La casa nella prateria, recensione: il (buon) reboot che riscrive l'epopea degli Ingalls

La casa nella prateria, serie cult degli anni Settanta, torna con un reboot su Netflix. Un mix tra buoni sentimenti e anima puramente western.

Il cast de La casa nella prateria

Siamo nell'epoca dei reboot, è inutile negarlo. Eppure, tra i tanti pilastri che hanno fatto la storia della televisione, ce n'è uno che fino a oggi è rimasto saldo nei nostri cuori e nei nostri ricordi: parliamo de La casa nella prateria che debutta su Netflix con una nuova incarnazione, più moderna e adatta al pubblico delle piattaforme dello streaming.

Nata a metà degli anni Settanta, la serie originale fu uno dei successi più clamorosi della televisione statunitense, con ben 204 episodi e 4 lungometraggi dedicati alla vita della famiglia Ingalls, stabilitasi tra mille difficoltà nelle libere (si fa per dire) terre dell'Ovest.

Casa Prateria Scena
La famiglia Ingalls nel reboot

Più che un western puro, l'opera della NBC (trasmessa in Italia prima sulla Rai e poi sui canali Fininvest) era un'epopea familiare che metteva al centro i sentimenti e il dramma, intercettando quel vastissimo pubblico che l'ha resa un cult eterno. Cosa dobbiamo aspettarci, quindi, da questa nuova rivisitazione? Rimarrà fedele allo spirito e alle atmosfere dell'originale o cambierà pelle per rivolgersi a spettatori diversi?

Nuove terre, vecchi conflitti

La Casa Nella Prateria Netflix
Il viaggio attraverso la prateria

Le premesse sono molto simili a quelle della serie storica: gli Ingalls si stanno trasferendo nelle promettenti terre dell'Ovest per iniziare una nuova vita. Il loro piano è semplice: costruire una casa accogliente e coltivare la terra all'interno di una piccola comunità. Quello che Charles e Caroline Ingalls non sanno, però, è che i territori sponsorizzati dal governo come "liberi" sono, in realtà, territorio indiano. Quando la coppia, insieme alle due figlie Laura e Mary, si mette finalmente all'opera per edificare la propria casa, le difficoltà vengono a galla tutte insieme: tra lavoro sfiancante, malattie e l'occupazione di un suolo che, in fondo, non appartiene loro.

Un Ovest più cupo tra realismo e buoni sentimenti

Intercettare i desideri e i cambiamenti del pubblico non è mai facile e, al di là dell'effetto nostalgia, rinnovare una serie così longeva ha comportato scelte difficili. Rispetto all'opera degli anni Settanta, questa nuova versione de La casa nella prateria spinge decisamente di più sul pedale del genere western, sia nell'estetica che nel racconto. L'epopea degli Ingalls, sospesa tra praterie sconfinate e una terra ostile, viene narrata con una maggiore accuratezza storica, seppur con qualche ovvia licenza poetica.

La Casa Nella Prateria Netflix Immagine
Una scena della serie

I toni si fanno più cupi e sofferti, anche se l'immancabile dose di buoni sentimenti che permeava l'opera originale rimane intatta (risultando, a volte, un po' forzata). Tematiche cruciali come il colonialismo, l'occupazione e il razzismo vengono affrontate con toni edulcorati per non turbare troppo il pubblico di riferimento, ma restano comunque centrali lungo tutti gli 8 episodi, offrendo una buona base di riflessione allo spettatore più attento.

La casa nella prateria: un reboot sensato

Ad alternarsi dietro la macchina da presa troviamo cinque registe che hanno saputo restituire alla perfezione la maestosità e la pericolosità della prateria americana. La regia valorizza un cast che per buona parte della serie si mantiene di ottimo livello, specialmente per quanto riguarda i personaggi principali. Questi ultimi sono supportati da una scrittura attenta, capace di far emergere paure, desideri e i contrasti interiori che fanno da motore alle varie storyline secondarie.

La Casa Nella Prateria Scena
L'accampamento degli Ingalls

Possiamo quindi affermare che La casa nella prateria sia un reboot piuttosto riuscito; certo, si discosta non poco dalla serie del '75, ma allo stesso tempo ne mantiene in qualche modo lo spirito per parlare di comunità e inclusione, in un equilibrio forse a volte problematico ma perfetto per una visione leggera, fluida e godibile.

Conclusioni

Il reboot di La casa nella prateria è un’operazione piuttosto riuscita che modernizza il cult degli anni Settanta grazie a toni più cupi, una forte impronta western e una maggiore accuratezza storica. L’ottimo livello delle interpretazioni e la regia concorrono a creare le giuste atmosfere. Buona la scelta la scelta di sollevare tematiche complesse come il colonialismo e l'inclusione sociale pur mantenendo quell'immancabile dose di buoni sentimenti ideale per una visione fluida e leggera.

Movieplayer.it
3.5/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • La regia e le scelte visive.
  • Il cast che propone interpretazioni intense e centrate.
  • Le tematiche affrontate...

Cosa non va

  • ...che a volte cedono un po' troppo ai buoni sentimenti.
  • L'equilibrio tra leggerezza e dramma a volte inopportuno.
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