La 36esima edizione di Romics ha avuto tra i suoi protagonisti anche Gigi Cavenago, il fumettista, illustratore, concept artist e art director che ha recentemente conquistato un Emmy per il suo lavoro come art director dell'episodio How Zeke Got Religion della serie antologica Love, Death & Robots targata Netflix.
L'artista, attualmente impegnato come visual artist per l'atteso Spider-Man: Beyond the Spider-Verse, ha ricevuto il premio Romics Special.
Nella nostra intervista abbiamo avuto modo di ripercorrere le tappe più importanti della sua carriera e svelare qualche dettaglio della sua esperienza con lo Spider-Verse e il mondo dell'animazione.
La carriera di Gigi Cavenago
Gigi Cavenago si è formato tra la Scuola del Fumetto di Milano e un percorso di grafica pubblicitaria presso l'Istituo Rizzoli, compiendo poi il suo esordio nel mondo dell'editoria nel 2005 ed entrare nel 2008 alla Sergio Bonelli Editore, lavorando alle miniserie Cassidy e Orfani. Nel 2014 ha iniziato il suo lavoro a Dylan Dog, diventandone successivamente il copertinista ufficiale per cinque anni e firmando anche lo storico crossover con Batman, in collaborazione con DC Comics.
Nel 2021 è iniziata la sua collaborazione con Mark Millar, in occasione del terzo volume di The Magic Order, e nel 2023 ha iniziato a collaborare con Netflix Animation come concept artist e character design.
Nel 2024 ha preso il via la collaborazione con Titmouse Studio su alcune sequenze del film Spider-Man: Across the Spider-Verse e come art director della puntata How Zeke Got Religion della serie Love, Death & Robots, conquistando anche un Emmy Award nella categoria Outstanding Individual Achievement in Animation - Production Design e un Annie Award.
Attualmente sta continuando la sua collaborazione con Titmouse, con l'incarico di main character designer, in occasione della serie Mister Miracle prodotta con Warner Brothers, e con Sony Pictures Animation come visual artist per il film Spider-Man: Beyond the Spider-Verse.
Il passaggio dai fumetti all'animazione
Hai iniziato la tua carriera in campo editoriale e ora sei molto attivo nell'animazione, come è stato il passaggio tra queste due realtà?
È stato molto organico e improvviso. Io non ho mai effettivamente calcolato o previsto di andare a lavorare per l'animazione perché mi sembrava un mondo estremamente lontano e, effettivamente, non mi sono mai neanche preparato. Per fortuna viviamo in un mondo in cui ogni cosa è collegata, tramite i social il tuo lavoro gira e tramite il passaparola arriva anche dove tu non puoi neanche calcolarlo o prevedere.
Sono quindi stato chiamato, mi hanno aperto le porte e mi hanno detto: 'Accomodati, adesso ti chiediamo di fare questo e quest'altro'. La mia carriera stava andando già bene, però su dei binari che sentivo di conoscere o che avevo preparato, in qualche modo... Era legata a certe idee, ambizioni e speranze. Sono stato catapultato da tutt'altra parte, sempre con quel mix di sgomento che porta a chiederti: 'Ma che sta succedendo?'. Ma poi c'è la soddisfazione che ti spinge a provare.
Cosa ti ha sorpreso di più di questo mondo?
Non devo dire che mi ha sorpreso perché me la aspettavo, però il fatto che l'animazione sia un medium molto tecnico per cui un sacco di gente è coinvolta: dagli animatori, ai layout artist, ai background artist... C'è tutta una macchina che si mette in moto e quindi tu non puoi più fare troppo di testa tua come con i fumetti, perché ogni decisione che fai in qualche modo va a influenzare tutte queste persone.
C'è la responsabilità del lavoro degli altri in qualche modo e poi ci sono tanti livelli di scrutinio su quello che fai: se in un fumetto è sufficiente che ti metti d'accordo con lo sceneggiatore e sei già in un rapporto con lo sceneggiatore e l'editore, loro sanno già quello che fai e lo apprezzano. Parti comunque da un punto di libertà e di capacità di espressione maggiore.
