Legion

2017 - ....

Legion, parla Rachel Keller: "C’è bisogno di una storia d’amore come quella tra Syd e David"

Abbiamo incontrato l'interprete di Legion per farci raccontare il dietro le quinte e la lavorazione della complessa serie Marvel di ritorno il 4 aprile su Fox.

Comicon 2017: Rachel Keller alla firma degli autografi

Se una serie come Legion ha funzionato ed ha conquistato il pubblico sin dal debutto datato poco più di un anno fa, è stato grazie alla vena creativa del suo autore Noah Hawley, già apprezzato per Fargo, che ha saputo mettere in piedi una costruzione visiva originale e unica, che ha saputo accompagnare e valorizzare una struttura narrativa articolata e complessa, un vero e proprio puzzle fatto di realtà, visioni, sogni e ricordi. Ma sarebbe ingiusto ascrivere solo all'autore i meriti di una serie che funziona, coinvolge, incuriosisce ed appassiona, perché parte di essi vanno condivisi anche con un cast capace di reggere tutto questo.

Dan Stevens è perfetto nel ruolo del protagonista David, ma è doveroso elogiare anche la prova di Rachel Keller in quello della sua atipica compagna Sydney, limitata da un potere che la costringe a non poter avere contatti fisici con il prossimo. Un personaggio affascinante che non vediamo l'ora di reincontrare nei nuovi episodi, dal 4 aprile anche in Italia su Fox, che abbiamo discusso proprio con la giovane attrice. Allegra, sorridente, con i piedi piantati per terra, la Keller, ospite lo scorso anno al Comicon di Napoli, ha risposto alle nostre domande con simpatia e disponibilità, raccontandoci l'esperienza su un set complesso come quello di Legion e la costruzione di un rapporto interpersonale, quello tra la sua Syd e David, unico e originale.

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L'esperienza di Legion

Legion: Rachel Keller nella seconda stagione

Il tuo personaggio è creato appositamente per la serie, ma Legion si ispira a un fumetto Marvel. Quanto i comics sono fonte di ispirazione per voi interpreti? Vi hanno segnalato materiale da leggere e studiare?

Non usiamo il fumetto come riferimento per l'azione e la storia di base, ma per le immagini, i colori, prendiamo i personaggi da quel mondo e li inseriamo in un contesto nuovo. Non citiamo il fumetto riproducendolo fedelmente, ma penso che gli stiamo rendendo onore usando quell'uomo problematico per raccontare un nuovo tipo di storia.

La narrazione di Legion non è lineare, è fatta di pezzi, frammenti, sogni... è stato difficile come interprete capire sempre in che momento dalla storia ti trovavi?

Sicuramente, ma penso che sia il bello di questa serie. Il tempo non è importante. I luoghi non sono importanti. Persino la storia non è importante. Quindi cosa rimane? C'è qualcos'altro che ti cattura, ed è l'esperienza, il percorso, le sensazioni. Tutto questo è eccitante, ma dal punto di vista pratico c'erano momenti in cui pensavo di trovarmi in un ricordo, ma poi mi rendevo conto di essere nel piano astrale o nella memoria di qualcun altro. E questo creava confusione, ma è parte del divertimento. Non dobbiamo capire per essere in grado di comunicare. Il nostro lavoro è di essere presenti ed ascoltare.

Comicon 2017: Rachel Keller fa un selfie con un fann i

Infatti la serie ha una libertà espressiva notevole. Cosa ti ha attratta di questa produzione?

In parte perché avevo già lavorato con Noah in Fargo e mi fidavo di lui. È un leader calmo e sicuro, un uomo intelligente. Sono disposta a prendere parte a qualunque cosa lui faccia, senza troppe domande. Inoltre si tratta di una storia che riguarda giovani mutanti e andando al Comicon mi sono resa conto che si rivolge a gente che si sente diversa, strana. Io stessa mi sento strana a volte. Noah voleva parlare di malattie mentali, di crescere e diventare sé stessi in modo che mi sembrava eccitante. Per questo ho accettato.

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Il tuo personaggio ha delle fobie e la serie si rivolge ad un pubblico che può averne di proprie. Pensi che guardare Legion possa farli sentire meglio e meno soli?

Penso che la paura del contatto umano, di essere toccata o di essere vicina ad altre persone sia qualcosa che provano in tanti. Ho fatto ricerche sull'autismo, sulla afefobia e sull'ansia e secondo me Sydney è coraggiosa, concentrata sulla connessione e il rapporto che ha con David, perché nel momento in cui si vedono, si capiscono al volo. Non cerchiamo la perfezione, ma tutto dipende da come conviviamo con quello che ci rende unici che fa la differenza e ci definisce. Alcuni giorni sono fantastici, altri invece fanno schifo, ma bisogna essere forti e credere in sé stessi in questi momenti.

Legion:  Dan Stevens nella seconda stagione

In un mondo fatto di buoni e cattivi, qual è secondo te la funzione del tuo personaggio rispetto al protagonista?

