Frank Miller a Roma 2021: “In un film sulla mia vita vorrei fosse Meryl Streep a interpretarmi”

L'incontro di Frank Miller alla Festa del Cinema di Roma 2021, con una sala gremita e tantissimi applausi ad omaggiare le perle di saggezza che ha snocciolato il fumettista, sceneggiatore e regista americano.

INTERVISTA di 23/10/2021

Sala gremita. Applausi. Sono questi quelli che hanno principalmente accompagnato l'appassionato incontro con Frank Miller, fumettista sceneggiatore e regista, artista a 360°, alla Festa del Cinema di Roma 2021. Applausi al suo arrivo sul palco e alla sua uscita di scena, dopo aver firmato qualche autografo, ma anche durante l'incontro, per omaggiare le perle di saggezza che ha snocciolato dopo aver riflettuto sulle risposte da dare alle domande che gli venivano poste. Con lui sul palco Silenn Thomas, regista del documentario Frank Miller: An American Genius presentato proprio alla Festa di Roma. I due si sono conosciuti ai tempi del set di 300, dove lei era giovanissima e in molti, negli anni successivi, le chiedevano come mai non esistesse un documentario sulla vita di Frank Miller. E Miller le disse che forse avrebbe accettato solo se lo avrebbe fatto lei. A quel punto non poteva non farlo.

Influenze cinematografiche e fumettistiche

Sparta
Locandina di L'eroe di Sparta

C'è un film che più di tutti ha influenzato la formazione di Frank Miller in quanto graphic artist: L'eroe di Sparta del 1962, visto in una piccolo cinema. Ciò che lo colpì è che gli eroi morivano alla fine e a quel punto tutto per lui cambiò, ed è da lì che è nato 300. "Dovevo raccontare quella storia a tutti i costi" afferma Miller, ricordando come invece dal lato fumettistico le due maggiori influenze della sua carriera sono state Jack Kirby e Will Eisner. Miller incontrò quest'ultimo al San Diego Comic-Con e lo aveva idealizzato negli anni, "rubando" da lui e imparando molti trucchi dal suo lavoro e sulla scrittura di una storia. Conoscendo l'uomo dietro il fumettista, scoprì una persona magnifica in termini di personalità, carattere e aspirazioni: "Lui vedeva i fumetti come una forma di racconto non infantile e diceva 'Faccio fumetti per gente come me'. Col tempo mi insegnò come farne un business, come combinare passione e mercato. Professionalmente è il tesoro più profondo che custodisco, mi ha insegnato moltissimo l'etica del lavoro". Riguardo un altro gigante della narrazione a fumetti, Stan Lee, Miller lo incontrò per la prima volta quando diventò il disegnatore e poi sceneggiatore di Daredevil. Jim Shooter, all'epoca editor in chief della Marvel, organizzò un incontro di un'ora fra i due. "Entrai nello studio di Stan Lee e non avevo mai conosciuto una persona con una tale energia, mi raccontò cosa lo entusiasmava di Daredevil. I supereroi sono spesso conosciuti per le loro super abilità e non il contrario. Quella conversazione aprì la mia mente come storyteller".

Dietro ogni finestra c'è una storia

Un primo piano di Frank Miller
Un primo piano di Frank Miller

"Dietro ogni finestra c'è una storia" si dice all'inizio del doc. Com'è il processo creativo di Frank Miller? Lui scherza sornione: "Sono entrato in molte finestre, rubando elementi da molte persone. Può essere qualcosa di piccolo visto casualmente per strada o qualcosa di grande che mi è successo personalmente. È la mia funzione raccontare storie, è per questo che sono qui. Credo molto nell'importanza dello storytelling e nel ruolo dello storyteller. Le persone che hanno la fortuna di fare un lavoro come il mio sono i diretti discendenti dei cavernicoli che raccontavano cosa succedeva nella foresta attorno al fuoco. È una grande tradizione di cui sono fiero di far parte". Alla domanda se gli antichi eroi greci se sono il corrispettivo dei moderni supereroi dei comics, Miller non poteva che rispondere "sì" (in italiano). Non solo antica Grecia ma anche antica Roma: Miller vorrebbe raccontare anche quella in suo prossimo lavoro ma dovrebbe documentarsi, perché non è abbastanza preparato a riguardo. È sempre stato uno studente terribile ma quando si tratta di prepararsi per un suo lavoro è tutta un'altra storia.

