Film di James Bond: in che ordine (cronologico) vederli

Ecco in quale ordine cronologico vedere (o rivedere) tutti i film di James Bond: da Agente 007 - Licenza di uccidere a Spectre, aspettando l'arrivo di No Time To Die.

APPROFONDIMENTO di 13/07/2020
Sean Connery in 007 Licenza di Uccidere
Sean Connery in 007 Licenza di Uccidere

Elegante. Infallibile. Iconico. James Bond, nell'arco di quasi sessant'anni, si è affermato come uno dei personaggi più apprezzati dal pubblico internazionale, ritagliandosi uno spazio rilevante nella moda e nel costume in generale, e introducendo nell'immaginario collettivo intramontabili elementi: dal Vodka Martini agitato non mescolato, fino ai sofisticatissimi orologi, senza dimenticare la storica Aston Martin DB5. Un mito che continua a rinnovarsi: accadrà anche in occasione del venticinquesimo capitolo, No Time To Die, la cui uscita è prevista prossimamente. Prima del suo arrivo, quale momento migliore per rivedere più titoli della saga, o magari effettuare un rewatch integrale? Per essere sicuri di non tralasciare alcun dettaglio, però, occorre innanzitutto stabilire in che ordine guardare i film di James Bond.

"Il doppio zero della sua sigla l'autorizza a uccidere, non ad essere ucciso": è una regola fondamentale che Bond deve tenere a mente, come gli ripete M (capo dei servizi di spionaggio per l'estero di Sua Maestà britannica, l'MI6) nel primo capitolo della saga, Licenza di uccidere (Dr. No nella versione originale). Dotato delle più sofisticate armi, di sopraffina intelligenza, di una resistenza fisica straordinaria (è anche comandante della Marina Militare), di un fascino irresistibile e di un sense of humor proverbiale, 007 (questo il suo numero identificativo) è stato creato nel 1953 dallo scrittore britannico Ian Fleming, autore di dodici romanzi e due raccolte di storie che hanno rappresentato la fonte essenziale per la maggior parte delle opere della serie cinematografica, realizzata dalla EON Productions (appartenente alla holding Danjaq, responsabile dei diritti d'autore e di qualunque aspetto che riguardi Bond sullo schermo), la quale fa riferimento ai fondatori Albert R. "Cubby" Broccoli e Harry Saltzman, ed in seguito ereditata da Barbara Broccoli e Michael G. Wilson.

Una foto di Roger Moore
Una foto di Roger Moore

Dal 1962, anno d'esordio al cinema, James Bond è stato raccontato attraverso 25 film e sei attori che lo hanno interpretato. Dal leggendario Sean Connery all'ingiustamente bistrattato George Lazenby, passando per Roger Moore, Timothy Dalton e Pierce Brosnan, giungendo al glaciale Daniel Craig il quale si appresta a concludere un importante percorso di cinque film. Con il passare del tempo, è profondamente cambiato lo sfondo socio-politico nel quale le pellicole di 007 sono state ambientate, così come le tecnologie di cui l'agente segreto dispone e la struttura dello stesso servizio di spionaggio britannico. Ma anche i nemici sono cambiati: eliminata nella fase iniziale la spietata SP.E.C.T.R.E (SPecial Executive for Counter-intelligence, Terrorism, Revenge and Extortion), Bond ha dovuto in seguito affrontare criminali di varia estrazione e di straordinaria pericolosità, per poi tornare nuovamente a confrontarsi, con il riavvio della serie in Casino Royale (2006), con il più antico e temibile degli avversari.

Craig in una scena del film Casino Royale
Craig in una scena del film Casino Royale

Per inoltrarci nei particolari della serie e delle fasi che l'hanno caratterizzata, procediamo con il riepilogo di tutti i film con James Bond realizzati finora, con riferimento esclusivo alla saga ufficiale, senza quindi considerare le poche opere apocrife le quali, per la verità, non hanno lasciato alcun segno (basti citare il non indimenticabile Mai dire mai del 1983).

