Il diritto di opporsi, la recensione: contro l'ingiustizia... e contro Trump

La recensione de Il diritto di opporsi: un film drammatico e un legal thriller, dove ci si indigna, si partecipa, ci si commuove; ed è anche un film orgogliosamente anti-Trump.

RECENSIONE di 30/01/2020
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Il diritto di opporsi: una scena con Jamie Foxx e Michael B. Jordan

Iniziamo la recensione de Il diritto di opporsi (Just Mercy), il nuovo film di Destin Daniel Cretton, da dove è ambientata la storia. È Monroeville, Alabama, il luogo in cui Harper Lee ha scritto To Kill A Mockingbird, cioè Il buio oltre la siepe. Nel film ci si fa riferimento più volte, si parla anche del Museo di Harper Lee come di una "pietra miliare dei diritti civili". Eppure la gente del posto non sembra aver imparato molto dalla storia di Atticus Finch, indigente uomo nero che non aveva ottenuto giustizia. Parla di quella storia con orgoglio, ma rimane indifferente di fronte a quella di Walter McMillian, che nel 1987 viene condannato a morte per aver ucciso una ragazza di 18 anni, nonostante le prove chiaramente inesistenti e una serie di elementi che confermavano il contrario. A difendere Walter, tra la sorpresa di tutti e dello stesso condannato, è Bryan Stevenson, all'epoca un giovane avvocato, che è anche l'autore del libro Just Mercy. A story of Justice And Redemption. Ora il libro è diventato un film, in cui Michael B. Jordan interpreta proprio lui, Bryan. È uno di quei film civili, potenti, gloriosi, in cui quello che vediamo sullo schermo fa paura, ma ancora di più lo fa la realtà, che, come al solito, irrompe nelle scritte alla fine del film, contestualizzando il sistema giuridico, e tutta la società americana, e lasciandoci ancora una volta basiti.

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La trama: lo Stato contro Walter McMillian

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Il diritto di opporsi: Jamie Foxx, Michael B. Jordan in una scena del film

Il diritto di opporsi è la storia di Bryan Stevenson (Michael B. Jordan), giovane laureato in legge ad Harvard che decide di recarsi in Alabama per difendere persone accusate ingiustamente. Bryan si occupa di persone che si trovano nel braccio della morte, condannati alla pena capitale. Uno di loro è Walter McMillian (Jamie Foxx), condannato per l'omicidio di una ragazza di 18 anni. All'inizio del film l'abbiamo visto fermato dalla polizia mentre tornava dal lavoro. Le prove che lo condannano si basano sulla testimonianza di un criminale, Ralph Myers (Tim Blake Nelson) che in cambio ha avuto uno sconto della pena. E Walter, il giorno del delitto, è stato a casa a una festa in famiglia, con decine di testimoni. Ma tutto questo non sembra interessare a nessuno, se non a Bryan, e all'attivista Eva Ansley (Brie Larson).

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Bryan Stevenson: una storia di empatia

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Il diritto di opporsi: Michael B. Jordan in una sequenza del film

Quella de Il diritto di opporsi è prima di tutto una storia di empatia. Perché Bryan fa tutto questo? Perché si dedica a queste cause dimenticate da tutti invece di pensare a trarre profitto dal suo lavoro? Perché, quando è ancora uno studente di legge in stage, nel braccio della morte della prigione di stato della Georgia incontra Henry Davis, un condannato a morte. Henry era come lui, stessa età, stesse origini e stesse passioni, la musica e il canto. E così capisce che al posto suo avrebbe potuto esserci lui stesso, rimane scosso, e decide che dedicherà la sua vita e il suo lavoro a persone come Henry. Quando incontra i primi condannati a morte, rimane basito dal fatto che nessuno di loro ha avuto un'adeguata tutela, sono stati assistiti da avvocati d'ufficio che hanno fatto il minimo sindacale. O, forse, nemmeno quello. È per questo che lo stesso Walter, inizialmente, non sembra avere nessuna fiducia.

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Il diritto di opporsi: Jamie Foxx, Michael B. Jordan in una scena del film

Lo sguardo del bianco

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Il diritto di opporsi: Michael B. Jordan durante una scena del film

Nel film ci sono dei dettagli che ci mostrano bene qual è la situazione in alcuni stati americani. Quando Bryan mette piede per la prima volta nella prigione di Holman, Alabama, dove si trova Walter, viene sottoposto a un'umiliante perquisizione, in cui è costretto a spogliarsi completamente. Al di là del fatto in sé, già di per sè raccapricciante, vanno guardati bene gli occhi della guardia che lo sottopone a tanto: azzurri, glaciali, beffardi nel loro misto tra superiorità, sufficienza e divertimento, sono qualcosa si difficilmente tollerabile. Ritroveremo quello stesso sguardo raggelato e supponente in uno sceriffo del luogo. È lo sguardo del bianco verso il nero, uno sguardo che in America ancora non si è spento del tutto. Guardando Il diritto di opporsi si stenta a credere ai nostri occhi: prove fabbricate ad arte e senza neanche cura, alibi ignorati completamente, intimidazioni verso testimoni che potrebbero cambiare la storia di un processo, decine di persone trattate come casi da risolvere prima possibile, come spazzatura da gettare via di corsa.