300: la narrazione e l'estetica del fumetto di Frank Miller al servizio del cinema

La nascita di 300 e Sin City

Una scena del film 300
Una scena del film 300

"Oggi realizzare 300, a livello tecnico, sarebbe stato più facile. All'epoca aiutò il fatto che stavamo già facendo Sin City e quindi c'era un precedente, e aver coinvolto tutti dall'inizio come Zack Snyder e Robert Rodriguez. Tra l'altro è interessante notare come entrambe le pellicole siano molto fisiche e mascoline come storie, ed entrambi i registi citati siano in forma e mascolini. Ricordo che Zack addirittura si allenò con il cast, rinvigorendo tutta la troupe". L'origin story di Sin City poi è divertente e stimolante come molte tappe della carriera di Miller: "Ho iniziato la mia carriera scrivendo RoboCop 2, una prima esperienza a Hollywood un po' traumatica perché lo riscrissi così tante volte che non riconoscevo più lo script, alcuni film nascono maledetti e questo ci andava molto vicino. A quel punto mi dissi che avrei fatto un fumetto che non avrebbe mai potuto essere trasposto sul grande schermo e realizzai ironicamente Sin City. Poi mi chiamò Rodriguez dal Texas e gli dissi di no, ma lui mi richiamò qualche tempo dopo chiedendomi di raggiungerlo per girare solamente un test di pochi minuti con alcuni suoi amici che si sarebbero prestati a fare da attori. In realtà tra gli amici c'era Josh Hartnett e il test era la scena d'apertura del film. A quel punto accettai perché mi piacque molto quello che vidi".
Il mondo del cinema lo ha sempre affascinato e non ci ha mai visto aspetti positivi e negativi ma piuttosto ritiene i film la più potente forma di storytelling al mondo e quindi vuole dannatamente giocare nella "premiere league" dell'arte.

Jessica Alba in una scena del film Sin City
Jessica Alba in una scena del film Sin City

Continua Miller: "Un aspetto meno felice era avere tanti capi sopra di lui e meno libertà, ma grazie alla grande fiducia che lo studio di produzione aveva in Robert non ci furono grandi ingerenze da parte loro". Sul fatto che dopo Sin City e 300 ci sia stato un boom di fumetti al cinema, di vario genere, non può dire che se lo sarebbe aspettato, ma ci sperava: "Devi trovare uno come Robert Rodriguez con una visione precisa e una volontà di ferro. Dei avere dei true believers". Ed è sempre lui ad averlo convinto a fare il sequel Sin City - Una donna per cui uccidere, dopo l'esperienza da solista per The Spirit, perché "Robert è un grande osservatore terribilmente intelligente e mi ha insegnato quali erano i miei punti di forza, non solo i suoi. Fu molto bella la risposta del cast quando capii che mi sarei potuto appoggiare a loro come loro si appoggiavano a me. Avemmo conversazioni molto stimolanti. Sono un regista molto strano nel dire che amo gli attori e amo vedere il loro processo creativo. Saranno anche dei narcisisti ma non mi piace tenerli a distanza".

Un caffè con Frank Miller: dal cuore di Batman all'anima di Sin City

Miller e le saghe cinematografiche

Sin City - Una donna per cui uccidere: Frank Miller, Robert Rodriguez e Mickey Rourke sul set green screen
Sin City - Una donna per cui uccidere: Frank Miller, Robert Rodriguez e Mickey Rourke sul set green screen

Tra tutti questi blockbuster cinematografici di stampo fumettistico c'è qualcuno che lo ha colpito in particolare? "Sono sicuro che ci sia, mettiamola così" risponde sempre sornione. Per poi aggiungere: "Mi posso accodare alla risposta di Silenn e farla diventare la mia?" scherzando sul fatto che lei ha risposto dicendo che ha molto apprezzato lo Spider-Man di Tom Holland e la Wonder Woman di Gal Gadot perché li poteva vedere con sua figlia e intrattenevano, un po' come andare a vedere i Pirati dei Caraibi.

Il suo rapporto da spettatore con Star Wars e Il Signore degli Anelli? Bellissimo, lui ha amato Star Wars fin dagli inizi, e anche Star Trek, d'altronde molti di questi univano epicità, samurai e un'influenza kirbiana. Con personaggi così ben caratterizzati e che funzionavano così bene. Ci sono ancora territori da esplorare, man mano che la tecnologia fa progressi in campo cinematografico, è il potere del medium. Lo scroscio maggiore di applausi è arrivato alle risposte alle domande: In un film sulla sua vita chi vorrebbe la interpretasse? "Meryl Streep, potrebbe interpretare anche Godzilla e sarebbe assolutamente credibile" e sull'opera preferita fra quelle che ha realizzato: "Voi avete dei figli? Chi è il vostro preferito?"

Il regista Frank Miller sul set del film The Spirit
Il regista Frank Miller sul set del film The Spirit

Nel documentario Frank Miller - American Genius si parla spesso di Johnny Cash, questo non solo perché è un grande cantante ma soprattutto per Miller c'è sempre una storia nelle sue canzoni, molto potente e molto forte. Bob Dylan è l'altro suo altro eroe musicale. Infatti se Silenn Thomas dovesse descrivere cosa rappresenta per lei Frank Miller direbbe "Non è solo sensibile. Nessun altro ha il coraggio di scavare così tanto a fondo nello storytelling" e Miller non poteva che visibilmente sciogliersi a questa descrizione. Ma il lavoro di Miller è una grande metafora del lato oscuro dell'America? In realtà no perché racconta tanto storie dark quanto speranzose. Molti eroi muoiono ma è il credere negli eroi la vera speranza, la cosa più importante. A questo punto della sua carriera - dopo aver rivoluzionato il mondo del fumetto moderno e contemporaneo - ha avuto abbastanza successo da poter fare le storie che preferisce, ma si sente costantemente come un bambino in un negozio di caramelle: vorrebbe sperimentarne tante di nuove ma deve sceglierne una: "Ci sono infinite possibilità in questo lavoro, al momento voglio mostrare al mondo che i fumetti possono fare tutto". Poi continua: "Se ripenso al Frank bambino, spaventato, anche se non ricordo bene da cosa, che trovava conforto nei fumetti, lo abbraccerei e gli direi che gli voglio bene".

