Essere i primi non è mai facile, e a Erica - Una detective per caso, la fiction con Vanessa Incontrada (che termina stasera su Canale 5), è toccato aprire la stagione delle serialità da prima serata.
Sei episodi, distribuiti in tre puntate, per far conoscere al pubblico italiano (almeno a quello che non aveva dimestichezza alcuna con le sue storie) il personaggio nato dalla penna della svedese Camilla Läckberg, già protagonista di una serie francese, da cui quella italiana è tratta.
Erica Falck e Patrik Hedström diventano così Erica Magliani e Leonardo Carrese, lontani dalla Fjällbacka dei romanzi, abitanti invece di una Piombino mai così violenta e misteriosa. La protagonista interpretata da Vanessa Incontrada è una scrittrice di thriller che torna nella sua cittadina natale dopo la morte dei genitori, trovandosi coinvolta subito in un caso di omicidio. Il suo modo di osservare le persone e la familiarità con i meccanismi del giallo la spingono a fare domande e seguire piste, finendo inevitabilmente per incrociare il lavoro del commissario, interpretato da Francesco Scianna.
È una premessa che parte da un topos assai diffuso nella serialità di genere, quella del "detective per caso", appunto, che si trova a indagare senza appartenere alle forze dell'ordine. E proprio qui sta il primo elemento di interesse della fiction: non tanto la sua capacità di reinventare il genere, quanto il provare a costruire una nuova protagonista dentro un meccanismo narrativo già ampiamente collaudato.
Vanessa Incontrada funziona, ma Erica resta poco caratterizzata
La parte migliore del debutto è senza dubbio Vanessa Incontrada. L'attrice riesce a dare a Erica emotività e calore.
Erica osserva, insiste, fa domande, si impiccia e soprattutto non accetta facilmente le spiegazioni che le vengono offerte. La sua curiosità è credibile perché nasce dal mestiere che fa, e in questo ci ricorda tanto la scrittrice-detective per eccellenza, Jessica Fletcher.
Il problema, però, è che Erica - Una detective per caso sembra avere sempre troppa fretta di arrivare al punto successivo. Succede nell'intreccio dei casi raccontati, e succede anche con i personaggi, spesso soltanto presentati e già proiettati verso una fase successiva del loro percorso prima che lo spettatore abbia avuto davvero il tempo di conoscerli.
È un limite che si avverte soprattutto nei caratteri secondari, una debolezza che riguarda spesso le fiction nostrane, ma da cui Erica non è esente. Certo, la Incontrada riesce a renderla immediatamente familiare, ma forse anche grazie alla naturale confidenza dell'attrice con questo tipo di ruolo.
Così, al termine di ogni puntata, la sensazione è un po' quella di conoscere più Vanessa Incontrada nei panni di Erica, che Erica Magliani come personaggio. La familiarità con l'interprete finisce così per colmare almeno in parte ciò che la sceneggiatura non è riuscita a raccontare.
Un giallo classico che non riesce ancora a evolversi
I gialli televisivi, che siano serie o film concepiti per il piccolo schermo, si somigliano tutti un po', tanto nella costruzione della storia quanto nella messinscena.
Se il paragone con La signora in giallo viene quasi naturale, le somiglianze si fermano sostanzialmente a quanto già detto. Ma non potremmo sostenere che uno dei problemi di questa fiction sia la prevedibilità della formula, a meno di voler bollare d'un colpo tutti i preti, i pensionati e quanti sullo schermo si arrischiano a giocare ai poliziotti.
Il limite di Erica è piuttosto che non sembra ancora riuscire a trasformare la struttura da giallo canonico in una formula, pur convenzionale, dotata di una propria identità, forse perché non si dà il tempo per farlo.
La serie vuole raccontare contemporaneamente il ritorno a Piombino, il rapporto con la sorella Lucia, il passato della famiglia, l'eredità dei genitori, gli omicidi, le indagini e il legame sentimentale con Leonardo. Sono molti elementi che vengono introdotti in uno spazio narrativo ristretto e che, di conseguenza, non hanno sempre modo di svilupparsi con naturalezza.