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L'esame di maturità di Michael B. Jordan

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Il diritto di opporsi: Michael B. Jordan in un'immagine

Il coraggio di opporsi è uno di quei film di scrittura e di attori. A colpire sono i due interpreti principali, ed è interessante anche il rapporto fra i due, come fra i loro personaggi. Siamo stati abituati a vedere Michael B. Jordan (che arriva proprio da un film a sfondo sociale, come Prossima fermata: Fruitvale StationStation) in tenuta sportiva (la serie Friday Night Lights e i film Creed - Nato per combattere e Creed II) o in tuta da supereroe (Fantastic 4 - I Fantastici Quattro, Black Panther). Vederlo in giacca e cravatta, con il suo fisico in qualche modo contenuto, fa un certo effetto. Per lui è una sorta di esame di maturità, una prova verso ruoli più adulti e complessi. La supera, con una prova molto misurata, priva di eccessi, tutta giocata sullo sguardo fiero e infuocato. Accanto a lui c'è un leone come Jamie Foxx e ci sembra che il rapporto che c'è tra lui è Jordan sia opposto, e complementare a quello tra i due personaggi, Walter e Bryan. Nella storia è Bryan (Jordan) ad aiutare Walter (Foxx) a rialzarsi; nel film ci sembra che sia Foxx, dall'alto della sua esperienza, a trascinare Jordan, a tirarne fuori il meglio. Ma è tutto il cast a brillare: dalla tenace Brie Larson, che è l'attivista Eva Ansley, eroina senza tuta e mantello, a Rafe Spall, che è il procuratore Tommy Chapman, personaggio più sfaccettato di quello che sembra, fino a Tim Blake Nelson, che è Ralph Myers, testimone chiave e personaggio fondamentale per la trama, che fa un lavoro straordinario sulle movenze della bocca e sulla voce.

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Il diritto di opporsi: un primo piano di Jamie Foxx

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Orgogliosamente anti-Trump

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Il diritto di opporsi: Jamie Foxx in una scena del film

Il coraggio di opporsi è anche, ovviamente, un film di scrittura. E il fatto che la sceneggiatura - di Destin Daniel Cretton e di Andrew Lanham - sia tratta dal libro dello stesso Bryan Stevenson, è garanzia di verità e di partecipazione. Il risultato è un film drammatico che scivola nel legal thriller, dove ogni snodo è costruito alla perfezione, dove ci si indigna, si partecipa, ci si commuove. E si impara. Tanto dal film quanto dalle classiche scritte finali che ci dicono che ogni 9 persone condannate a morte in America una è innocente. E che ci sono persone innocenti che possono attendere anche 30 anni per ottenere giustizia, ammesso che ci riescano. Il coraggio di opporsi ci racconta il passato prossimo americano per parlarci del presente dove (vedi Fahrenheit 11/9 di Michael Moore) le cose non sembrano cambiate molto. Questo è anche un film orgogliosamente anti-Trump: il momento in cui, nella sua arringa, si appella alla giuria e si chiede se stia decidendo in base alla paura e alla rabbia invece che alla legge, è una stilettata decisa all'attuale amministrazione americana.

Conclusioni

Nella recensione de Il diritto di opporsi vi parliamo di un film drammatico che scivola nel legal thriller, dove ogni snodo è costruito alla perfezione, dove ci si indigna, si partecipa, ci si commuove. Il coraggio di opporsi ci racconta il passato prossimo americano per parlarci del presente, dove le cose non sembrano cambiate molto. È anche un film orgogliosamente anti-Trump.

Movieplayer.it

4.0/5

Voto medio

2.9/5

Perché ci piace

  • È uno di quei film civili, potenti, gloriosi, in cui quello che vediamo sullo schermo fa paura, ma ancora di più lo fa la realtà.
  • I due protagonisti, Michael B. Jordan e Jamie Foxx, forniscono una grande prova, in un cast perfetto.
  • Il messaggio anti-Trump, nel momento in cui, nella sua arringa, Bryan si appella alla giuria e si chiede se stia decidendo in base alla paura e alla rabbia.

Cosa non va

  • In un film come questo, solido e potente, non dobbiamo aspettarci virtuosismi a livello di regia.