Accoppiata che vince non si cambia. Dopo Il giorno sbagliato, smaccato guilty pleasure del 2020 (se vi capita, rivedetelo: gustosissimo), Derrick Borte torna a collaborare con Russell Crowe dirigendolo secondo un piglio farsesco che, alla fine dei conti, e senza appesantire il materiale, diventa il colpo vincente dell'intero film.
O almeno, è il motivo principale per vedere - senza troppe aspettative - La vendetta perfetta - Bear Country. Interessante, innanzitutto, la genesi: scritto dallo stesso Borte, insieme a Daniel Forte, il titolo è la traslitterazione cinematografica di Strip, romanzo del 2010 firmato da Thomas Perry, proficuo autore scomparso nel 2025 che, lungo la sua fitta carriera, ha dato voce a personaggi tipici di un'America irregolare e sbilenca.
Tanti personaggi ruotano attorno a Russell Crowe
In La vendetta perfetta l'America di cui sopra è rappresentata da Manco Kapac (Crowe), criminale dal cuore buono che si è trasferito dall'Albania a Los Angeles gestendo, in pieno cliché da american dream, un locale notturno. Del resto, viene detto, tra il serio e il faceto: "capovolgi il mondo e tutti i pezzi finiscono in California". Kapac ha tanti soldi, una bella casa e una fidanzata stupenda (Teresa Palmer). Il locale, tuttavia, serve per ripulire ingenti somme di denaro che arrivano da un cartello criminale messicano. Una vita di forti piaceri e di forti stress per Manco che, dopo un'overdose di Viagra, finisce al tappeto.
Deciso a cambiare vita, Manco prende in considerazione l'idea di vendere il suo locale a un misterioso acquirente, Joe (Luke Evans). L'idea di ritirarsi si complica ulteriormente quando l'uomo viene rapinato di 75mila dollari. Dietro il furto c'è Jeff (Aaron Paul), professore universitario "costretto" al crimine da suo padre, il poliziotto locale Slosser (Josh McConville). E non finisce qui, perché Jeff si lega in affari con l'impiegata Carrie (Nina Dobrev), intenta a entrare nel giro.
Un film dalle tante tonalità
In verità, il plot di La vendetta perfetta - Bear Country è più difficile a dirsi che a farsi, tanto che lo spunto, calcato letteralmente dal regista, sembra rifarsi a un certo stile mid-90s, tipico di un filone brillante e spregiudicato che riprendeva le opere di Elmore Leonard. Certo, per quanto notevole, la scrittura di Perry è inavvicinabile a certi modelli, e allora l'onesto Derrick Borte prosegue fin dove può, provando - a volte ci riesce, a volte no - a mescolare le varie tonalità, azzerando la tensione in funzione di una messinscena divertente e divertita, che s'appoggia (con intelligenza) alla presenza ultra-scenica di un Russell Crowe che accetta il gioco, assecondando il personaggio fino alla fine.
Un buon cast
La vendetta, in questo senso, rimarcata dal titolo italiano, c'entra fino a un certo punto: in un mix di incastri, personaggi (forse troppi) e situazioni in accavallamento costante, di pallottole e sangue ce n'è, ma con relativa traccia, e invece s'abbonda sull'umanità di un manipolo di disgraziati alle prese con un intrigo dai mille risvolti.
Allora La vendetta perfetta - Bear Country non ci tiene minimamente a prendersi sul serio, ma intanto prova a mantenere intatta una certa credibilità di fondo che, alla lunga, s'infrange contro una sequela di elementi eccentrici - e diverse buone battute ben assestate - che potrebbero fare la differenza. Ah, dimenticavamo: se Russell Crowe monopolizza la scena, e dimostra di saperci fare con personaggi colorati ed eccessivi (vedi alla voce: L'esorcista del papa), sarà la coppia Aaron Paul e Nina Dobrev quella capace di fare la differenza. Una coppia che, a guardar bene, avrebbe meritato un film a sé.
Conclusioni
Niente pretese per La vendetta perfetta con un gigionesco Crowe che monopolizza la scena nonostante l'ottimo cast di contorno. L'attore dimostra ancora di saperci fare con ruoli fuori sincrono, affrontando con divertimento una specie di thriller comedy dai tanti (forse) troppi umori. Funziona se preso alla leggera.
Perché ci piace
- Russell Crowe funziona.
- Il cast di contorno.
- Una storia molto colorata.
Cosa non va
- A tratti il tono si disperde.