Madre!: Jennifer Lawrence potenza generatrice nell'opera estrema di Darren Aronofsky

Raramente un regista ha realizzato sequenze di tale potenza visiva scaraventando la sua protagonista in un olocausto di sangue, esplosioni e polvere.

L'ultimo Darren Aronofsky rivendica libertà creativa totale. L'accoglienza controversa riservata al colossal biblico Noah ha rappresentato per il regista una battuta d'arresto da cui è emerso più coraggioso e sfrontato di prima. Di fronte alla pioggia di critiche che gli è piombata addosso, Aronofsky ha deciso di sfidare il pubblico con un film eccessivo, sfrontato, debordante, denso a livello tematico ed esplosivo dal punto di vista formale. Un film che sotto la superficie nasconde una potente metafora attraverso la quale il regista continua a portare avanti un discorso coerente.
Sulla carta Madre! era il film più atteso del concorso veneziano. Aronofsky ha anticipato il progetto con un'abile campagna di marketing basata sulla segretezza più totale e su dichiarazioni shock quali "Dopo aver visto il film non riuscirete più a guardarmi in faccia". Dichiarazioni il cui senso appare più chiaro dopo la visione. Si è parlato di thriller, di horror psicologico. Madre! è tutto questo e molto, molto altro.

Leggi anche: Madre!, Darren Aronofsky: "Dopo aver visto il film le persone non riusciranno più a guardarmi"

Madre!: Jennifer Lawrence in una scena angosciante
Madre!: Jennifer Lawrence in una scena angosciante

Femminilità e fertilità

Madre! - Javier Bardem e Jennifer Lawrence in una foto del film
Madre! - Javier Bardem e Jennifer Lawrence in una foto del film

Fin dal titolo, Madre! rivendica la sua natura femminile. Quando nel 2006 Darren Aronofsky ha realizzato L'albero della vita, altra pellicola divisiva, il film era plasmato sulla ex compagna Rachel Weisz. Ebbene, Madre! non potrebbe esistere senza Jennifer Lawrence. La nuova musa di Aronofsky non solo è presente in ogni singola inquadratura, ma il film trasuda la sua anima. La cinepresa dell'autore si incolla alla sua protagonista senza perderla neppure per un attimo. La narrazione è interamente filtrata dal suo punto di vista. Lo spettatore è obbligato a condividere i suoi dubbi, incertezze, timori; fin dall'incipit viene risucchiato insieme alla donna in un incubo crescente e partecipa del suo sconcerto fronte agli inspiegabili fenomeni che si verificano nella sua casa, l'incredibile dimora in cui Madre! è interamente ambientato.

images/2017/09/05/mother-jennifer-lawrence.jpg

Il personaggio di Jennifer Lawrence non ha un nome, come non lo ha il marito, interpretato da un Javier Bardem ambiguo e luciferino. L'adesione totale di Darren Aronofsky alla sua protagonista viene messa in evidenza anche dal diverso registro recitativo adottato dall'attrice rispetto al resto del cast. Nelle varie fasi in cui Madre! si sviluppa fanno la loro comparsa nella casa Ed Harris, Michelle Pfeiffer, Domhnall Gleeson e altre star, la cui recitazione è connotata da eccessi quasi caricaturali. Nella sua parabola Darren Aronofsky calca la mano contrapponendo la sporcizia e l'imperfezione di queste creature, generatrici di caos, alla purezza di Jennifer. A differenza di come spesso l'abbiamo vista in passato, in Madre! la Lawrence adotta un registro sfumato, fatto di toni soffusi e silenzi, che nella seconda parte si rovescerà in un'esplosione di rabbia incontenibile. Anche la voce dell'attrice cambia, diventando spesso un sussurro. Quando la vediamo alzarsi per la prima volta dal letto, avvolta in una lunga veste bianca, i lunghi capelli biondo cenere raccolti in una treccia, e affacciarsi alla porta d'ingresso, con la telecamera che la inquadra di spalle, si va a creare una composizione quasi botticelliana. Quella che abbiamo di fronte è una Venere confusa e afflitta dalla sua momentanea impossibilità di generare.

