Il trono di spade 7, The Dragon and the Wolf, danza di draghi e di lealtà

Per chi si era lamentato dei ritmi scatenati e del lavoro superficiale sulle dinamiche tra i personaggi di alcuni episodi di questa settima stagione, ecco un finale arioso e bellissimo, un vero e proprio film ottimamente diretto da Jeremy Podeswa, in cui i confronti tra i personaggi sono talmente tesi, efficaci ed emozionanti da far perdonare anche un paio di colpi di scena prevedibili.

La scorsa estate avevamo salutato il finale di stagione de Il trono di spade, I venti dell'inverno, come un trionfo esaltante sotto praticamente ogni aspetto; questa volta non possiamo permetterci di essere altrettanto entusiasti, perché la stagione qualche problema di scrittura e di equilibri lo ha avuto... ma poco ci manca. Perché questa settima stagione - solo sette episodi contro i dieci delle sei precedenti - andrebbe forse vista più come la prima parte di una mega stagione finale, e la sua conclusione, opulenta di promesse, insidie e rivelazioni, non fa che aprire la strada all'ultimo, incredibile tratto del viaggio, gli ultimi sei episodi. In questa ottica, le forzature e le carenze della stagione, e soprattutto del penultimo episodio, sono in buona parte redente da questo arioso e convincente finale che prepara gli schieramenti per le guerre a venire e crea premesse affascinanti per la stagione conclusiva.

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Il Trono di Spade: Jamie Lannister e Cersei in The Dragon and the Wolf

La Barriera crolla colpita da quell'aberrazione volante che è il drago non-morto che un tempo era uno dei figli di Daenerys Targaryen; lei, la madre dei draghi, si unisce inconsapevolmente a suo nipote, il vero erede legittimo del trono per cui sta combattendo; la rivelazione sulle origini di Jon Snow, sebbene non particolarmente sorprendente per nessuno perché ampiamente anticipata, viene finalmente ufficializzata in maniera non solo da non risultare fuori tempo massimo, carica com'è di suggestioni e implicazioni per il plot e per i futuri rapporti tra i personaggi principali, ma anche di grande dinamismo visivo ed emotivo grazie al ricorso alle visioni di Bran, che svelano l'amore tra Rhaegar Targaryen e Lyanna Stark e ci riportano tra le montagne dorniane, nella Torre della Gioia, dove Ned Stark promise a sua sorella di proteggere il piccolo Jon - o meglio, Aegon.

Il Trono di Spade: Sophie Turner in The Dragon and the Wolf

A Grande Inverno, con la morte dell'uomo che causò la Guerra dei Cinque Re, conflitto sanguinoso e sciagurato che condusse i Sette Regni sull'orlo del disastro, si chiude un'era di intrighi e manovre politiche, e ci prepariamo ad entrare in una nuova dimensione, tra il presente e il passato, alla ricerca delle radici della magia nel mondo delle Cronache del ghiaccio e del fuoco. La scala è andata finalmente distrutta e Ditocorto è stato inghiottito dalla fossa del caos. Chi, tra gli altri superstiti della nostra storia, finirà a fargli compagnia?

Crocevia nella Fossa dei Draghi

Settantanove minuti di durata fanno di The Dragon and the Wolf uno snello film TV in perfetto stile HBO: un episodio, quindi, corposo ed equilibrato, incentrato su un unico evento cruciale e senza precedenti, in vista del quale però non c'è bisogno di edificare conflitti, perché il meticoloso, brillante lavoro di costruzione di trascorsi, differenze e rancori è stato compiuto nell'arco di sei stagioni e ogni torto, ogni tradimento brucia sotto la nostra pelle come sotto quella dei personaggi.