Nell'animazione ogni vezzo, ogni colpo di testa, ogni cosa che nel fumetto ti dà solo soddisfazione, nell'animazione lo devi giustificare, devi discuterne, devi essere pronto a spiegare quello che stai facendo, quindi il tuo lavoro diventa un pochino più responsabile, un pochino più cerebrale e meno di pancia.
Il ritorno nello Spider-Verse
Sei tornato a lavorare per lo Spider-Verse, come è cambiata la tua esperienza rispetto alla prima volta in cui hai avuto modo di collaborare per portare sul grande schermo le avventure di Spider-Man?
Il fatto è che sto lavorando sul terzo della serie però in un ruolo totalmente diverso. Prima avevo fatto delle brevi sequenze di pochi secondi come layout artist, in pratica creavo l'immagine finale che poi sarebbe stata animata, stavolta sono al lavoro su storyboard e visual development quindi sono praticamente dal lato opposto.
Se prima stavo finendo delle cose, qui stiamo sperimentando anche idee legate alla storia ed è un po' più rilassante perché se prima quello che facevo sarebbe finito proprio sullo schermo, quello che sto facendo negli ultimi mesi è ancora in fase di progettazione: io faccio delle proposte e poi spetta ai registi vedere se quella cosa li può funzionare per quella scena, sempre che poi non cambino la scena o decidano di tagliarla del tutto, è proprio un altro mondo.
Sono così abituato a gente che mi chiama per lo stile finale del disegno che in qualche modo sono anche molto incuriosito e lusingato che qualcuno chieda il mio parere su questioni legate alla storia, alla regia, è più che un parere, sono idee, spunti, è molto divertente.
Stai lavorando anche alla serie Mister Miracle, in che modo sei coinvolto in quel progetto?
Sì, quella è una serie tv, per quello mi avevano chiesto inizialmente di fare l'Art Director, perché sostanzialmente il team è lo stesso di Love, Death and Robots, però io ho tenuto stretto i denti per Love, Death and Robots perché era un corto di 12 minuti. Questa invece è proprio una serie tv da una decina di episodi, da 20 minuti, e non me la sentivo di tenere sulle spalle così tanto lavoro, quindi io mi sono limitato a fare lo studio dei personaggi come Lead Character Designer.
Anche in quel caso la cosa un po' frustrante perché ci sono sono le limitazioni che ti danno. Trattandosi di tanti episodi, tanti minuti di animazione, quello che lo studio Titmouse preparerà andrà poi animato in Corea. Questo vuol dire che il nostro lavoro è stato preparare tutta una serie di regole, di stili, che poi lo studio coreano dovrà imparare e rispettare, quindi è un discorso ancora più tecnico che francamente mi interessa un po' meno, perché c'è tanta tecnica e meno creatività. Da 'fumettaro' mi piace più lavorare di istinto, di pancia, piuttosto che mettere proprio i puntini sulle i.
La collaborazione con la DC
Pensando al tuo lavoro nel mondo dei fumetti non si può non ricordare il crossover tra Dylan Dog e Batman. Ti piacerebbe lavorare al DC Universe, in questa nuova fase curata da James Gunn e Peter Safran?
L'ho pensato, ma non so se succederà. A un certo punto. quando si parlava di Mister Miracle e tutto il resto, qualcuno se ne era uscito con: 'E poi magari ci sarà altro sul fronte Batman', che chiaramente è molto entusiasmante. Bisogna poi vedere, perché io ho la mia idea di Batman e quello di James Gunn ancora non si sa bene come sarà, chi lo farà, oppure se mai ci sarà un cartone animato di Batman, se sarà legato a quell'universo.
Su Mister Miracle, ad esempio, ci abbiamo lavorato a lungo, ma all'inizio sembrava che potevamo avere una certa libertà, poi è uscito il film di Superman, James Gunn ha preso le redini di tutto, e quindi a un certo punto abbiamo dovuto cambiare i character design in base agli attori che eventualmente potrebbero interpretare certi personaggi, anche perché nel suo universo DC vedo che personaggi diversi possono anche fare delle comparsate in film che non gli appartengono...
