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Il Principe di Roma, la recensione: Canto di Natale alla romana

La recensione del film Il Principe di Roma: Il Canto di Natale di Charles Dickens rivisitato in chiave italiana per una commedia in costume con Marco Giallini? Ci pensa Edoardo Maria Falcone, che continua la propria ossessione per il Natale ma senza osare.

Il Principe di Roma, la recensione: Canto di Natale alla romana

Oramai Natale al cinema e in tv arriva già a novembre, lo sappiamo, per iniziare ad entrare nell'atmosfera natalizia che ci accompagni il più a lungo possibile e per sfruttare la presenza in sala per più tempo possibile. È in quest'ottica che si inserisce Il Principe di Roma, il nuovo film presentato alla Festa del Cinema di Roma e diretto da Edoardo Maria Falcone, che dopo Se Dio vuole e il già natalizio Io sono Babbo Natale, ritrova Marco Giallini in un Canto di Natale rivisitato all'italiana. Una commedia senza pretese pensata per allietare tutta la famiglia in sala, come mostreremo nella recensione de Il Principe di Roma, dal 17 novembre al cinema con Lucky Red.

Natale all'italiana

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Il principe di Roma: Marco Giallini in una scena del film

Tutto è prevedibile e tutto al suo posto ne Il Principe di Roma. La Roma del film è quella del 1829 in cui Marco Giallini, forte della sua parlata dialettale, interpreta Bartolomeo Proietti (cognome romano che più romano non si può, strizzando l'occhio al Marchese del Grillo di Sordi), un uomo ricco e avido che brama il titolo nobiliare di "Principe di Roma", per l'appunto, più di ogni altra cosa al mondo. Per ottenerlo pensa di stringere un accordo segreto con il Principe Accoramboni (Sergio Rubini) e sposare sua figlia Domizia (Liliana Bottone). Bartolomeo è disposto addirittura a pagare di tasca propria la dote, che spetterebbe alla famiglia della sposa, pur di ottenere quel tanto agognato titolo nobiliare. Per questo viene deriso dalla governante di casa Teta (Giulia Bevilacqua), che si porta a letto quando ha voglia nonostante lei gli tenga testa, dal suo cocchiere Gioacchino (Antonio Bannò) che tratta come uno schiavo, e dal suo fido tesoriere Duilio (Massimo De Lorenzo). A quel punto urge un intervento dall'alto per fargli ripercorrere e rivalutare le scelte della sua vita. I tre fantasmi del passato, presente e futuro scelti per questa versione tutta italiana del Canto dickensiano sono Beatrice Cenci (Denise Tantucci), Giordano Bruno (un Filippo Timi che si diverte sempre più ad essere caratterista) e Papa Borgia (Giuseppe Battiston). Tre figure complesse e controverse della storia scelte non a caso e ben caratterizzate dagli interpreti per provare a far ragionare il protagonista.

Quanto sei bella Roma

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Il principe di Roma: Giulia Bevilacqua in una scena

È interessante l'operazione messa in atto dal film, perfetta per le Feste, di ricostruire una Roma in costume, come non si vede spesso nel nostro cinema, per poter viaggiare con la fantasia e regalare una commedia leggera e senza pretese che possa essere apprezzata da tutta la famiglia. I tre fantasmi guideranno e consiglieranno Bartolomeo che farà un percorso di auto-consapevolezza, scoprendo anche molto di chi gli sta intorno e gli ha sempre mentito per odio o per invidia. Tra questi Eugenio (Andrea Sartoretti) l'amico d'infanzia di Bartolomeo che si è sentito tradito negli anni e ora non viene nemmeno ricevuto in casa perché prova a chiedergli un po' di aiuto economico per poter curare il figlio malato. C'è anche un elemento soprannaturale da favola senza tempo, come la chiromante da cui si reca il protagonista per un consulto, ma contestualizzandola al panorama italiano di quel tempo, l'Italia del Papa Re. C'è la tematica sociale alla base del racconto ovviamente, come lo era nell'originale cartaceo. Edoardo Maria Falcone conferma nella sua versione quel periodo storico fatto di ingiustizie e grosse disparità sociali tra ricchissimi e poverissimi, poiché in passato il Papa aveva sia il ruolo di guida del cattolicesimo sia di quello di sovrano dello Stato Pontificio. Un termine utilizzato spesso in maniera dispregiativa nella Storia e mai ufficialmente dalla Chiesa. Stato e Chiesa sono due anime scelte non a caso per questa storia anche nei fantasmi selezionati dal passato, come Papa Borgia o l'eretico Giordano Bruno, o ancora la giustiziata Beatrice Cenci per essersi difesa dalle violenze del padre uccidendolo.

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Passato, presente, futuro

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Il principe di Roma: Marco Giallini e Filippo Timi in una scena del film

Il regista Edoardo Maria Falcone dimostra una quasi ossessione per il Natale e per il tema religioso dopo Se Dio Vuole, Questione di karma e Io sono Babbo Natale (che fu l'ultimo film con il compianto Gigi Proietti) e porta entrambi in quest'ultima fatica cinematografica. Imbastisce una commedia per tutti i palati, che però non prova nemmeno ad andare oltre le strade percorribili dell'epoca raccontata. Una favola per ricordarci il potere dell'amore e soprattutto dell'empatia verso il prossimo, che quando siamo accecati dall'avidità spesso non ci fa vedere al di là del nostro naso la sofferenza che causiamo con le nostre azioni, anche e soprattutto a chi ci è vicino. Un tema quanto mai abusato in questo periodo dell'anno. Il Principe di Roma è un Marco Giallini Show che punta tutto o quasi sul suo carismatico protagonista, e in cui non tutti gli altri riescono a ritagliarsi il giusto spazio. Una menzione speciale va però a Giulia Bevilacqua e alla sua Teta, l'unica che riesca a tenere testa tanto al personaggio quanto all'attore come presenza e carisma scenici.

Conclusioni

È una favola natalizia senza tempo quella che abbiamo visto nella recensione de Il Principe di Roma. Un Marco Giallini Show in cui gli altri interpreti vivono di riflesso, eccezion fatta per Giulia Bevilacqua. Un consolidamento della collaborazione tra l’attore e Edoardo Maria Falcone, che mette in scena ancora una volta la propria ossessione per il Natale e per la tematica divina e religiosa. Un film per tutta la famiglia che però non ha grandi pretese e non prova nemmeno a costruire qualcosa di effettivamente originale.

Movieplayer.it
2.5/5
Voto medio
2.6/5

Perché ci piace

  • Il Canto di Natale dickensiano funziona sempre come favola senza tempo.
  • Il fare una commedia in costume, fatto non così comune in Italia.
  • Contestualizzare il racconto all’Italia del 1800…

Cosa non va

  • …senza però cercare di aggiungerci qualche elemento maggiormente originale.
  • Marco Giallini forse oscura un po’ troppo gli altri interpreti.
  • Non ci sono colpi di scena di sorta.