Il potere del cane: dal romanzo di Thomas Savage al film di Jane Campion

Pubblicato nel 1967 da Thomas Savage, Il potere del cane esplora conflitti e inquietudini in una famiglia del Montana ed ha ispirato il film da Oscar diretto da Jane Campion.

APPROFONDIMENTO di 27/03/2022

In quel momento Phil, in quel posto che aveva l'odore degli anni passati, sentì in gola quello che aveva sentito già una volta e che non si aspettava né intendeva sentire di nuovo, perché poi, quando lo si perde, il cuore ti si spezza.

Il Potere Del Cane
Il potere del cane: la copertina del romanzo di Thomas Savage

Talvolta basta lo spazio di una frase, alla penna di Thomas Savage, per rivelare una prospettiva completamente nuova sui propri personaggi. È come se, nella realtà del libro, quelle poche righe aprissero uno squarcio che permettesse di estendere lo sguardo su una realtà più intima e profonda; una realtà su cui gli stessi protagonisti hanno timore di indugiare, ma la cui forza risulta ancor più evidente appunto in virtù di tale reticenza. E in effetti Il potere del cane, il quinto dei tredici romanzi firmati da Thomas Savage, è un'opera imperniata sulla reticenza, sui sottintesi, sui "non detti" che assumono contorni fantasmatici e sulle assenze che incombono gravose sulle vite di chi resta: Johnny Gordon, medico e padre di famiglia che aveva finito per soccombere sotto il peso dell'umiliazione, e Bronco Henry, il cowboy consacrato come l'eroe della giovinezza.

Il Potere Del Cane
Il potere del cane: un'immagine di Benedict Cumberbatch

L'ambiguità intrinseca de Il potere del cane, la sua natura di melodramma 'congelato', in cui le passioni implodono dietro i silenzi dei protagonisti, sono caratteristiche riprese dalla regista neozelandese Jane Campion per la sua riduzione del romanzo di Savage e riproposte in un film che, in tal senso, risulta fedelissimo alla fonte letteraria. Pubblicato in origine nel 1967, Il potere del cane ha conosciuto una rinnovata fortuna grazie al suo ritorno in libreria negli Stati Uniti nel 2001 e all'endorsement della scrittrice Annie Proulx, la cui postfazione accompagna anche l'edizione italiana del 2017 della Neri Pozza. Una fortuna accresciuta nel 2021 dalla realizzazione de Il potere del cane, presentato con successo al Festival di Venezia, distribuito a dicembre su Netflix e accolto da un'immensa quantità di riconoscimenti, inclusi tre Golden Globe (tra cui miglior film drammatico) e dodici nomination agli Oscar.

Un gioco al massacro nella cornice dell'American West

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Il potere del cane: un'immagine di Benedict Cumberbatch

Il cinema di Jane Campion è sempre stato rivolto all'esplorazione dei personaggi, del loro universo interiore e del conflitto fra l'anelito di libertà e i vincoli familiari, culturali e sociali: da Un angelo alla mia tavola al celeberrimo Lezioni di piano alla trasposizione da Henry James Ritratto di signora. È un fil rouge che, dai suggestivi paesaggi della Nuova Zelanda all'Europa di fine Ottocento alle praterie del Montana degli anni Venti, arriva fino a Il potere del cane, in cui ritroviamo diversi elementi al cuore della poetica della regista di Wellington. Non c'è da stupirsi, pertanto, che la lettura dell'opera di Thomas Savage abbia costituito una folgorazione per la Campion: oltre la cornice del western, Il potere del cane è un romanzo fortemente introspettivo, in cui la focalizzazione si sposta di volta in volta fra i diversi comprimari, aderendo in tutto e per tutto alla loro visione di un mondo che richiede una faticosa capacità di adattamento.

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Il potere del cane: Benedict Cumberbatch e Kodi Smit-McPhee
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Il potere del cane: un'immagine di Kirsten Dunst

È una capacità a cui si sono allenati, ciascuno a proprio modo, i due fratelli Phil e George Burbank, eredi e co-proprietari del più vasto ranch della regione. George, che nel film ha il volto timido e benevolo di Jesse Plemons, è connotato da un'inclinazione borghese che lo proietta verso la modernità e lo rende un individuo del tutto 'rispettabile'; Phil, di due anni più grande, ha sposato invece l'archetipo del cowboy rude e scostante, magnificamente incarnato da Benedict Cumberbatch in una performance di cupa ferocia. La stessa capacità, però, sembra difettare a Rose Gordon, giovane vedova che suscita la tenerezza di George, il quale la chiederà per moglie; Rose, che sullo schermo ha la fragilità nevrotica di un'eccellente Kirsten Dunst, diventa subito il bersaglio dello scherno di Phil, mentre la convivenza familiare si trasforma nel teatro di un gioco al massacro basato sul muto disprezzo del cognato e sul divorante senso di inadeguatezza della donna.

Il potere del cane, la recensione: perdersi ai confini del western

Un grande romanzo sulla reticenza

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Il potere del cane: un'immagine di Kodi Smit-McPhee

È un contrasto che Thomas Savage mette in scena in maniera asciutta, ma con tagliente lucidità, basandosi su piccoli gesti e sottili notazioni psicologiche: una perfetta 'guida' per la sceneggiatura della Campion, che ne riproduce le dinamiche con precisione chirurgica, evitando qualunque divagazione (e nel film scompare infatti l'analessi dedicata da Savage alla vicenda di Johnny Gordon). La sua pellicola riprende dal libro proprio quell'essenzialità che rifugge i didascalismi, ma punta invece alla verità dei personaggi e all'analisi delle loro contraddizioni, lasciando ai lettori (e agli spettatori) il compito di interpretarne le scelte e di giudicarne torti e ragioni. È in quest'ottica che si ritaglia sempre maggior spazio il ruolo di Peter Gordon, il figlio poco più che adolescente di Rose: una figura sfuggente, che perfino il narratore preferisce mantenere a tratti quasi "fuori fuoco"... una qualità enigmatica che, nel film, viene restituita superbamente dal venticinquenne Kodi Smit-McPhee.

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Il potere del cane: Kodi Smit-McPhee e Benedict Cumberbatch
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Il potere del cane: un'immagine di Benedict Cumberbatch

Il rapporto mutevole tra Phil e Peter, in cui il machismo omofobo del primo cede il posto a un'inconfessata curiosità, è il fulcro delle ultime cinquanta pagine del romanzo, in un crescendo di tensione che Jane Campion rende ancor più logorante (ed erotico): laddove le motivazioni di Phil, ammantate da uno spietato cinismo, cominciano a poco a poco a sgretolarsi, mentre emergono ricordi e sentimenti appena accennati, ma di cui non possiamo non avvertire l'importanza. Perché Il potere del cane, come dicevamo all'inizio, è innanzitutto un meraviglioso romanzo sulla reticenza: un romanzo in cui le negazioni e le ellissi definiscono il racconto stesso e si fanno strumenti drammaturgici, per culminare in quell'epilogo suggellato in una manciata di righe, ma che ha la potenza raggelante di un noir.

Il potere del cane: ambiguità e desiderio nel film di Jane Campion