Ho visto che in Supergirl arriverà Lobo, che in Superman c'erano quelli di Lanterna verde, quindi se anche un domani dovesse esserci un Mister Miracle in carne ed ossa, anche solo per 30 secondi di film, l'attore c'è già e noi abbiamo dovuto cambiare tutto per rendere il personaggio simile a lui.
Il sogno sarebbe fare un cartone animato di Batman in cui ti dicono: 'Fallo come lo faresti tu'.
In passato si è parlato molto anche della possibile serie tv tratta da The Magic Order, progetto attualmente ancora in fase di sviluppo. Cosa pensi ostacoli un adattamento di opere di quel tipo?
Nel caso dei supereroi è che c'è proprio quello che gli americani chiamano la superhero fatigue, il fatto che oramai sono sugli schermi da tanti anni. Considerando che il primo Iron Man era del 2008, sono quasi 20 anni che stanno sfornando serie, film, saghe infinite...
Credo che sia un po' naturale che a un certo punto tutto quanto sembri già un po' visto e rivisto, almeno questo è quello che sento a pelle perché l'avverto anche un pochino da spettatore. I primi film di supereroi avevano una certa attrattiva poi cominci ad averne visti già parecchi, a meno che non comincino a fare un po' come hanno fatto con Joker, per cui tu puoi anche raccontare la tua visione di un personaggio, di un supereroe però slegato da un universo canon prestabilito. Nel caso specifico ho visto che di Miller avevano fatto la serie di Jupiter's Legacy che mi sembra che non sia andata benissimo, quindi mi pare oramai chiaro che Hollywood ragiona molto in termini di: 'Questo è piaciuto ne facciamo ancora, questo non è piaciuto hai chiuso'. Io questa cosa non l'ho mai affrontata direttamente con Miller e quindi non saprei effettivamente, ma da esterno, mi sembra che sia un po' questa la ragione.
I progetti futuri di Gigi Cavenago
Quali sono i tuoi prossimi progetti? Hai intenzione di rimanere nel mondo dell'animazione, ritornare un po' al passato e occuparti di nuovo di fumetti, o metterti alla prova con nuove realtà professionali?
Per quanto mi riguarda i segnali che mi vengono da fuori mi dicono che ci potrebbero essere altri sbocchi sempre su progetti animati o anche cinematografici. I film sono sempre più ricchi e quasi vicino all'animazione, quindi ci potrebbe essere quel coinvolgimento.
Il mio desiderio sarebbe anche di avere un attimo di tregua e provare a tornare a fare fumetti, magari qualche progetto personale, perché questo era un pochino la traiettoria che volevo fare: volevo farmi un nome col fumetto e poi magari ad un certo punto, arrivata una certa notorietà, al momento buono, realizzare il mio fumetto. L'animazione, invece, ha creato questo bivio; per cui da una parte c'è tanta spinta per progetti che però non posso annunciare.
Devo inoltre dire che finché mi chiamano a lavorare sullo Spider-Verse, io ci rimango attaccato perché è una delle cose che mi è piaciuto da subito al cinema. Ultimamente non si vedevano tante cose che mi dessero la gioia da spettatore, quindi ci tengo a restare lì il più possibile e poi si vedrà. Altre cose, francamente no. Io vorrei fare fumetti e mi diverte anche fare animazione.
Cosa ti ha conquistato dello Spider-Verse?
Io non sono mai stato un fan al cento per cento di Spiderman, anche se questo suonerà come una bestemmia, ma nel momento in cui l'ho visto animato con un mondo colorato e ricco come quello che hanno realizzato per questi film d'animazione mi è arrivato tutto all'improvviso. Sono felicissimo che le strade si siano incrociate, anche se appunto ripeto la cosa interessante è che è un progetto così grosso e io sono solo una rotellina piccina piccina, ma tanto felice di farne parte.