Ecco in che ordine cronologico vedere i film di James Bond in base alle pellicole uscite finora:

  • Agente 007 - Licenza di uccidere (1962)
  • A 007, dalla Russia con amore (1963)
  • Agente 007 - Missione Goldfinger (1964)
  • Agente 007 - Thunderball (Operazione Tuono) (1965)
  • Agente 007 - Si vive solo due volte (1967)
  • Agente 007 - Al servizio segreto di Sua Maestà (1969)
  • Agente 007 - Una cascata di diamanti (1971)
  • Agente 007 - Vivi e lascia morire (1973)
  • Agente 007 - L'uomo dalla pistola d'oro (1974)
  • La spia che mi amava (1977)
  • Moonraker - Operazione spazio (1979)
  • Solo per i tuoi occhi (1981)
  • Octopussy - Operazione piovra (1983)
  • 007 - Bersaglio mobile (1985)
  • 007 - Zona pericolo (1987)
  • 007 - Vendetta privata (1989)
  • GoldenEye (1995)
  • Il domani non muore mai (1997)
  • Il mondo non basta (1999)
  • La morte può attendere (2002)
  • Casino Royale (2006)
  • Quantum of Solace (2008)
  • Skyfall (2012)
  • SPECTRE (2015)
  • No Time To Die (2020)

N.B.: Da qui in avanti l'articolo contiene piccoli spoiler per chi non avesse visto tutti i lungometraggi.

Le origini di 007 (1962-1971)

Diana Rigg e George Lazenby in una scena del film Agente 007, al servizio segreto di sua maestà
Diana Rigg e George Lazenby in una scena del film Agente 007, al servizio segreto di sua maestà

I tratti distintivi che resero Agente 007, licenza di uccidere una novità assoluta nel panorama cinematografico (e che andranno a caratterizzare negli anni la serie) erano chiari fin da subito. Già dalla sequenza d'apertura, la cosiddetta gunbarrel, che mostra la canna di una pistola in fondo alla quale un uomo in smoking (ovvero Bond) cammina, ponendosi poi al centro e sparando a colui che regge quell'arma, dando così avvio ai titoli di testa, ideati da Maurice Binder e arricchiti dalle animazioni di Trevor Bond. Uno dei particolari più iconici di ogni titolo della serie: sia la sequenza gunbarrel che i titoli cambieranno un film dopo l'altro, divenendo sempre più ricercati; la canzone d'apertura, invece, diverrà consuetudine da Agente 007, missione Goldfinger in poi (eccezion fatta per Dalla Russia con amore, dove viene inserita nel finale, e in Al servizio segreto di Sua Maestà, introdotta attorno metà film). Ciascuno di questi dettagli ha contribuito a rendere immediatamente riconoscibile la serie e ad introdurre lo spettatore dentro ogni pellicola insieme al protagonista, già impegnato in una missione dal prologo; tranne che in Licenza di uccidere, dove l'ingresso in scena di 007 avviene dopo i titoli, con la battuta che lo ha reso celebre sulle note del tema composto da Monty Norman: "Bond. James Bond."

La locandina di Agente 007, licenza di uccidere
La locandina di Agente 007, licenza di uccidere

