Gli sport romance sembrano aver invaso il catalogo delle piattaforme di streaming: dopo l'incredibile successo di Off Campus e quello più discreto di Spinning Out, abbiamo visto rappresentate sul piccolo schermo le discipline più svariate, tra hockey, pattinaggio, ginnastica artistica e l'immancabile football americano. Questa volta tocca a uno sport forse meno blasonato ma sicuramente inedito per il genere: il canottaggio.
Crew Girl, la nuova serie Netflix scritta da Vivian Lin e disponibile dal 10 settembre, usa proprio questa disciplina (che si rivela più complessa del previsto) come sfondo per le vicende di un gruppo di adolescenti di una prestigiosa scuola privata del Massachusetts. Tra romanticismo, drammi, triangoli amorosi e famiglie disfunzionali, riuscirà questa nuova produzione a distinguersi dalla massa e a diventare un punto di riferimento per i tanti futuri titoli del filone?
Dalla crisi familiare al ruolo di timoniera
Teagan è una giovane atleta con una passione sconfinata per il canottaggio, disciplina in cui ottiene ottimi risultati. Quando però suo padre scompare per fuggire dall'FBI, che vuole arrestarlo per frode, la sua vita subisce una brusca battuta d'arresto. Abbandonate da amici e conoscenti e con scarse risorse economiche, Teagan e sua madre si trasferiscono nella vecchia casa dei nonni in una piccola località del Massachusetts.
Lì sorge una scuola d'élite dotata di un'eccellente squadra di canottaggio, i cui membri sono però esclusivamente maschi. Determinata a non rinunciare ai propri sogni, Teagan prima si intrufola di nascosto nella rimessa e poi, a seguito di una punizione, riesce a farsi notare dal coach per le sue intuizioni tattiche, conquistando il ruolo di timoniera. La serie apre così la narrazione anche alle vicende personali degli altri membri dell'equipaggio, in particolare di Cam e Josh, due ragazzi diametralmente opposti che instaureranno con la protagonista legami e un'intesa molto diversi.
Cliché riutilizzati e personaggi sbilanciati
Crew Girl è una serie che purtroppo non riesce a sorprendere: prende gli elementi e i trope di maggior successo delle produzioni che l'hanno preceduta e li rimescola per compiacere, in modo fin troppo palese, il pubblico di riferimento. Il problema principale risiede proprio nella scrittura, dove tale intenzione appare fin troppo costruita, artificiosa, rendendo lo sviluppo narrativo poco genuino e trasformandolo in un lento susseguirsi di eventi ampiamente prevedibili. Il ritorno in provincia, il bullismo scolastico, i drammi delle famiglie facoltose e l'immancabile triangolo amoroso sono gestiti in maniera poco organica e con tempi sbagliati, impedendo alla storia di decollare incespicando in un epilogo poco incisivo.
Per quanto riguarda il cast dei personaggi, la caratterizzazione risente di marcate disparità: se i protagonisti dispongono dello spazio necessario per essere approfonditi (pur rimanendo incastrati nei propri stereotipi), lo stesso non si può dire per le figure secondarie. Personaggi come la madre di Teagan o gli altri membri della squadra si perdono a più riprese all'interno di una struttura narrativa discontinua.
Una serie senza infamia e senza lode
Come timoniera, Teagan deve conquistare la fiducia dei compagni e imparare a leggerne le dinamiche per motivarli; mentre gli altri capiscono che, per essere buoni vogatori, occorre prima di tutto saper fare squadra. La serie punta molto su questi concetti, trasformando lo sport in un'efficace metafora degli anni in cui si inizia a costruire la propria identità, guardando al futuro e al ruolo di chi ti è accanto. Questo spaccato rappresenta forse il pregio principale di Crew Girl: una serie che non aggiunge nulla di nuovo al genere, né sul piano della scrittura né su quello della regia, ma che sceglie di adagiarsi su soluzioni facili per intrattenere il pubblico vorace delle piattaforme, senza aspirare mai a diventare davvero memorabile.
Conclusioni
Crew Girl si presenta come uno sport romance che sfrutta l'inedito sfondo del canottaggio per offrire un'efficace metafora sulle dinamiche di squadra e sulla crescita personale. Tuttavia, la serie si adagia su soluzioni di scrittura estremamente prevedibili e costellate di cliché già visti, soffrendo inoltre di un'evidente disparità nella caratterizzazione dei personaggi. Senza apportare alcuna reale novità al genere né sul piano narrativo né su quello registico, l'opera si attesta come un prodotto di puro intrattenimento per il pubblico delle piattaforme, capace di scorrere facilmente senza però risultare mai davvero memorabile.
Perché ci piace
- La scelta del canottaggio come sport di riferimento.
- La metafora dietro la disciplina sportiva.
Cosa non va
- La scrittura prevedibile e infarcita di cliché.
- Lo sviluppo narrativo troppo lento.
- Una caratterizzazione sbilanciata del cast.