Prima di tutto quali sono i buoni e quali i cattivi? Anche David è ambiguo in tal senso. È tutto molto complicato e lei diventa un pilastro per lui. Anche quando è lui stesso a dubitare di sé, lei è pronta a sacrificarsi per lui e lo fa alla fine. C'è un legame fortissimo tra loro e visto che si sono scambiati i corpi già nel primo episodio, lei riesce ad essere nella sua mente e viceversa. Lei può sentire cose che lui non ha mai condiviso con nessuno e lui lo sente. Possiamo dire che sia la sua migliore amica, una compagna totale.

Infatti il vostro è un legame fortissimo, ma non convenzionale. Come avete lavorato tu e Dan Stevens per costruirlo?

Costruendo un'amicizia. Io e Dan ci siamo piaciuti come persone, così abbiamo iniziato a passare del tempo insieme, magari pranzando insieme la domenica, parlando, condividendo. Una cosa che per esempio ha notato di me è che, senza che me ne accorgessi, a metà delle riprese ho iniziato a non toccare nessuno sul set tra una scena e l'altra. Viene dal tipo di connessione mentale che abbiamo instaurato e quella che raccontiamo è una storia d'amore fantastica, una relazione tra menti, fatta di fiducia ed amicizia, amore e conoscenza. Ne abbiamo viste troppe tradizionali, è bello averne una così inusuale in cui i due amanti non possono toccarsi.

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Oltre Legion

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Com'è il tuo rapporto con i fumetti?

Conosci Calvin & Hobbes? La mia conoscenza dei fumetti si riduce più o meno a questo. Leggo tantissimi romanzi, ma non avevo mai letto gli X-Men e il mio approccio a Legion è stato senza conoscere niente prima. In qualche modo è stato un bene non avere preconcetti su come dovesse essere la storia o i personaggi, ma mi piace incontrare persone che sono più esperte di me.

Legion è un prodotto originale che si colloca nel genere cinecomic. Come percepisci questo periodo così ricco di prodotti di questo genere? Percepisci una certa saturazione?

Sono emozionanti, come delle storie d'avventura ma al cuore delle quali c'è qualcosa di più profondo. X-Men per esempio parla di giovani ai quali viene fatto credere di essere sbagliati per le loro diversità, ma in realtà è quello che li rende unici. È per questo che storie del genere sono così popolari, fa sentire più forti i ragazzi che le leggono. Quello che viene detto loro essere sbagliato, non lo è in realtà, è solo ciò che li definisce.

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Tornando a Fargo, il tuo personaggio trovava una strada per ribellarsi alla sua famiglia. Com'è il tuo rapporto con la ribellione e come ti sembra sia vissuto negli USA oggi?

Non è compito mio giudicare le azioni del mio personaggio, ma dal mio punto di vista la sua non è una vera ribellione, più il tentativo di fuggire dalla vita e la mentalità di provincia in cui si sentiva intrappolata. Se questo tentativo di espandere sé stessi va in contrasto con le idee e le imposizioni della famiglia, allora penso che sia qualcosa che i giovani di oggi sperimentano regolarmente. Lasciamo che i giovani, e soprattutto le ragazze, siano più complesse, più incasinate e libere di quanto siano state in passato.

Cosa pensa del nuovo modo di raccontare e di fruire delle storie, con i nuovi canali streaming?

Siamo nell'era d'oro della televisione, il panorama è vastissimo e non si riesce a stargli dietro. Ma se parliamo della pubblicazione di una serie per intero, noi alla FX celebriamo la pubblicazione settimanale, in particolare con Legion, perché è così piena di dettagli da assimilare. Se pubblico gli episodi 1, 2 e 3 insieme, finisci per perdere qualcosa. Vogliamo che lo spettatore abbiamo il tempo di guardarla, ragionarci, assimilarla e parlarne prima di guardare il successivo. Quelle otto settimane sono state dure per me, ma posso apprezzare il valore della lenta pubblicazione episodica settimanale. La preferisco. Fare binge-watching è come guardare un lungo film, ma per esempio ho guardato Fargo un episodio a settimana e mi ha permesso di pormi domande ed arrivare alla visione del successivo con uno stato mentale diverso, con una consapevolezza diversa. Vivo con mia nonna e lo guardavo con lei e poi con degli amici, e quando guardi qualcosa insieme a qualcuno riesci a vedere qualcosa di diverso, di notare cose che non avevi notato prima, soprattutto in una serie così ricca e piena di livelli.

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Ha paura del futuro o l'era tecnologica che stiamo vivendo ti tranquillizza? È perché in un'epoca così tecnologica le storie di uomini in qualche modo magici sono così popolari?

Non frequento i social media perché mi deprimono invece di aiutarmi, mi mettono dubbi su quello che faccio. Cerco di usare la tecnologia in modo che mi sia utile, per informarmi, studiare, leggere, guardare cose e per esplorare. La tecnologia si sta muovendo molto rapidamente e sembra che non facciamo altro che inseguirla. Se riusciremo ad usarla nel modo giusto, penso che sarà ok, altrimenti ci sarà qualcuno che si ribellerà ad essa. Ed io sarò al loro fianco.

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