Da qui il mito prende vita, affermandosi nel giro di pochi anni e sovrapponendosi ai romanzi di Fleming, che vengono utilizzati rispettosamente e adattati secondo le esigenze cinematografiche della produzione. Terence Young, Guy Hamilton, Lewis Gilbert e Peter Hunt sono i registi dell'epoca di Sean Connery, protagonista di sei film tra il 1962 e il 1971, ma non ne Al servizio segreto di Sua Maestà, poiché l'attore britannico aveva deciso di abbandonare il ruolo dopo i primi cinque film e venne così sostituito dall'australiano George Lazenby. Connery, ancora oggi ritenuto il Bond cinematografico ideale, tornò poi in Una cascata di diamanti, dove chiuse il suo percorso nei panni di 007. Anche i personaggi collaterali erano impersonati dagli stessi attori (Bernard Lee come "M", Lois Maxwell come "Miss Moneypenny", Desmond Llewelyn come "Q" dal terzo capitolo in poi); le protagoniste, invece, erano interpretate da un'attrice differente in ogni film: da Ursula Andress a Daniela Bianchi, da Honor Blackman a Claudine Auger, chiudendo con Jill St. John. Se è vero che la Andress resta la prima e la più iconica, la più importante è però Diana Rigg, la quale recitò accanto a Lazenby nel ruolo di Tracy, il vero amore e prima (e unica) moglie di Bond: tanto bella quanto sfortunata, e assolutamente indimenticabile. Il film è ancora oggi uno dei capitoli più importanti della serie. Anche per questo la decisione di Connery rimase quantomeno singolare, soprattutto perché i sette film della prima fase erano concatenati narrativamente proprio attraverso la storia (anche personale) di 007. Sebbene le trame fossero slegate una dall'altra nei primi quattro film, Bond porta a termine missioni apparentemente impossibili (tra cui la più celebre, quella Goldfinger), e invecchia insieme all'attore scozzese, scegliendo infine di dedicarsi alla vita privata prima di dover tornare in azione in cerca di vendetta contro la SPECTRE e Ernst Stavro Blofeld, il nemico di 007 per antonomasia. L'organizzazione criminale era stata introdotta già da Dr. No in Licenza di uccidere, rappresentando l'obiettivo principale che Bond dovrà abbattere in ogni missione: prima i suoi esponenti (lo stesso scienziato folle interpretato da Joseph Wiseman nel primo film, quindi Emilio Largo in Thunderball, reso splendidamente da Adolfo Celi) infine proprio il numero uno Blofeld, che appare consecutivamente in Si vive solo due volte, Al servizio segreto di Sua Maestà e Una cascata di diamanti, interpretato da tre diversi attori (rispettivamente Donald Pleasence, Telly Savalas e Charles Gray). Proprio in questi tre film la questione tra Blofeld e 007 diviene personale, e verrà risolta a favore di Bond soltanto nell'ultimo capitolo. Blofeld verrà citato nuovamente nel prologo di Solo per i tuoi occhi (1981), dove verrà definitivamente eliminato (anche per una lunga controversia sui diritti d'autore sul personaggio). Farà il suo ritorno, ovviamente in una nuova linea narrativa, in SPECTRE (2015).

Agente 007 - Licenza di uccidere: Joseph Wiseman in una scena del film
Agente 007 - Licenza di uccidere: Joseph Wiseman in una scena del film

L'ordine di uscita della prima fase, alle origini di James Bond, è dunque la seguente: Licenza di uccidere (1962), Dalla Russia con amore (1963), Missione Goldfinger (1964), Thunderball - Operazione Tuono (1965), Si vive solo due volte (1967), Al servizio segreto di Sua Maestà (1969), Una cascata di diamanti (1971). Seguire l'ordine cronologico è estremamente importante, soprattutto per quanto riguarda gli ultimi tre capitoli, dove la sfida tra 007 e Blofeld entra nel vivo, nonostante vengano appunto interpretati da attori differenti. Così si potrà ricavare una visione d'insieme sia dell'evoluzione di Bond che dei personaggi che ruotano attorno a lui, per poi giungere a uno scontro conclusivo che chiude idealmente il cerchio narrativo.

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Roger Moore in una scena del film Octopussy operazione piovra
Roger Moore in una scena del film Octopussy operazione piovra