Comicon 2018: la grazia di Milo Manara contro la violenza di Frank Miller

Fumettisti italiani e animazione

Comicon 2018: Frank Miller e Milo Manara all'incontro con il pubblico
Comicon 2018: Frank Miller e Milo Manara all'incontro con il pubblico

"Fare fumetti mi ha permesso di non dovermi esporre in pubblico. Disegno così che le persone possano vedere" quindi difficilmente ciò che disegna rimane solamente per lui. A proposito dei fan che spesso si presentato trasvestiti da cosplayer di qualche suo fumetto o film, Miller ricorda un aneddoto di quando era piccolo e vedeva il Superman televisivo di George Reeves. Si era così appassionato che sua madre gli cucì un costume in bianco e nero (perché così lo vedevano in tv) che tenne sotto i vestiti finché non si consumò. Tra i fumettisti italiani che ha conosciuto ricorda il bellissimo rapporto con Milo Manara - non si sono visti moltissime volte ma in quelle occasioni è stato intenso e stimolante: conobbe i suoi lavori quando aprì Forbidden Planet in New York, uno store che aprì la strada a molti fumettisti. Lo stupì il fatto che anche Manara conoscesse i suoi lavori. Ma anche Tanino Liberatore, Hugo Pratt, il cui lavoro insieme a Moebius influenzò la sua saga di Ronin, che molto doveva al fumetto europeo: "Lo conobbi a Lucca Comics durante la colazione in hotel. Vedevo che mi fissava e poi mi venne incontro. È stato come conoscere Raymond Burr l'interprete di Perry Mason (ride)". Ha amato anche fumetti non supereroistici, strisce quotidiane come i Peanuts, Calvin & Hobbes e altri: "Carl Barks (l'autore di Zio Paperone e così via, ndr) penso stia nel pantheon dei fumettisti accanto a Eisner e compagnia". Anche Federico Fellini tra i registi italiani ha costruito un mondo fantastico che lo affascina, ma di cui non conosce ancora abbastanza e vorrebbe approfondire. Continua parlando della propria infanzia: "Sono cresciuto con la Disney come tutti e ho i dvd dei miei classici preferiti, da Pinocchio a La Spada nella Roccia e Biancaneve. Ho perso contatto con l'animazione negli ultimi anni. Con la tecnologia la tecnica si è evoluta in meglio però ha perso un po' la magia di un tempo".

Frank Miller: la paura di Batman, il buio di Daredevil, il senso della nostalgia

Creatività in tempo di pandemia

Sin City - Una donna per cui uccidere: Frank Miller, Robert Rodriguez e Mickey Rourke sul set green screen
Sin City - Una donna per cui uccidere: Frank Miller, Robert Rodriguez e Mickey Rourke sul set green screen

Sul politically correct che oggi potrebbe limitare la creatività, Frank Miller si trova d'accordo con Tarantino, il quale ha dichiarato durante il suo incontro alla Festa di Roma 2021 di continuare a fare come vuole nei suoi film. "Penso che la crisi sanitaria attuale abbia acuito il nostro puritanesimo, rendendoci timorosi di ciò che c'è là fuori. Le persone quando sono spaventate, tendono a ritrarsi nel loro conservatorismo in modo quasi istintivo. Ci sarà un tempo in cui avremo film che esamineranno ciò che stiamo vivendo come periodo storico. Mi ricorda quando ero piccolo e c'era il terrore per le bombe nucleari. Questa è più una guerra biologica che una Guerra Fredda. Sembra l'Apocalisse anche a causa del cambiamento climatico. Ci colpisce sia psicologicamente che artisticamente. Magari nel mio prossimo lavoro potrei analizzarlo io. Ma sarà una comedy, vi avviso". Proprio l'emergenza sanitaria e le conseguenti restrizioni, hanno permesso a molti di scoprire serie più o meno recenti; per Miller invece è stato un ritorno al passato: "Ho guardato soprattutto vecchi film e non serie tv. Ho usato questo tempo per rinfrescare i miei studi di opere più vecchie. Non sono in generale un fan della serialità perché nella ricca offerta di oggi non ho la voglia di scavare per trovare qualcosa di valido, anche se so che c'è". Hanno chiuso l'incontro le toccanti parole di Silenn Thomas: "Girando il documentario ho potuto vedere il rapporto di Frank Miller con i propri fan dei fumetti, che è stata una scoperta straordinaria perché rispetto a noi registi di cinema è un rapporto molto più diretto, ho scoperto una comunità molto speciale".