Puntuale come una rondine a primavera, riecco LOL: Chi ride è fuori. Direte voi: nulla di nuovo in palinsesto? Fino a un certo punto. Il format, infatti, è tornato con un'edizione di forte impatto comico. E bisogna dirlo: le ultime tre non hanno avuto lo stesso mordente delle prime due.
Tuttavia, lo show targato Prime Video, è nuovamente una fucina d'umorismo, di buon umore e di risate. Presupposto non scontato. Come dire, tutto cambia mentre nulla cambia: dieci comici, un colorato e imprevedibile loft a disposizione e la ferrea regola che non lascia scampo, per uno scontro faccia a faccia: guai a chi ride. Chi resiste, si porta a casa 100mila euro da devolvere a un ente di beneficenza.
LOL 6, la forza è il cast
Il punto di forza di LOL 6, nello specifico, è il cast. Traversale e ispirato, giudicando dalle prime puntate - e dai primi sketch - c'è una maggior presa comica che sfrutta una fluidità legata non solo alla gag ma, in generale, ad una performance che non diventa più assolo ma gioco di squadra. Sopra e sotto il palco, controllati dagli occhi di Alessandro Siani e Angelo Pintus, ecco Carlo Amleto, Valentina Barbieri, Giovanni Esposito, Barbara Foria, Sergio Friscia, Francesco Mandelli, Paola Minaccioni, Gianluca "Scintilla" Fubelli, Yoko Yamada e gli UfoZero2, composto dai napoletanissimi Luca Sciarrillo e Alessio Colucci.
Un gran ben mix, un melting pot che, nonostante la sfida ardua di non ridere (una sfida anche fisica) è capace di palleggiare, ragionando di gruppo, tra sponde e assist. Secondo gli UfoZero2, che vengono dal mondo social, all'interno di quella "stanza infernale" c'era "complicità, essendosi creata una situazione familiare", spiega la coppia durante la nostra intervista. Gli autori, dal canto loro, hanno scelto di optare per nomi capaci di alternare diversi registri e diverse metriche, creando un ottimo livello di coinvolgimento.
Sì, LOL è il Sanremo dei comici (ansia compresa)
Per i concorrenti, partecipare a LOL è sia un punto d'arrivo che un punto di inizio. Come per un cantante sul palco di Sanremo. Grandi nomi, e nuove proposte. Basti pensare all'esperienza di Foria, Scintilla, Mandelli e Minaccioni, o all'estro di Valentina Barbieri e Yoko Yamada. "Essere chiamato per LOL ti da un segno che esisti come comico", dice Minaccioni, "Se non ti chiamano magari non sei al passo con la comicità del momento. LOL è il Sanremo della comicità, ma senza la stessa durata. Siamo più brevi e incisivi".
Per Mandelli, "quando vai a Sanremo, magari fai qualcosa di bello o magari fai qualcosa che non rimane. La stessa cosa avviene in LOL. Lo spirito con cui ho affrontato lo show? Cercare di non dare sempre troppa importanza alle cose. Se hai un minimo di distacco le cose vanno meglio".
La responsabilità di far riere
Tuttavia, il palco di LOL, come quello dell'Ariston, porta con sé una responsabilità mica da poco. "Sentivo il carico della responsabilità, ero indecisa se fare il provino", spiega Valentina Barbieri. "Viene visto da tante persone, come Sanremo, se ne parla, spesso viene criticato. Non sapevo se fosse il format per me, ma poi mi sono buttata", e prosegue, "È stata tra le mie prime esperienze, avendo represso le emozioni, a telecamere spente, sono scoppiata in lacrime. È stato faticoso reprimere tutto, compresi i sorrisi. È stato un bel momento, liberatorio. Avevo bisogno i tirar fuori tutto".
Dall'altra parte, LOL dimostra di essere ancora un laboratorio, dove poter testare battute e tormentoni ("so Lillo"). "Questo show è un esperimento, stare dentro una stanza con persone che vogliono ridere, ma non possono", continua Paola Minaccioni. "Penso sia un'esperienza che tutti i comici dovrebbero provare. In generale affrontare un pubblico che non ride è una grande esperienza, ti fa sentire vivo, ti accende. È formativo.".
In fondo la comicità, secondo Barbara Foria, dipende dall'esperienza: "la gavetta è fondamentale, con i social è tutto più immediato", confida la comica napoletana. "Il pubblico che non ride è angosciante, ma costruttivo". Ben più radicale il romano Scintilla, che con Foria ha condiviso l'esperienza di Colorado. "Quando mi hanno chiamato per LOL sono andato subito in ansia, perché la comicità sta cambiando e, a volte, è frustrante se penso alla differenza con il mondo social. Noi siamo abituati a un palco vero, con un pubblico. E cercare di far ridere un pubblico che non è un pubblico, senza però farlo ridere, è un'idea... devastante".