Con una magica e perfetta sincronia, Le città di pianura è arrivato in homevideo subito dopo il trionfo ai David di Donatello, dove ha conquistato otto premi facendo l'en plein di quelli più importanti (compreso miglior film e miglior regia). Mai uscita fu dunque più azzeccata per sfruttare il successo mediatico del film e soprattutto permettere di farlo conoscere a chi non lo ha visto al cinema, dove peraltro è tornato dopo la straordinaria serata romana di Cinecittà.
Per fortuna, grazie a Eagle Pictures, il film di Francesco Sossai è arrivato anche in blu-ray, con un'alta definizione che, come vedremo, permette di gustare un cinema vecchio stile, quello della pellicola. Un giusto riconoscimento a un on the road intriso di country e ironia, che trasuda territorio vissuto da ogni fotogramma e vede due spiantati cinquantenni (Sergio Romano e Pierpaolo Capovilla) alla ricerca del perenne ultimo bicchiere, incontrare una notte uno studente di architettura (Filippo Scotti): per il giovane, che si fa trascinare nel loro mondo affascinante e avvinazzato, sarà l'inizio di un viaggio iniziatico.
La cara vecchia pellicola del cinema di una volta
Se Le città di pianura ha grandi meriti narrativi nel raccontare il territorio e allo tempo una storia universale, e nel descrivere attraverso i bar e le strade della pianura veneta un'umanità vera e quantomai preziosa tra amicizia, ricordi e disillusioni, il film di Sossai ha molto da dire anche sul piano dello stile. Il film infatti è stato girato interamente in pellicola 16mm e 35mm, donando alle immagini quella grana verace e quei colori che sono impossibili da catturare con il digitale. E che in fondo rimandano al cinema di una volta. Ora la parola passa appunto al blu-ray per appurare se il prodotto è riuscito a catturare tutto questo.
Il video: una grana ruspante, un bel dettaglio e colori veri
Ebbene la risposta è sì, anzi il blu-ray diventa fondamentale per catturare fino in fondo la ruvidezza e l'autenticità delle vicende narrate del trentasettenne regista bellunese.Il magico dischetto risponde infatti presente inondando le immagini, soprattutto quelle notturne, di una grana ruspante ma pienamente naturale, che dona ancora più vigore alle scene e asseconda quasi la sensazione di assaporare le bevute con i protagonisti e vedere il paesaggio attraverso i loro occhi stanchi e confusi dall'alcool.
In tutto questo, compatibilmente con la scarsa luminosità di alcune scene e la grana presente, il dettaglio resta sempre eccellente, soprattutto sui primi piani dei volti scavati e vissuti dei protagonisti, ma anche nella descrizione dei locali e nelle panoramiche delle pianure venete. Anche i colori riflettono perfettamente questo mondo trasmettendo un senso di realtà: dalle insegne dei bar alle luci della notte fino al grigio azzurro delle strade, il croma è fedele all'ottima fotografia.
Audio ricco di sfumature tra musica, locali e viaggi in auto
Il film non è certo di azione ma ha sicuramente una sua atmosfera sonora molto particolare: l'audio proposto in DTS HD 5.1 non è quindi di quelli che deve chiedere chissà quali acrobazie spettacolari al multicanale, però è attento a descrivere appunto i luoghi e la vicenda fatta soprattutto di personaggi, dialoghi, sguardi e silenzi.
E così, tra una chitarra scordata, la musica e gli avventori nei locali, le chiacchiere e il percorso dell'auto nella notte, fino a una colonna sonora graffiante, grazie a un discreto appoggio del sub e all'apporto puntuale dei diffusori, lo spettatore viene dunque trasportato in questo mondo sonoro dai rumori non secchi, ma ricco delle tante sfumature della provincia.
Gli extra: 20 minuti tra magia dei luoghi e interviste al cast
Negli extra troviamo una ventina di di minuti di materiale. Si comincia con I luoghi di... (4') dedicato ovviamente alle location e ai posti protagonisti del film, dal Memoriale Brion alle calli di Venezia, dagli interni dei locali alle strade venete. A seguire troviamo le interviste ai tre protagonisti Filippo Scotti (5'), Sergio Romano (5') e Pierpaolo Capovilla (7'), che hanno il merito di essere interessanti, mai banali, e di far davvero capire lo spirito dei personaggi e il lavoro degli attori per interpretarli.