Aspettavamo con grande curiosità la proiezione di Klara e il Sole alla Festa del Cinema di Roma, per vari motivi: prima di tutto il suo essere adattamento di un romanzo di Kazuo Ishiguro che avevamo apprezzato, il secondo luogo la firma di Taika Waititi alla regia, infine, ma non per ultimo, per la protagonista Jenna Ortega, che assicurava una presenza forte all'evento romano.
Alla vigilia, però, le prime reazioni e recensioni dalle proiezioni londinesi ci avevano messi in allarme: i primi critici che avevano visionato il film non ne parlavano in modo entusiastico e di colpo non sapevamo più cosa aspettarci. Il film era il disastro che raccontavano o semplicemente non aveva incontrato il gusto di quei primi critici che l'avevano recensito? Come al solito, abbiamo aspettato di giudicare in prima persona e abbiamo trovato Klara e il Sole in linea con le nostre aspettative, godibile e allineato alla cifra stilistica dell'autore, con una protagonista capace di dare emotività e fisicità alla protagonista, al netto di qualche sequenza effettivamente meno riuscita. Non un disastro, sicuramente!
La fantascienza intima della storia, da Kazuo Ishiguro a Taika Waititi
Siamo in un futuro prossimo altamente tecnologico ma emotivamente frammentato e incontriamo Klara, un'Amica Artificiale (AA) a energia solare dotata di una straordinaria capacità di osservazione. Il suo rapporto con il Sole, però, non è solo frutto del bisogno di ricaricarsi, ma di una fede incrollabile che ha un non so che di religioso, così come si rivela diversa dalle sue colleghe per come si approccia al mondo che può scrutare dalla vetrina del negozio. Klara è curiosa, affamata di conoscere, e osserva il mondo dalla sua postazione privilegiata fin quando non viene scelta da Josie come sua Amica Artificiale: la ragazza la individua e sceglie senza esitazioni, andando contro le perplessità della madre Chrissie che avrebbe preferito un modello più evoluto.
Una volta nella loro casa isolata, Klara inizia a integrarsi nelle dinamiche familiare e si lega in modo profondo con Josie, ma le è presto chiaro che la ragazza non sta bene, che soffre di una misteriosa e grave malattia. Per questo si affida alla sua incrollabile e solida fede nel Sole per trovare una cura e una salvezza per Josie, mentre capisce poco per volta le vere motivazioni del suo inserimento nel nucleo familiare.
Jenna Ortega e Amy Adams: il cuore pulsante di Klara e il Sole
Figura principale della storia di Klara e il Sole, e non potrebbe essere diversamente, è la Klara di Jenna Ortega, che vive con lo stupore e l'innocenza di un bambino, imparando a conoscere il mondo attraverso gli occhi e le esigenze della sua amica Josie. L'attrice è abile a comunicare questa purezza del personaggio, abbinata a una certa goffaggine e particolare mimica, incanalando nella sua prova tanto la componente emotiva che quella fisica dell'androide. Una interpretazione che si va a incastrare alla perfezione con quelle delle altre due attrici che dividono la scena con lei: Mia Tharia che porta su schermo l'intenso tormento di Josie e Amy Adams che porta su schermo la madre della ragazza.
Se le (poche) figure che li circondano risultano poco approfondite, poco incisive, e in un paio di occasioni decisamente sopra le righe, le tre attrici riescono a portare su schermo i differenti rapporti che intercorrono tra loro, dando forma alle sfumature psicologiche e narrative che ne derivano. Sarebbe ingiusto non menzionare, però, Steve Buscemi e Natasha Lyonne, che riescono a incidere pur in ruoli piccolissimi e tempo limitato a disposizione.
Un mondo diviso: intelligenza artificiale, solitudine e l'illusione dell'insostituibilità
Oltre alle già segnalate sequenze in cui l'equilibrio del tono viene meno, come per esempio nella scena della festa di Josie, un'altra mancanza di Klara e il Sole si può riscontrare in alcune delle tematiche non approfondite a dovere, come la componente ecologica e ambientalista, presente ma non sviluppata. Ma si tratta di un tema che è marginale nell'economia narrativa dell'opera di Waititi, perché il vero focus è sull'umanità dietro i personaggi, anche in quelli artificiali come è Klara.
Spesso ci siamo trovati ad accogliere con perplessità il modo in cui il tema dell'intelligenza artificiale viene trattato in film e serie, perché l'evoluzione di questa tecnologia è tale e talmente veloce da impedire di essere al passo in lavori che richiedono una lavorazione lunga come un film, ma Taika Waititi evita questa trappola spostando il focus: piuttosto che parlare dell'artificiale, si concentra sull'umano, sulla solitudine, su quella illusione di unicità e insostituibilità che è propria della nostra specie e che Klara impara a conoscere e gestire.
La semplicità e l'incanto di una fiaba
Quel che forse spiazza di Klara e il Sole è la sua semplicità, almeno apparente. La stessa che aveva anche il romanzo di Kazuo Ishiguro, al netto di alcuni cambiamenti apportati da Waititi, come di una fiaba che accompagna con calore quella purezza della protagonista. Una leggerezza e delicatezza, colorata da un'ironia che a volte perde il baricentro necessario, che rendono la visione di Klara e il Sole godibile e accogliente, ammesso che non siate tra i detrattori dell'autore che di sicuro non cambieranno idea con questo nuovo lavoro.
Waititi non cerca di darci lezioni, non pontifica sui mali del mondo seppur ne mostri alcuni, ma ci racconta una storia semplice e immediata lasciando che sia essa a lasciare con disinvoltura qualche seme di riflessione. Che germogli o meno, poco importa, resta un racconto intimo di delicata umanità.
Conclusioni
Se le stroncature d'oltremanica facevano temere il peggio, la visione alla Festa del Cinema di Roma ci consegna un film imperfetto ma dal cuore grande. Pur con qualche scivolone di tono in alcune sequenze corali e un world-building che lascia inesplorati temi potenzialmente affascinanti (come la crisi ecologica), il Klara e il Sole di Taika Waititi trova la sua quadra trasformando la fantascienza distopica di Kazuo Ishiguro in una fiaba agrodolce sulla solitudine. Il merito è in gran parte di una Jenna Ortega magnetica, capace di caricare la sua Amica Artificiale di una fisicità robotica e di un'anima purissima. Non un capolavoro esente da difetti, ma un'opera delicata e intimista che sceglie di non spiegare l'intelligenza artificiale, ma di usarla come specchio per riflettere la nostra fragilissima umanità.
Perché ci piace
- Jenna Ortega compie un lavoro eccellente sulla fisicità e sulla mimica, capace di restituire tutta l'innocenza e lo stupore di Klara senza cadere nei cliché robotici.
- Evita le trappole della sci-fi sull'IA ribelle per concentrarsi, con tocco da fiaba, sulla componente umana e sulla solitudine.
- Il triangolo emotivo formato da Ortega, Mia Tharia e una sempre solida Amy Adams regge il peso drammatico dell'intera pellicola.
Cosa non va
- Alcune sequenze (come la festa) e un paio di personaggi secondari risultano troppo caricaturali, spezzando l'atmosfera intima del film.
- Lo sfondo distopico e tematiche come la crisi ecologica rimangono solo abbozzate e mai veramente esplorate.