Il trono di spade: i gemelli Lannister in una scena del finale della settima stagione

Per questo nella Fossa dei Draghi ad Approdo del re, il luogo in cui avviene questo fatidico conciliabolo, la tensione si taglia col coltello e tratteniamo il fiato pur sapendo già ciò che contiene la cassa affidata a Sandor Clegane; e per per questo ogni ritrovarsi, prima e durante la consultazione, è foriero di brividi e sorrisi: Tyrion e Bronn che rievocano l'antica amicizia; gli inesauribili scherzi sulla prestanza erotica di Podrick Payne; una scarica di odio tra i due Greyjoy e i due Clegane; uno scambio breve e incantevole tra il Mastino e la guerriera che l'ha quasi ammazzato, e ora ha qualcosa di gustoso da raccontargli a proposito di Arya Stark. E poi ci sono i personaggi che si incontrano per la prima volta, in primo luogo Cersei e la sua rivale Daenerys che, come prevedibile, fa la sua comparsa in grande stile insieme ai due draghi superstiti.

L'ultimo trionfo di Cersei

Il Trono di Spade: Nikolaj Coster-Waldau in una foto di The Dragon and the Wolf

Sarà la bravura titanica di Lena Headey, sarà la complessità, nonostante tutto, della straordinaria villainess che porta la corona, ma Cersei riesce a mettere in ombra Dany nonostante Drogon e Rhaegal; la gravidanza della regina pare restituirle l'umanità che la strage del tempio di Baelor e il suicidio di Tommen Baratheon sembravano aver cancellato per sempre: un tenue pensiero rivolto al futuro, al mondo abitato da coloro che non portano il nome dei Lannister. In quella che è indubbiamente la scena dialogica più elettrizzante dell'intera stagione, che rievoca la tragedia del sacrificio degli innocenti e dell'odio profuso tra due consanguinei, Cersei e Tyrion negoziano un'intesa impensabile e una tregua impossibile.

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Ma Cersei sta soltanto usando la sua stessa gravidanza, e quanto ha imparato, in fatto di strategia e mistificazione, da quel padre che Tyrion odiava e che Jaime non ascoltava con sufficiente attenzione. E così le riesce di ingannare la regina dei Draghi e il Re del Nord oltre al suo stesso, scaltro fratello minore. E di giocare anche l'altro fratello, quello che l'ha sempre amata di un amore che trascende ogni morale: non sembra tanto l'errore madornale di sottovalutare l'importanza della Battaglia per l'Alba che allontana Jaime da Cersei, quando il fatto che abbia cospirato con Euron Greyjoy alle sue spalle, ma l'importante è che la rottura avvenga, che Jaime finalmente si affranchi dalla tossica amante per avviarsi verso chissà quale eroico destino l'attende nella stagione finale, lasciandosi alle spalle una Capitale su cui scendono i primi fiocchi di neve, irreale e magnifica, e forse l'ultimo trionfo, ma non l'ultimo amaro addio per Cersei Lannister.

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Lealtà e identità: essere Theon Greyjoy

Il trono di spade: Dany e Jon in The Dragon and the Wolf

Al crepuscolo della cieca, sciagurata lealtà di Jaime nei confronti della sorella si accompagnano altre forme di fedeltà e devozione messe in luce in The Dragon and The Wolf: su tutte quella di Jon Snow che, chiamato a scegliere pubblicamente tra due regine, ha meno dubbi di noi, e non contempla nemmeno l'opzione di una diplomatica menzogna che convinca Cersei a opporsi all'esercito del Re della Notte.
"Se rinnego la parola data, la mia parola non conterà più nulla", dice Jon, deciso ad essere un leader degno di fiducia piuttosto che politicamente astuto come la sua nemica: "figlio" di Ned Stark e non di Tywin Lannister.
"Hai fatto sempre la scelta giusta, anche quando eravamo giovani e stupidi a Grande Inverno", gli dice Theon Greyjoy in un altro dei dialoghi più belli e significativi dell'intero episodio; ma Jon riconosce di aver fatto molti errori, e anche noi abbiamo assistito impotenti a scelte avventate come quella di lanciarsi contro il nemico nel tentativo disperato di salvare il condannato Rickon rischiando così di perdere la Battaglia dei Bastardi.

