Joachim Trier, dalla trilogia di Oslo a Sentimental Value: l’intimità del cinema

In corsa agli Oscar con Sentimental Value, il norvegese Joachim Trier si è imposto fra i nuovi maestri del cinema europeo grazie alla capacità di scavare fra sentimenti e inquietudini dei propri personaggi.

Un'immagine di Sentimental Value

In una delle scene iniziali di Sentimental Value, il nuovo lavoro di Joachim Trier, poco dopo un incipit che più bergmaniano non si potrebbe, la protagonista Nora Borg, interpretata da Renate Reinsve, si sta preparando al debutto di un nuovo spettacolo; ma al momento di entrare in scena, la giovane attrice tenta di fuggire dal teatro, mentre gli altri membri della compagnia la bloccano per convincerla a tornare indietro e salire sul palco.

La crisi di Nora, tanto repentina quanto impossibile da decifrare attraverso parametri razionali, può rievocare l'afasia di Elisabet Vogler, l'attrice teatrale a cui prestava il volto una superba Liv Ullmann, che per ragioni misteriose restava improvvisamente muta sul palcoscenico nell'apertura del film Persona.

Sentimental Value: il dramma bergmaniano di Joachim Trier

Sentimental Value
Sentimental Value: un profilo di Renate Reinsve

Ancora Ingmar Bergman, dunque, seppure con i dovuti distinguo: se in Persona il mutismo di Elisabet era il preludio a una discesa nel suo abisso interiore, con una gravità accentuata dagli orrori del mondo esterno (le riprese dei monaci vietnamiti che si danno fuoco, trasmesse in televisione), in Sentimental Value quello che potrebbe sembrare un ordinario attacco di panico si risolve felicemente, dopo qualche minuto, con una trionfale performance di Nora.

Eppure, in entrambi i casi la paura del palcoscenico è sintomatica di un malessere più profondo: se la professione dell'attore è imperniata sull'empatia, sulla capacità di mettersi in scena entrando in relazione con un personaggio (e magari, riconoscendovi una parte di se stessi), il panico di Nora ci conduce direttamente al suo rapporto 'congelato' con il padre Gustav, di professione regista.

Trier Cannes
Joachim Trier e il cast di Sentimental Value con il Gran Premio della Giuria a Cannes

Senza mai scivolare in una sterile imitazione, ma anche senza trasformarsi in un omaggio quasi filologico (sul modello di Interiors di Woody Allen, per intendersi), Sentimental Value è un'opera in cui Joachim Trier si cimenta con temi, atmosfere e immagini mutuati dal cinema di Ingmar Bergman, ma rielaborati secondo la sensibilità e l'approccio tipici dell'autore norvegese.

Un autore che, dopo vent'anni esatti di attività, proprio grazie alla sua pellicola 'bergmaniana' si trova ora sulla cresta dell'onda: dal Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes 2025 alla vittoria di sei European Film Award, fino ad approdare alla consacrazione hollywoodiana con nove nomination agli Oscar, tra cui miglior film, miglior regia, miglior film internazionale e le candidature per l'intero quartetto di interpreti.

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I dolorosi segreti di famiglia e l'arte come lettura della realtà

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Segreti di famiglia: un'immagine di Isabelle Huppert e Jesse Eisenberg

Da un lato, Sentimental Value si propone come un'esplorazione dei legami familiari e delle loro contraddizioni, in particolare nell'ottica di un complesso dialogo inter-generazionale: una dimensione che Joachim Trier ed Eskil Vogt, suo co-sceneggiatore di fiducia dai tempi dell'esordio con Reprise, avevano già affrontato nel 2015 in un film intitolato appunto Segreti di famiglia (ben più fascinoso il titolo originale, Louder Than Bombs), fra i capitoli più densi della loro filmografia, senz'altro il più sottovalutato.

Lì era Jonah Reed, impersonato da Jesse Eisenberg, a confrontarsi con il lutto mai davvero elaborato per la madre Isabelle (Isabelle Huppert) e con i dubbi sul suo presunto suicidio, accompagnando in questa elaborazione anche il fratello minore Conrad (Devin Druid), adolescente rabbioso e dagli impulsi autodistruttivi.

Stellan Skarsgard Half Sentimental Value
Sentimental Value: un primo piano di Stellan Skarsgård

L'ombra di un suicidio materno accomuna Segreti di famiglia a Sentimental Value, in cui questo tragico evento costituisce la climax del film che vorrebbe realizzare il Gustav Borg di Stellan Skarsgård, ispirandosi alla vicenda biografica di sua madre Karin, eroina della resistenza antinazista, e affidandone il ruolo alla star americana Rachel Kemp, ovvero Elle Fanning (perfetta scelta di casting), dopo il rifiuto da parte di sua figlia Nora.