Rispetto ai classici film di spionaggio, nella serie di James Bond non ci si è sempre soffermati sulla netta divisione tra Occidente e Oriente, ovvero tra Stati Uniti d'America e Unione Sovietica. Del resto, il fulcro della produzione della serie è sempre stato britannico: proprio il Regno Unito, progressivamente indebolito con il declino del Commonwealth e trovatosi tra i fuochi delle due superpotenze, è rimasto spesso fuori dallo scacchiere principale della politica internazionale (come del resto l'allora Comunità economica europea). Se, da una parte, è sempre stata evidenziata la collaborazione tra MI6 e CIA, rappresentata dall'agente statunitense Felix Leiter (legato a Bond da una storica amicizia e diverse missioni), non è inusuale un'unione di intenti, anche indiretta, con i servizi segreti sovietici, soprattutto quando il nemico da affrontare è comune e la minaccia diventa globale. È uno dei temi ricorrenti nei tre decenni che compongono la fase centrale della saga di 007, che sposta sempre più spesso il racconto al di fuori dall'Europa (dall'America all'Asia, e persino nello Spazio!) ma non dimenticando le meraviglie del vecchio Continente, inclusa l'Italia, location ricorrente in diversi capitoli. Alle riprese esterne e in studio vengono aggiunti effetti speciali tecnologicamente avanzati, scenografie complesse, armi, gadget e mezzi talmente sofisticati da risultare, in qualche circostanza, inverosimili. D'altra parte, un progressivo cambiamento è stato possibile grazie a Roger Moore. Un attore brillante e raffinato, dotato di grande autoironia: qualità che gli hanno consentito di regalare credibilità al personaggio anche quando la tendenza ad alleggerire gli aspetti drammatici e d'azione la stava per togliere alla serie. Infatti, titoli come Vivi e lascia morire (film del 1973 che ha il brano d'apertura forse più amato della saga, quel Live and let die cantato da Paul McCartney e dai suoi Wings), L'uomo dalla pistola d'oro (1974) e La spia che mi amava (1977) rappresentano un deciso cambio di rotta (solo anticipato da Una cascata di diamanti) e mantengono un buon compromesso tra i vari elementi, a differenza dei quattro capitoli seguenti, che risultano spettacolari ma in alcuni passaggi decisamente meno innovativi, anche a causa del fatto che il materiale originale di Ian Fleming era giunto agli sgoccioli. Un problema, quest'ultimo, che sarà ancora più evidente in Zona pericolo (1987) e Vendetta privata (1989), gli ultimi film il cui soggetto trae spunto dagli scritti dell'autore britannico e nei quali sembra essersi dispersa l'originalità che da sempre aveva caratterizzato la serie. Un aspetto che comunque non ha diminuito la popolarità di 007 e della saga la quale, nonostante alti e bassi, proseguì a macinare incassi anche negli anni '80, conclusi con un nuovo protagonista, dopo il ritiro di Moore dal ruolo (al termine del settimo film, più di chiunque altro). Fu scelto Timothy Dalton, che univa eleganza a buone doti attoriali, per quanto sia stato spesso meno considerato. Come fu per Lazenby, egli pagò il peso di arrivare dopo un interprete che aveva invece avuto il tempo di caratterizzare 007 in ogni piccolo dettaglio.

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Sophie Marceau e Pierce Brosnan in 007, il mondo non basta
Sophie Marceau e Pierce Brosnan in 007, il mondo non basta

Negli anni '90, dopo un periodo di pausa mai così lungo, la serie venne rilanciata con due nuovi ingressi: il Bond di Pierce Brosnan e la M di Judi Dench, che andranno a comporre una coppia indissolubilmente legata nelle varie missioni che 007 si troverà ad affrontare. L'esempio concreto è quello de Il mondo non basta (1999), dove Elektra King, il villain interpretato dalla magnetica Sophie Marceau, ordirà un piano diabolico per vendicarsi di M: soltanto Bond potrà salvare il suo capo e punto di riferimento. Da GoldenEye (1995) a La morte può attendere (2002), la saga inanellerà un successo di botteghino dietro l'altro, per quanto l'altissimo tasso spettacolare di ogni pellicola prenderà nettamente il sopravvento sulla scrittura, spesso sacrificata dalla preponderante vocazione action propria dei registi che si alterneranno in questo periodo.

