Hirokazu Kore-Eda torna in sala con Le buone stelle - Broker: cinque film per riscoprire la sua carriera

Amato e celebrato in tutto il mondo, il regista giapponese Hirokazu Kore-Eda torna in sala con il suo ultimo lavoro: Le buone stelle - Broker. Riscopriamo insieme i cinque film più significativi della sua carriera

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Le buone stelle - Broker: Bae Doona, Song Kang-ho, Dong-won Gang, Ji-eun Lee durante una scena

Il 13 ottobre arriva nelle sale italiane, distribuito da Lucky Red, Le buone stelle - Broker, pellicola presentata in anteprima mondiale lo scorso Festival di Cannes (nella sezione del concorso ufficiale) che segna il ritorno dietro la macchina da presa del cineasta giapponese Hirokazu Kore-Eda. Regista e sceneggiatore dallo stile minimalista e delicato, Kore-Eda è un autore che soprattutto nell'ultima decade è riuscito a trovare sempre più successo e risonanza all'interno dell'industria cinematografica mondiale. I suoi film sono ormai ampiamente conosciuti e attesi, grazie anche ai numerosi premi che l'autore è riuscito a ottenere nei festival di maggior prestigio. Il suo cinema si muove in punta di piedi all'interno di maglie narrative decisamente fragili e sembra prestare particolare attenzione a temi che riguardano la debolezza dell'uomo, i rapporti familiari, l'infanzia e i traumi derivati dal lutto e dalla memoria.

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Broker: una scena del film

Le buone stelle - Broker non è da meno. Il film racconta infatti la storia di una madre in difficoltà che decide di abbandonare il proprio neonato. Il pargolo finirà nelle mani di due uomini non propriamente corretti che millantano però di voler trovare la famiglia migliore in cui far crescere il fanciullo. Siamo in Corea del Sud, fuori quindi dai confini nazionali del regista che sceglie di ambientare questa storia all'interno delle dinamiche di una società lontana (ma forse non così tanto) dalla quella della sua nazione. Chiamando al suo fianco l'attore protagonista di Parasite, Song Kang-ho, l'autore nipponico firma una sorta di summa del suo cinema. In questo progetto possiamo infatti ritrovare tutta la sua cifra tematica e stilistica che tanto abbiamo potuto apprezzare lungo la sua carriera. Ecco il motivo per cui ci sembrava interessante riportare indietro le lancette e provare a isolare cinque film immancabili all'interno della filmografia di Kore-Eda: cinque titoli da recuperare o riscoprire per avvicinarsi con uno sguarda più attento alla visione del suo ultimo lavoro.

1. Maborosi (1995)

Unnamed

Maborosi segna l'esordio cinematografico (dopo aver diretto qualche progetto televisivo) per Hirokazu Kore-Eda. Da subito sono chiare quelle che diventeranno le tematiche e le ossessioni del suo cinema. Il film racconta infatti la storia di una giovane coppia di sposi costretta a fare i conti con la prematura morte di lui avvenuta per un apparente suicidio. Dopo qualche anno, la donna acconsentirà di risposarsi in un matrimonio combinato ma poco alla volta i dubbi sul gesto del suo primo e vero marito inizieranno a palesarsi. Kore-Eda indaga quindi da subito la psicologia umana nelle delicate relazioni di famiglia. Questo esordio è una sorta di manifesto del cinema che verrà: è più importante il legame degli affetti o quello burocratico? Il passato torna a tormentarci senza sosta o esiste una linea che, una volta varcata, può permetterci di chiudere definitivamente i conti con i nostri fantasmi? A riguardarlo oggi, il film risulta ancora più convincente e seminale: l'opera prima di un autore che aveva già le idee chiare in merito a quello che sarebbe stato il suo percorso e dove avrebbe voluto condurre la sua carriera. La critica cinematografica, a ragion veduta, ha ritrovato nel film alcuni richiami al cinema di Michelangelo Antonioni, Yasujirō Ozu e Kenji Mizoguchi. Presentato in concorso alla Mostra di Venezia 1995, il film è stato premiato con l'Osella d'oro per la miglior regia.

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2. Nessuno lo sa (2004)

Nessuno Lo Sa
Nessuno lo sa: una scena del film

Portato in scena dopo una progettazione di circa quindici anni, Nessuno lo sa è uno dei tasselli più significativi della carriera di Hirokazu Kore-Eda. Prendendo le mosse da un fatto di cronaca avvenuto a Tokyo nel 1988, il film racconta la storia di quattro ragazzini che, a causa di una madre irresponsabile, si ritrovano in casa da soli costretti a dover badare a se stessi. Lo spunto è ovviamente l'occasione per ragionare e riflettere sulla morale di una società, quella giapponese, che agli occhi del regista ha smesso di preoccuparsi delle generazioni future creando quindi un divario pericolosissimo da colmare. Il titolo è già di per sé un monito: gli adulti non sanno nulla di quanto accade sotto i loro occhi. Adottando uno stile quasi documentaristico (nonostante i quindici anni di stesura, la sceneggiatura ha avuto più una funzione di canovaccio che di vero e proprio script), Nessuno lo sa mette in luce le qualità del suo regista, dimostrando come sia in grado di sensibilizzare e toccare le corde giuste pur trattando un tema assai delicato e scivoloso come quello raccontato. Il film ha ottenuto numerosi riconoscimenti, ma il più importante e significativo resta il premio per la miglior interpretazione maschile al festival di Cannes a Yūya Yagira: è il primo attore giapponese e il più giovane a vincere in questa categoria.