E qui giungiamo all'altro aspetto-cardine di Sentimental Value: l'arte - la scrittura, il teatro, il cinema, la fotografia - come veicoli di comprensione della realtà, e quindi di un'ideale, agognata pacificazione con il passato. Un passato con cui la Nora di Renate Reinsve, non a caso, è ancora refrattaria a fare i conti, come testimonia la sua fuga precipitosa alla prima apparizione del padre.

La trilogia di Oslo: affresco di una generazione fra speranze e inquietudini

La Persona Peggiore Del Mondo
La persona peggiore del mondo: Herbert Nordrum e Renate Reinsve

È una parentesi quasi da commedia, e non l'unica di un film che riesce perfino a regalarci un momento esilarante: quello in cui nonno Gustav regala al nipotino Erik i DVD de La pianista e Irréversible (per capire le donne e i rapporti materni, spiega lui). Ma del resto, per i personaggi di Trier l'arte è spesso l'unico mezzo per sperare di esprimere se stessi e di entrare in contatto con gli altri. Una dichiarazione d'intenti espressa dal regista norvegese fin dalla primissima scena del suo cinema: l'incipit di Reprise, in cui gli aspiranti romanzieri Erik e Phillip, interpretati da Espen Klouman Høiner e Anders Danielsen Lie, infilano in una buca delle lettere i manoscritti con cui sperano di sfondare nell'ambiente letterario. La Isabelle di Segreti di famiglia era una stimata fotografa, così come coltiva ambizioni da fotografa la Julie di Renate Reinsve ne La persona peggiore del mondo, diventato nel 2021 un immediato cult d'autore.

Reprise
Reprise: un'immagine di Anders Danielsen Lie ed Espen Klouman Høiner

La persona peggiore del mondo, ritratto in dodici capitoli di una eclettica trentenne alle prese con una perenne incertezza professionale e sentimentale, era stato accolto da un diffuso entusiasmo (inclusi il premio a Cannes per la Reinsve e due candidature agli Oscar) e aveva segnato la conclusione di quella che è stata definita come la trilogia di Oslo di Joachim Trier, inaugurata nel 2006 con Reprise e proseguita nel 2011 con Oslo, 31. august: tre film incentrati sui desideri e le inquietudini di ventenni e trentenni incastrati in una faticosa ricerca del proprio posto nel mondo o, più semplicemente, di un equilibrio che pare impossibile raggiungere o mantenere. Tanto più se, alla precarietà lavorativa e ai turbamenti romantici, si aggiunge un insondabile male oscuro (quel male che, in forma e modi diversi, si annida anche in Nora Borg).

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Tra male oscuro e voglia di tenerezza: il cinema migliore del mondo

Oslo 31 August
Oslo, 31. august: un'immagine di Anders Danielsen Lie

In Reprise seguiamo le storie parallele di Erik e Phillip, ma con quest'ultimo reso ancor più fragile da problemi psichiatrici che, dopo un rapido successo letterario, lo spingono sull'orlo del suicidio. Anders Danielsen Lie, attore-feticcio di Trier, è magnifico nel dar volto alla divorante sofferenza di Phillip, e lo sarà altrettanto in Oslo, 31. august, ispirato a Fuoco fatuo di Louis Malle: la cronaca delle ventiquattr'ore, dal 30 al 31 agosto del titolo, in cui Anders, in libera uscita da un centro di riabilitazione, prima prova ad immergersi in un lago, dopodiché muove i primi, deboli passi per riconquistare qualche brandello di una normalità che, ai suoi occhi di trentaquattrenne minato dalla tossicodipendenza, gli sembra ormai preclusa. Pure in Thelma del 2017, singolare incursione nei territori dell'horror, gli elementi soprannaturali rientrano in un racconto di formazione sviluppato sulla solitudine e il senso di frustrazione della studentessa di Eili Harboe.

Sentimental Value Inga Ibsdotter Lilleaas
Sentimental Value: un'immagine di Inga Ibsdotter Lilleaas

Da Reprise a Sentimental Value, la filmografia di Joachim Trier è innervata dal senso di partecipazione emotiva verso i suoi personaggi: ragazzi o giovani adulti, talvolta affiancati da figure paterne (il Gene di Gabriel Byrne o il Gustav di Stellan Skarsgård), dipinti dal regista con una sincerità e una lucidità che però non precludono un'intima vicinanza e un affetto mai giudicante.

Perché nei ritratti di Trier la cognizione del dolore, nelle sue innumerevoli tinte e gradazioni, convive sempre con un'autentica tenerezza: la osserviamo negli scambi fra i due amici di Reprise, fra Julie ed Eivind (Herbert Nordrum) ne La persona peggiore del mondo, fra Nora e la sorella Agnes (Inga Ibsdotter Lilleaas) in Sentimental Value e in tante altre occasioni. Piccoli gesti, sguardi che si illuminano, accenni di un sorriso, volti in primo piano accarezzati dalla macchina da presa... i tasselli di un cinema sentimentale nel senso migliore del termine.