Timothy Dalton e Maryam d'Abo in una scena del film Agente 007, zona pericolo
Timothy Dalton e Maryam d'Abo in una scena del film Agente 007, zona pericolo

L'ordine di uscita della seconda fase, lunga trent'anni, è dunque la seguente: Vivi e lascia morire (1973), L'uomo dalla pistola d'oro (1974), La spia che mi amava (1977), Moonraker - Operazione spazio (1979), Solo per i tuoi occhi (1981), Octopussy - Operazione piovra (1983), Bersaglio mobile (1985), Zona pericolo (1987), Vendetta privata (1989), GoldenEye (1995), Il domani non muore mai (1997), Il mondo non basta (1999), La morte può attendere (2002). Anche in questo caso, seguendo l'ordine cronologico, si potrà cogliere perfettamente l'evoluzione del personaggio, soprattutto per quanto concerne i quattro titoli con Brosnan protagonista. Andando avanti di pari passo con gli anni, è inoltre possibile apprezzare il cambiamento tecnologico, storico e politico dentro al quale Bond si muove, con i nemici che appaiono sempre meno identificabili ideologicamente.

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Daniel Craig in una sequenza del film Casino Royale
Daniel Craig in una sequenza del film Casino Royale

Ma occorreva portare James Bond nel futuro. E come? Attraverso il reboot della serie, esattamente come aveva fatto appena un anno prima la Warner Bros. Pictures affidando a Christopher Nolan la rinascita di Batman sul grande schermo: tornare nuovamente alle origini per rendere 007 contemporaneo. Dopo aver finalmente acquisito i diritti sul romanzo Casino Royale, il primo nel quale Fleming raccontava Bond, EON affidò agli sceneggiatori Neal Purvis, Robert Wade, Paul Haggis e al regista Martin Campbell il compito di realizzare un film dall'omonimo titolo. Come nuovo Bond, venne scelto l'attore britannico Daniel Craig: glaciale, fisicamente perfetto, dai metodi rudi ma sempre elegante sia in servizio che al di fuori di esso. Uno 007 moderno che parte dall'ottenimento del doppio zero e dalla sua prima missione, per poi dedicarsi a inseguimenti, sparatorie, scontri fisici e una partita a poker che farà la storia della saga. Accanto a lui, la donna che rappresenterà l'amore ideale spezzato troppo presto e per questo estremamente doloroso: Vesper Lynd, interpretata magnificamente da Eva Green, diamante di un cast completato da Judi Dench (che torna nel ruolo di M, anche lei ripartendo da capo), Mads Mikkelsen (nella parte del villain Le Chiffre), Giancarlo Giannini (Mathis), Jeffrey Wright (Felix Leiter), Jesper Christensen (Mr. White) e Caterina Murino (Solange Dimitrios). Casino Royale incassò oltre 610 milioni di dollari nel mondo, rilanciando in grande stile la serie: rinnovandola, restituendole profondità narrativa e rafforzando la qualità spettacolare, sfruttando al meglio ogni componente del cinema d'intrattenimento del nuovo secolo (tra cui effetti visivi, effetti speciali, grande dispiegamento di mezzi di scena, stuntman).

Daniel Craig in una scena del film Quantum of Solace
Daniel Craig in una scena del film Quantum of Solace

Al primo capitolo seguirà Quantum of Solace (2008), curiosamente tra i film di minor durata della serie ma con alcune delle sequenze d'azione più complesse di sempre. Bond, in cerca di vendetta dopo l'uccisione di Vesper (per la quale nutre ancora amore ma anche un profondo rancore, temendo di essere stato tradito), dovrà scavare all'interno dell'organizzazione terroristica che ha provocato la fine della ragazza, giungendo a un altro componente della cosiddetta Quantum, ovvero Dominic Greene (interpretato da Mathieu Amalric).

007 - Skyfall: Daniel Craig, in una scena del film, di nuovo nei panni di James Bond
007 - Skyfall: Daniel Craig, in una scena del film, di nuovo nei panni di James Bond

Dopo un altro successo di critica e pubblico, la saga entrò così nel decennio appena trascorso con Skyfall, il primo dei due film diretti da Sam Mendes, mentre a Purvis e Wade venne affiancato alla sceneggiatura John Logan. E la dimensione della serie compì un ulteriore passo in avanti, attraverso il film che si rivelerà come il più cupo e drammatico nella storia di 007. Nello scontro epocale con Raoul Silva (interpretato da Javier Bardem), Bond dovrà prima risorgere, poi rientrare sul campo di battaglia e infine dirigersi a una resa dei conti lì dove, per lui, tutto ebbe inizio, cercando di difendere fino allo stremo delle forze M, che qui appare come la madre che James non ha mai avuto (egli è infatti orfano da quand'era bambino). Mendes omaggia Il cavaliere oscuro, Heat - La sfida e regala un finale d'antologia. Skyfall vinse due Oscar (per la meravigliosa canzone di Adele e Paul Epworth e per il montaggio sonoro) e giunse alla cifra record di oltre 1,108 miliardi di dollari di incasso.