Leggi anche: Jennifer Lawrence: i 25 anni della star di Hunger Games fra premi, successi e "scivoloni"

La metafora deflagra

images/2017/09/05/39357-mother__-_director_darren_aronofsky.jpg

In Madre! si vanno distinguendo varie fasi. A una prima parte tutta giocata sul rapporto tra la coppia composta dalla Lawrence e da Bardem, poeta in crisi d'ispirazione, e dall'attaccamento della giovane moglie per la casa, da cui non sembra voler mai uscire concentrando tutte le sue energie nell'abbellimento dell'imponente dimora; ne segue una seconda in cui i due coniugi si confrontano con una dimensione mondana. A infrangere l'idillio solitario è l'ingresso nel nido d'amore di uno sconosciuto. Il primo a intrufolarsi nella casa è un medico interpretato da Ed Harris che incrinerà il rapporto di coppia portando con sé l'irritante moglie (Michelle Pfeiffer) e in seguito gli iracondi figli. In un continuo crescendo, la situazione precipita dando vita a una sequela di colpi di scena intervallati da scene corali di inusitata potenza.

images/2017/09/05/39359-mother____3_.jpg

Per tenere insieme i vari fili narrativi, Darren Aronofsky compie uno sforzo titanico e in alcuni momenti questo impianto ambizioso sembra vacillare per via di eccessi che rasentano il kitsch. Il regista mira in alto e come Icaro, per portare avanti la sua potente metafora, rischia di bruciarsi. A un primo livello Aronofsky lavora sulla suspense. Il comportamento del personaggio di Javier Bardem è caratterizzato da un'ambiguità sempre più profonda. L'andamento narrativo del plot focalizzato sulla coppia ci riporta in mente in più occasioni il cult di Polanski Rosemary's baby - Nastro rosso a New York tanto da far serpeggiare il dubbio di una sorta di remake più confuso. Impressione consolidata dall'arrivo dell'irritante coppia composta da Ed Harris e Michelle Pfeiffer e da elementi horror sparsi qua e là a pieni mani. La casa sembra, infatti, reagire alle stimolazioni dei personaggi che la percorrono in un tripudio di pareti che respirano, buchi insanguinati che si allargano e si restringono inspiegabilmente e cuori pulsanti che vanno giù per lo scarico del bagno.

Leggi anche: Venezia 2017: la nostra guida ai 15 film più attesi della Mostra

Aronofsky novello Icaro. Il coraggio di un autore

Madre!: Jennifer Lawrence e Darren Aronofsky preparano una scena
Madre!: Jennifer Lawrence e Darren Aronofsky preparano una scena

Darren Aronofsky maneggia alla perfezione gli strumenti del mestiere, questo lo sapevamo già, ma questo continuo cambio di rotta e questo affastellarsi di ambiguità spinge il pubblico a chiedersi dove l'autore ci stia portando e cosa ci voglia comunicare. Ma poi la violenza esplode e tutto cambia. Nelle scene corali che deflagrano nella seconda parte del film, e che rappresentano un'incredibile prova di forza autoriale, Aronofsky rischia il tutto per tutto. Il "culto" che sembra generarsi attorno al personaggio di Javier Bardem degenera in un'esplosione di violenza e follia, in una claustrofobica guerriglia impossibile da arginare fino a far vita a una vera e propria apocalisse. Raramente un regista ha realizzato sequenze di tale potenza visiva scaraventando la sua protagonista in un olocausto di sangue, esplosioni e polvere che culmina nella devastazione della casa.

Madre!: Jennifer Lawrence e Javier Bardem in un scena
Madre!: Jennifer Lawrence e Javier Bardem in un scena

L'afflato ecologista che caratterizza l'opera - oltre che l'impegno civile - di Aronofsky si cristallizza in un film che rielabora in modo personalissimo, a tratti eccessivo, temi come la creazione, la caduta dal paradiso e la devastazione del pianeta da parte dell'umanità. Nel visionario finale, dopo che Bardem, racchiude in due semplici battute rivolte alla Lawrence ("I am I, You were home"), il senso del film, Aronofsky decide imprimere una ciclicità al suo racconto. Alla generazione segue una distruzione a cui succede un'altra generazione e così via in un continuum eterno. Gli umani non trovano di meglio da fare che distruggere la Terra, ma l'apocalisse di Darren Aronofsky contiene un messaggio di speranza. Per quanta violenza si scateni, il potere generatore della madre non si esaurisce.

Movieplayer.it

3.5/5