Questo vale soprattutto per i rapporti personali della protagonista. La relazione con Lucia sembra nascondere questioni molto più interessanti di quelle che vengono mostrate, e anche il rapporto con Leonardo avrebbe bisogno di qualche passaggio in più. La buona intesa tra i due attori fa intuire un potenziale che la sceneggiatura potrebbe sfruttare meglio (e lo farà forse quando dovranno confrontarsi con la genitorialità?).
La detection passa spesso in secondo piano
Ed è proprio sul piano investigativo che si avverte maggiormente ciò che manca alla serie: più spazio per costruire la detective e, con lei, il giallo. La morte dell'amica nel primo episodio mette in moto la storia e offre a Erica il motivo per iniziare a a qualificarsi come "detective per caso". Per farlo, recuperando anche un elemento fondamentale dei romanzi, la protagonista deve scontrarsi e incontrarsi con il commissario Carrese. Da qui nasce anche una trama sentimentale che dovrebbe arricchire la fiction, ma che a un certo punto finisce per diventare preponderante rispetto alla componente investigativa.
È una scelta possibile, naturalmente. Una serie può decidere di utilizzare il giallo come pretesto per raccontare una protagonista e il suo mondo. Ma, in una serie crime, perché questa scelta funzioni la dinamica personale deve essere abbastanza sviluppata da compensare lo spazio sottratto all'indagine. E qui non sempre accade.
Vedere più Erica detective, insomma, sarebbe stato preferibile alla Erica alle prese con tutto ciò che le accade intorno. Più dettagli, più indizi e soprattutto più spazio per seguire il ragionamento della protagonista. Se deve essere una scrittrice di gialli che si ritrova coinvolta in un caso reale, sarebbe interessante capire meglio come il suo modo di osservare e interpretare gli eventi la renda diversa da un investigatore tradizionale. Cosa che, quando in effetti avviene nella serie, è più che altro imputabile a manifeste disattenzioni di Leonardo.
La Toscana dà personalità alla serie
Se c'è un elemento che riesce davvero a dare una fisionomia alla serie, è Piombino. La costa toscana offre a Erica un'identità visiva precisa e crea un contrasto interessante con il lato crime. Non siamo davanti a una fiction cupa o costruita sulla tensione: il tono è quello di un light crime che mescola mistero, sentimenti e qualche elemento da commedia, senza lasciare che nessuna di queste componenti prenda completamente il sopravvento.
La location non è soltanto uno sfondo da cartolina, ma contribuisce a costruire il mondo in cui si muove Erica. Piombino diventa così uno degli elementi che rendono riconoscibile la serie, forse più di quanto riescano a fare certe scelte fatte in fase di scrittura.
Conclusioni
Erica – Una detective per caso è una fiction che si lascia seguire con piacere, sostenuta soprattutto dalla presenza di Vanessa Incontrada, dalla buona intesa con Francesco Scianna e da un'ambientazione che riesce a darle una fisionomia precisa. La formula del light crime funziona e il giallo rimane abbastanza scorrevole da accompagnare senza difficoltà le sei puntate. Quello che ancora manca è però una maggiore definizione: di Erica come protagonista, dei personaggi che le stanno intorno e soprattutto del suo modo di essere detective. La serie ha tutti gli elementi per costruire un giallo televisivo riconoscibile, ma per ora sembra più interessata a correre verso il finale che a raccontare bene le sue storie. E così lascia soprattutto la sensazione di una fiction che avrebbe avuto bisogno di qualche spazio in più.
Perché ci piace
- - l'intesa tra i due protagonisti, Vanessa Incontrada e Francesco Scianna
- - l'ambientazione toscana
Cosa non va
- - la fretta nel raccontare tanto la trama sentimentale quanto quella investigativa
- - lo spunto dei libri è buono ma la serie finisce troppo presto per appiattirsi sul canone del suo genere televisivo di riferimento