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Spectre: Daniel Craig salta sui tetti di Mexico City
Spectre: Daniel Craig salta sui tetti di Mexico City

Con il successivo capitolo, Mendes e il gruppo di autori hanno chiarito il quadro attorno a Quantum e ai villain dei tre film precedenti, riportando in scena la SPECTRE e soprattutto Ernst Stavro Blofeld (interpretato da Christoph Waltz), che inizialmente si presenta a Bond come Franz Oberhauser. Qui la storia del personaggio è stata profondamente cambiata, rispetto alle origini degli anni '60: egli sarebbe infatti legato personalmente a James, e avrebbe architettato un disegno tragico attorno agli affetti più stretti di 007 (soprattutto Vesper e M) soprattutto per vendetta, oltre che per perseguire gli interessi dell'organizzazione criminale di cui è il vertice. Un ribaltone inatteso e coraggioso, che propone elementi già noti agli appassionati della serie ma attraverso una diversa prospettiva. Per quanto, complessivamente, il film risulti decisamente meno convincente e compiuto rispetto a Skyfall.

Spectre: l'attrice Léa Seydoux interpreta Madeline
Spectre: l'attrice Léa Seydoux interpreta Madeline

007 Spectre ha comunque ottenuto oltre 880 milioni di dollari al botteghino globale. E così Craig, che aveva un contratto per quattro film, dopo una lunga trattativa con i produttori ha deciso di tornare per la quinta (e ultima) volta nel ruolo dell'agente segreto in No Time to Die, la cui uscita è (situazione internazionale permettendo) attualmente prevista nel Novembre di quest'anno, per la regia di Cary Fukunaga (che ha sostituito Danny Boyle in corsa). Nel film, troveremo un James Bond ormai uscito dai servizi segreti. La vita tranquilla in Giamaica durerà però ben poco: un giorno, va a trovarlo il vecchio amico Felix Leiter, agente della CIA, per chiedere il suo aiuto ancora una volta. Quella che appare come una missione per salvare uno scienziato rapito si rivelerà molto più insidiosa del previsto, e porterà Bond sulle tracce di un misterioso criminale armato di una nuova pericolosa tecnologia, mentre le certezze che aveva riposto in Madeleine Swann, la donna della quale si era innamorato, sembrano sgretolarsi. Nel cast ritroveremo gli attori introdotti nei due film precedenti: Ralph Fiennes, Ben Whishaw, Naomie Harris e soprattutto Léa Seydoux, nel ruolo di Madeleine. Insieme a loro anche Lashana Lynch, Ana De Armas, Rami Malek e i ritorni di Rory Kinnear, Jeffrey Wright e Christoph Waltz.

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No Time To Die: Daniel Craig in una foto dal set

L'ordine di uscita della fase contemporanea della serie di James Bond è dunque il seguente: Casino Royale (2006), Quantum of Solace (2008), Skyfall (2012), SPECTRE (2015) e il prossimo No Time To Die (2020). In attesa dell'arrivo del quinto capitolo, è ancora una volta necessario seguire l'ordine cronologico, l'unico possibile per apprezzare gli elementi narrativi che sono stati aggiunti tra una pellicola e l'altra, di pari passo con l'evoluzione straordinaria del Bond interpretato da Craig il quale, all'età di 51 anni, sarà il secondo 007 più anziano, dietro soltanto a Roger Moore, che in Bersaglio mobile era ormai cinquantasettenne. Per Craig vi è comunque un altro primato: è l'attore che ha portato sullo schermo l'agente segreto britannico nell'arco di tempo maggiore, ovvero quattordici anni. Insuperabile.