3. Father and Son (2013)

Like father, Like son: Masaharu Fukuyama in una scena
Like father, Like son: Masaharu Fukuyama in una scena

Da una parte la classica famiglia benestante in cui il marito è sempre molto impegnato sul lavoro e dedica poco tempo a moglie e figlio, dall'altra lo "stereotipo" di due cuori e una capanna. I nuclei entrano in contatto quando l'ospedale dove diversi anni fa diedero i natali ai loro bambini li contatta per riferire loro un errore: i neonati vennero accidentalmente scambiati. Come comportarsi ora? Lasciare tutto così oppure attuare uno scambio in nome del legame di sangue? Father and Son è forse il titolo con cui Kore-Eda è riuscito a consacrare il suo nome in via definitiva agli occhi del pubblico occidentale. L'aspetto più interessante del progetto, però, è che se nella prima parte il regista sembri voler raccontare lo spaesamento di fronte a una scelta così delicata e concentrarsi sulla vera natura dei genitori del ragazzo, il tutto prenderà poi una piega diversa. Infatti, con il proseguo del racconto, l'attenzione si sposterà più semplicemente su cosa significhi essere un vero genitore. Presentato in concorso al Festival di Cannes 2013, il film si è aggiudicato il Premio della giuria in un'annata particolarmente ricca in cui il Concorso ufficiale era popolato, tra gli altri, anche da Il passato di Asghar Farhadi, A proposito di Davis dei fratelli Coen, Nebraka di Alexander Payne, Solo gli amanti sopravvivono di Jim Jarmusch, Solo Dio perdona di Nicolas Winding Refn, La grande bellezza di Paolo Sorrentino, Venere in pelliccia di Roman Polanski o C'era una volta a New York di James Gray.

4. Un affare di famiglia (2018)

Shoplifters: un'immagine del film
Shoplifters: un'immagine del film

Senza ombra di dubbio, si tratta del titolo più conosciuto e celebrato della carriera di Hirokazu Kore-Eda. Il motivo è semplice: il film vinse la Palma d'oro al Festival di Cannes. Il premio più importante ottenuto dal regista fino a oggi che gli ha permesso di ottenere anche una nomination agli Oscar e una ai Golden Globe per il miglior film straniero. Il tema, ovviamente, è ancora una volta la famiglia. La storia ruota attorno a un nucleo familiare di umili origini che per contribuire al sostentamento dei suoi membri deve compiere dei piccoli furti nei supermercati. Al gruppo si unirà poi la piccola Yuri, figlia di due genitori che non le prestano grande attenzione. Il tema già ampiamente trattato in Father and Son (film che dialoga apertamente con questo nuovo segmento) torna al centro della scena e Kore-Eda si dimostra nuovamente un gigante in grado di camminare senza fare alcun rumore. Oltre all'impianto tematico e narrativo, fa specie notare come Un affare di famiglia sembri avere una marcia in più anche dal punto di vista cinematografico. La prima sequenza, quella del furto al supermercato, è un piccolo capolavoro di messa in scena e di padronanza cinematografica. Se al tutto aggiungiamo anche un perfetto equilibrio tra momenti ampiamente drammatici e altri più leggeri e ironici, ecco allora che con molta probabilità, come è stato già ampiamente sottolineato da altri critici e studiosi, ci troviamo di fronte al personale capolavoro del regista.

Con Shoplifters Koreeda torna a riflettere sui legami familiari

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Venezia 2019: il regista Kore-eda Hirokazu al photocall di Le verità

5. Le verità (2019)

La Verite
Le verità: un'immagine del film

A un anno di distanza dal successo della Palma d'oro, Kore-Eda si cimenta in una sfida mai intrapresa prima nella sua carriera. Le verità è infatti il suo primo film in lingua non nipponica. Si tratta di un progetto molto sentito da parte del regista che qui ricopre anche il ruolo di sceneggiatore e montatore. Il film, presentato in anteprima mondiale al Festival di Venezia dove ebbe l'onore di aprire ufficialmente la kermesse, si basa solidamente sulle interpretazioni dei tre attori principali (Ethan Hawke, Juliette Binoche, Catherine Deneuve) che sono magistralmente diretti dal regista giapponese e restituiscono una genuinità nella messa in scena da fare invidia anche ai migliori. La pellicola non è stata particolarmente amata dal grande pubblico, ma resta un momento importantissimo nel percorso cinematografico dell'autore che qui sposa in pieno lo sguardo occidentale che poco alla volta è riuscito a conquistare grazie alle sue opere. Le verità è un film più complesso di quello che possa sembrare, sfocia lievemente nel metacinema e continua la riflessione sui legami familiari e le relazioni umane tanto care al regista. Sostanzialmente privo di sbavature, il progetto riesce nell'intento di emozionare e toccare le giuste corde per far sposare lo sguardo degli spettatori con quello dei personaggi.

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