Sviluppato dai produttori esecutivi di Lost, Jack Bender e Jeff Pinkner, From è senza dubbio uno degli show più intriganti e avvincenti degli ultimi anni. In perfetto equilibrio tra horror, mistero e dramma psicologico, la serie ci trascina in un luogo senza tempo dove un gruppo di malcapitati si ritrova intrappolato senza alcuna via di fuga, braccato da inquietanti mostri notturni e tormentato da strazianti verità emerse stagione dopo stagione.
Con la quarta stagione da poco approdata su Paramount+, il livello di tensione e la qualità narrativa si confermano altissimi. Il creatore John Griffin continua a traghettare i suoi personaggi verso una spirale di follia che appassiona e cattura, rendendo noi spettatori i primi veri prigionieri di questa angosciante e sinistra cittadina. From è una serie in grado di creare dipendenza: lo fa attraverso colpi di scena magistrali, snodi di trama mai banali e una lore che si svela senza fretta, tenendoci incollati allo schermo.
In occasione del COMICON di Napoli abbiamo avuto l'opportunità di scambiare quattro chiacchiere con due dei volti chiave dello show: Catalina Sandino Moreno e Scott McCord, interpreti di Tabitha e Victor. Insieme a loro abbiamo esplorato il peso dei ricordi, la natura dell'orrore e l'anima più profonda di una delle produzioni televisive più riuscite del momento.
Il peso della memoria e le sfide della nuova stagione
In From, il passato non è mai veramente sepolto ma appare piuttosto come la possibile chiave di volta per comprendere una serie di inspiegabili accadimenti. Mentre Victor rappresenta la "memoria storica" della cittadina - un archivio vivente che però cerca disperatamente di dimenticare i traumi subiti -, Tabitha è spinta dal bisogno opposto: scavare letteralmente nei ricordi per trovare una via d'uscita, una salvezza per la sua famiglia e per gli altri. "È una sfida enorme, specialmente per Victor", spiega Scott McCord riflettendo sull'evoluzione del suo personaggio. "Ma il legame quasi materno che si crea tra loro due serve a uno scopo più grande: arrivare alle risposte. Tabitha è stata fondamentale nell'aiutarlo a superare le sue barriere e a raggiungere i luoghi più difficili della sua mente".
Catalina Sandino Moreno fa eco al collega sottolineando l'inevitabilità e l'importanza di questo percorso: "Le risposte ci sono, dobbiamo solo trovarle. Sapere che Tabitha deve tornare indietro ci fa capire che la verità risiede proprio nei ricordi, nel passato. È questo che cercano di capire in questa stagione".
Cosa fa più paura in un posto in cui i mostri ti sorridono prima di farti a pezzi? Sorprendentemente, non è la minaccia fisica. Entrambi gli attori concordano sul fatto che l'orrore psicologico sia la sfida più ardua, sia da affrontare per i personaggi che da interpretare e rendere sul set. "L'orrore fisico è semplice: vedi il mostro e lo eviti", riflette Sandino Moreno. "Ma poi le due cose si sovrappongono. In questa stagione iniziamo a chiederci: cosa è reale? Questa persona che ho davanti esiste davvero o è frutto della mia mente? C'è un'enorme diffidenza persino verso le cose che sembrano tangibili".
L'anima di From
Nonostante l'oscurità opprimente, il senso di claustrofobia e terrore, From conserva una profonda e malinconica umanità. Alla domanda su quale sia la vera "anima" dello show, l'interprete di Tabitha non ha dubbi: "È la speranza. Nessuno potrebbe sopravvivere in quella città senza. Se tutti fossero privi di speranza, aspetteremmo solo la fine. Invece, la voglia di andarsene e di trovare una soluzione è ciò che ci spinge ad andare avanti".
Un concetto che McCord completa con in modo decisamente più fatalista, tipico del tormentato Victor: "C'è anche la consapevolezza di quanto la paura ci alimenti in qualche modo. Per mantenere viva quella speranza serve una fede cieca, ed è questa la parte più difficile. La vera magia sta proprio lì: usare la speranza per trovare il coraggio di guardare in faccia le risposte più spaventose".
La differenza con la vita reale
La realtà, però, è ben diversa dalla finzione scenica. Quando abbiamo chiesto agli attori cosa farebbero se si trovassero davvero intrappolati nella cittadina, la risposta è stata esilarante nella sua onestà. "Non farei assolutamente niente, aspetterei semplicemente che la morte mi prenda", confessa Catalina ridendo. "Non ho la stoffa dell'esploratrice o il coraggio di fare lo sceriffo. Saremmo bloccati lì, quindi lascerei fare agli altri". Una strategia pienamente condivisa da Scott: "Probabilmente cercherei Catalina nel gruppo, ci rannicchieremmo in un angolo e aspetteremmo la fine. Non saremmo di grande aiuto".