Insidious – Fuori dall’Altrove, la recensione: i soliti, piccoli brividi

Sesto capitolo del franchise nato nel 2010, Insidious - Fuori dall'Altrove, affidato alla regia di Jacob Chase, fa leva su elementi canonici dell'horror soprannaturale, senza dimostrare particolare inventiva.

Insidious – Fuori dall'Altrove: un'immagine promozionale

È un curioso paradosso che, nella stessa giornata di metà agosto, nelle sale italiane approdino due film horror che non potrebbero essere più radicalmente distanti l'uno dall'altro. In Camp Miasma - Adolescenza, sesso e morte, Jane Schoenbrun adotta come base narrativa un fittizio slasher a basso costo (Camp Miasma, appunto) tramutato in un franchise dall'iniziale fortuna, seguita da un progressivo declino a causa dell'incapacità di sapersi rinnovare. Uno spunto metatestuale che, per certi versi, si adatta efficacemente a Insidious - Fuori dall'Altrove: l'esempio paradigmatico di una formula replicata più e più volte, con qualche opportuna variante, per venire incontro alle attese di un pubblico fidelizzato durante un percorso lungo sedici anni e sei capitoli (e con un ulteriore spin-off, Thread - An Insidious Tale, attualmente in fase di lavorazione).

Insidious dal 2010 a oggi: una saga che punta sul sicuro

Insidious
Lin Shaye e Amelia Eve nei ruoli di Elise e Gemma

L'omaggio appassionato all'immaginario horror, ingabbiato però in un meccanismo di produzione seriale vincolato a rigide logiche di mercato, è uno degli elementi al cuore di Camp Miasma - Adolescenza, sesso e morte, che assume pertanto un approccio metafilmico e un'impostazione dai tratti postmoderni: l'esatto opposto, appunto, di un'opera quale Insidious - Fuori dall'Altrove, concepita e costruita proprio all'interno di quelle logiche rese oggetto di satira nel film di Jane Schoenbrun. Ecco dunque che l'uscita in contemporanea dei due titoli porta a un emblematico confronto fra due modalità antitetiche di trattare il genere horror: una innovativa, personale e spesso fuori dagli schemi; l'altra invece quanto mai standardizzata e, in tale ottica, perfino 'rassicurante' per uno zoccolo duro di fan in procinto di ottenere più o meno quel che si aspettano.

Amelia Eve Insidious Out Of The Further
Un'immagine di Amelia Eve

Lo "zoccolo duro" in questione aveva fatto sì che Insidious, diretto nel 2010 da James Wan (già al timone del primo Saw - L'enigmista) e scritto dal suo sceneggiatore di fiducia Leigh Whannell, si rivelasse l'anno dopo, al suo debutto nelle sale, un fenomeno da cento milioni di dollari al box-office, a fronte di appena un milione e mezzo di budget. Un incasso accresciuto in occasione degli immancabili sequel, e quasi raddoppiato nel 2023 con Insidious - La porta rossa, che vedeva riconfermati nel cast i due protagonisti del film capostipite, Patrick Wilson (anche in veste di regista) e Rose Byrne. Insidious - Fuori dall'Altrove si colloca quindi sull'onda della popolarità di una saga che non ha perso la sua spinta propulsiva al botteghino, ma che difficilmente potrà dire qualcosa di nuovo agli spettatori già avvezzi al suo universo narrativo.

I traumi del passato in un horror dalle valenze simboliche

Insidious Out Of The Further Gemma
Amelia Eve nel ruolo di Gemma

Un universo che qui si estende al personaggio di Gemma, interpretata da Amelia Eve, dedita all'horror già con la serie The Haunting of Bly Manor: una giovane dentista, madre della piccola Maya (Island Austin), con cui vive nella villetta di famiglia a Pittsburgh, teatro vent'anni prima di una vicenda atroce quanto inspiegabile, illustrata nel prologo del film. Il trauma di un doloroso passato, tópos di tanto cinema horror, cova sotto la superficie dell'esistenza di Gemma, in senso perfino letterale: il piano sotterraneo della casa è infatti un deposito di ricordi di sua madre Ingrid (Laura Gordon). Ricordi che all'improvviso cominciano a riaffiorare insieme ad angosciosi incubi nel corso dei quali prende forma una misteriosa minaccia, mentre il confine fra sogno e realtà sembra assottigliarsi sempre di più.

