Lisa Konrad è una romanziera di successo che da dieci anni non mette piede fuori dalla sua casa, una splendida e isolata villetta fuori città. La sua vita è rimasta bloccata alla tragica notte nella quale ha ritrovato la sorella minore Anna in un lago di sangue, brutalmente assassinata all'interno del proprio appartamento. Accorsa al capezzale della morente, Lisa è inoltre convinta di aver scorto il viso dell'assassino in fuga, che nonostante le indagini della polizia non è mai stato rintracciato.
La protagonista de La trappola ha così finito per ritirarsi completamente dalla società, vittima di violenti attacchi di panico che le impediscono un'esistenza normale. Soltanto la scrittura le ha permesso di mantenere un flebile contatto con la realtà, ma ora tutto è destinato a complicarsi ulteriormente dopo che durante una diretta televisiva Lisa crede di aver riconosciuto il presunto killer, scoprendone in breve tempo le generalità: è il giornalista investigativo Robert Lenzen. Decide così di attirare l'uomo con l'inganno, proponendogli un'intervista esclusiva sul suo prossimo libro, per scoprire quella verità così a lungo attesa.
La trappola, anche per gli spettatori
Fin dal primo episodio La trappola oscilla tra verità e finzione e d'altronde si sa che le storie dove protagonisti sono coloro che le storie le creano sono quasi obbligatoriamente cariche di ambiguità, lasciando sempre il dubbio a quale realtà il pubblico stia effettivamente assistendo, se quella concreta oppure sul semplice frutto dell'immaginazione. E nonostante alcuni passaggi parzialmente forzati, soprattutto nei due tasselli conclusivi, questa serie tedesca funziona, riuscendo a mantenere alti interesse e curiosità da parte di uno spettatore che vuole infine arrivare a svelare quel gioco di specchi e false piste, alcune meno false di altre.
Trasformare il proprio, drammatico, trauma in un elaborato piano di vendetta, facendo delle parole il mezzo ideale per attirare alla sua dimora il presunto colpevole. Alla base vi è l'omonimo romanzo di Melanie Raabe, edito in Italia da Corbaccio, per un adattamento realizzato dal team già dietro la fortunata mistery-thriller La mia prediletta, operazione con cui si denotano dei punti in comune: anche in quest'occasione è infatti la componente psicologica a dettar legge nelle sei puntate che caratterizzano quest'unica stagione autoconclusiva.
I due volti della verità
Al centro del racconto vi è l'acceso confronto tra i due protagonisti / antagonisti interpretati con efficacia da Friederike Becht e Hans Löw, chiamati a sostenere un duello dialettico e mentale che serve a smontare le certezze di chi guarda per rimetterle continuamente in discussione, con il passato che riemerge in diverse occasioni sotto una luce inedita. Va detto come alcuni passaggi, almeno in questa trasposizione seriale, risentano di qualche forzatura più o meno evidente per incastrare i vari pezzi del puzzle, ma in ogni caso La trappola mantiene una tensione costante senza tempi morti di sorta e, soprattutto, senza dilungarsi in eccessi melodrammatici potenzialmente tediosi.
L'idea di una donna che cerca di ricostruire un delitto attraverso i frammenti della sua stessa memoria, della quale lei stessa comprende però di non potersi fidare ciecamente, offre spunti accattivanti e la gestione delle figure secondarie è utilizzata con efficacia per esaltare dubbi o porre nuove domande, in attesa dell'effettiva rivelazione finale.
Un percorso necessario
Lisa comincia a praticare corsi di autodifesa, decide di installare complessi sistemi di videosorveglianza e sceglie una vicenda dal sapore crime quale base per il suo romanzo attualmente in stesura. Tutti elementi che spezzano una routine che sappiamo noiosa, derivanti da quella trasmissione galeotta in cui ha visto un viso che l'ha tormentata per anni nei suoi incubi. Ha così luogo un'indagine personale dall'approccio metanarrativo, colma tanto di speranze chiarificatrici quanto di nuove, pericolose, incognite.
Come già detto la prima parte funziona meglio della seconda, ovvero quando è il mistero a essere elemento predominante e non la risoluzione dello stesso. Personaggi che mutano, si trasformano e lasciano spazio ad ambiguità reciproche aprono a deviazioni molteplici, spingendo lo spettatore stesso a fare ipotesi e a dare una sua personalissima versione, prima che La trappola faccia meglio ciò che già suggerisce il suo titolo.
Conclusioni
Più che una semplice caccia all'assassino tipica dei thriller, La trappola mette in scena la necessità di dare una forma al trauma, anche attraverso sguardi metanarrativi che instillino continuamente il dubbio nello spettatore. Puntata dopo puntata, la protagonista smarrisce certezze su certezze, fino al punto in cui un passato già soffocante rischia di trasformarsi in una nuova, claustrofobica, prigione, senza apparenti vie d'uscita. Quando il mistero e l'ambiguità prevalgono la storia funziona e avvince, salvo cadere in qualche ingenuità nel momento in cui i nodi devono infine venire al pettine, con un epilogo probabilmente più scontato di quanto le premesse lasciassero intuire. Ciò nonostante nel suo complesso la serie ha tutte le carte in regola per soddisfare il proprio pubblico di riferimento.
Perché ci piace
- Il gioco metanarrativo tra verità e finzione.
- Friederike Becht e Hans Löw danno vita a un confronto serrato e carico di ambiguità.
- False piste e sottotrame costruite con intelligenza...
Cosa non va
- ...anche se il finale è più prevedibile del previsto.