato tanti anni a Berlino: Emanuele Vesci. È stato molto bello avere questo tipo di libertà, anche per quanto riguarda il produttore, che ha pagato di tasca sua, senza chiedere niente alle banche o al ministero, perché ha creduto nel progetto e perché vuole fare questo mestiere. Vogliamo tutti fare questo mestiere. Ci ha penalizzato aver rifiutato tanta gente nota, ma chi se ne importa. Siamo qui oggi e presentiamo il nostro film con gente nuova.

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