Insidious Perea
Un'immagine di Insidious - Fuori dall'Altrove

Il sottotesto psicanalitico del racconto assume particolare rilevanza in questo sesto capitolo del franchise di Insidious, affidato dai super-produttori Jason Blum e Oren Peli (fra i nomi di punta dell'industria horror contemporanea) al regista e sceneggiatore Jacob Chase, già autore nel 2020 di un altro film di suspense dall'impianto soprannaturale, Come Play - Gioca con me. La Gemma di Amelia Eve è una protagonista costretta ad affrontare un passato che era stato oggetto di rimozione, insieme alla paura di rispecchiare una madre caduta in preda a una follia autodistruttiva: l'orrore è in qualche modo un fenomeno ereditario, foriero di una 'maledizione' che torna a bussare alla porta (pure qui, letteralmente) dell'intimità domestica e dell'armonia familiare, con l'obiettivo di farla a pezzi.

La forza del perturbante, dai denti ai cuscini

Insidious Out Of The Further Characters
Un'immagine di Lin Shaye e Amelia Eve

In una consueta lotta fra il Bene e il Male che, simbolicamente, è innanzitutto una sfida con se stessa, Gemma potrà contare su alcuni validi alleati: il fidanzato Nick, interpretato dal Brandon Perea di Nope, poliziotto (ovvero garante dell'ordine), ma pure presenza in grado di stemperare la tensione; la medium Clare (Maisie Richardson-Sellers); e, per tramite di quest'ultima, lo spirito di uno dei personaggi 'storici' della saga, la Elise Rainier di Lin Shaye, che funge da mentore e guida in quello spazio liminare fra il mondo dei vivi e dei morti chiamato Altrove. Una dimensione oscura in cui Gemma precipita a sua insaputa nelle sequenze più riuscite del film, tutte situate nella prima parte, più libera rispetto all'ingombrante didascalismo che penalizza la seconda metà della pellicola.

Insidious Out Of The Further Hero
Un'immagine del film

Dove infatti la messa in scena di Jacob Chase dimostra maggior impatto è in virtù della sua capacità di far leva sul perturbante: quando l'orrore prende forma in luoghi conosciuti, arrivando a trasfigurarli poco alla volta, come nell'inseguimento dai tratti metafisici in un assurdo labirinto all'interno dei cuscini di un divano (quasi una variante del modello di Backrooms). È il momento più genuinamente spaventoso del film, da associare a una seduta dentistica orripilante e grottesca in cui vengono ribaltati i rapporti di forza fra medico e paziente, come in un ideale rovesciamento della scena clou de Il maratoneta. Peccato che Insidious - Fuori dall'Altrove non si mantenga in maniera costante su questi livelli, adagiandosi invece su uno sviluppo decisamente convenzionale e prevedibile.

Conclusioni

La prevedibilità, del resto, è spesso il tallone d’Achille di questa tipologia di franchise (un discorso che si potrebbe estendere anche a The Conjuring), e qui penalizza un finale inutilmente caotico, anticipato fra l’altro dalla superflua esposizione del “piano di battaglia” volto a impedire che le porte dell’Altrove consentano a una pletora di spiriti diabolici di accedere al nostro mondo. La resa dei conti fra Gemma e i mostri del passato, incarnati nelle sembianze della demoniaca entità chiamata Cyrus (Sam Spruell), dissipa così quel che di interessante Chase aveva costruito fino ad allora. È probabile che quanto offerto da Insidious – Fuori dall’Altrove basti comunque ai fan della saga, ma resta l’insoddisfazione per un sequel che forse non ripone troppa fiducia nel proprio pubblico.

Movieplayer.it
2.5/5
Voto medio
3.5/5

Perché ci piace

  • L’elevato livello tecnico della produzione e la capacità del regista Jacob Chase di lavorare con efficacia su ambienti e atmosfere.
  • Alcune sequenze dal notevole impatto, fra cui l’inseguimento all’interno di un labirinto di cuscini e un’orripilante seduta dentistica.

Cosa non va

  • Il ricorso a convenzioni ormai abusate del filone di appartenenza e il carattere estremamente prevedibile della costruzione narrativa.
  • Un finale concitato e ‘fracassone’, incapace di trasmettere un senso di inquietudine davvero profondo.
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