Il Trono di Spade: Alfie Allen in The Dragon and the Wolf

Eppure la capacità di non indugiare a prendere di quale sia la via più onorevole e generosa ha sempre mostrato a Jon, l'eroe senza macchia de Il trono di spade, il percorso da seguire, e gli ha impedito di trovarsi davanti a scelte strazianti e impossibili, le scelte impossibili che hanno rovinato la vita di Theon. L'incrollabile etica di Jon, il suo parziale ma sincero perdono, il suo incoraggiamento di fronte alla dicotomia che ha sempre afflitto Theon, ispirano quest'ultimo a completare finalmente il suo arco redentivo. "Non devi scegliere: sei un Greyjoy. E sei uno Stark."

Il trono di spade: Kit Harington in una scena del finale della settima stagione

Così Theon, che non ha più nulla da perdere se non la vita di una sorella che è stata l'unica, un tempo, a tentare di salvarlo, prende finalmente la "decisione giusta" che lo rende protagonista di quella che è l'unica vera scena d'azione (a parte l'esplosiva chiusa con l'attacco di Un-Viserion a Forte Orientale) di questo finale di stagione anche di uno dei momenti più commoventi di The Dragon and the Wolf. Sarebbe troppo facile fare battute sulla menomazione fisica che finisce per dare a Theon il vantaggio della sorpresa nella brutale sfida a mani nude che riesce a vincere per Yara; e quindi ci limiteremo a sottolineare come Theon riesca a fare della sua condizione di inferiorità e dei suoi traumi la sua forza mentre si avvia verso quella che sembrerebbe l'unica "sottotrama" dell'ottava stagione in arrivo; così come Jon ha dato inizio a al suo percorso eroico partendo dall'accettazione di essere un bastardo, un reietto, e diventando un punto di riferimento, un leader, un comandante e un re senza mai perdere l'umiltà che gli deriva da quella condizione. L'onore e la nobiltà degli Stark, spesso coperti di ridicolo quando vengono chiamati in causa gli errori di Ned e Robb, sono pienamente riabilitati in Jon e in Theon; e chissà se Jon ricorderà dei consigli che ha dato all'antico compagno di giochi quando scoprirà di essere sia uno Stark che un Targaryen.

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Il branco di Grande Inverno

Il trono di spade: una scena di battaglia nel finale della settima stagione

E a proposito di onore e nobiltà degli Stark, tutto si risolve nella maniera più prevedibile, ma anche anche naturale e integrale all'interno di un disegno narrativo più ampio, nel conflitto tra le due sorelle di Grande Inverno. Abbiamo sempre parlato nei nostri articoli di quell'idillio che nemmeno la morte ha potuto spezzare, del cuore caldo e confortevole che guida l'uno verso l'altro e verso casa i figli di Ned e Catelyn Stark.

Il trono di spade: una scena del finale della settima stagione

L'identità che Jon restituisce a Theon era Ago, nascosta tra gli scogli a Braavos quando Arya dovette fingere di rinunciare al proprio nome; era il castello modellato da Sansa nella neve nel giardino sospeso di Nido d'Aquila, quando fu costretta ad accettare la protezione e l'amore perverso di Lord Petyr Baelish. Si possono trovare molti difetti all'architettura di questa storyline (questo episodio, ad esempio, ci "vende" la doppiezza di Cersei molto meglio di come il precedente aveva gestito la cospirazione tra Sansa, Arya e Bran) ma che tradisca lo spirito dello show non lo si può affermare, perché è vero che Ned Stark diceva che chi pronuncia la sentenza la deve anche eseguire, ma i suoi figli, una triade affiatata nel processo sommario a Ditocorto - Sansa giudice, Bran accusatore e Arya carnefice - agiscono come una sola persona, o meglio un unico branco di giovani lupi, che può sopravvivere ai venti gelidi e agli orrori che ha in serbo per loro l'inverno.

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Il trono di spade 7, The Dragon and the Wolf,...
Alessia Starace
Redattore
4.0 4.0
Cinecittà World
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