Dolly Parton, icona dal cuore d’oro: le migliori canzoni della regina del country

First Lady della musica country, star del cinema, filantropa da Oscar e icona dello show business americano: il nostro omaggio alla mitica Dolly Parton, scomparsa a 80 anni, attraverso le grandi canzoni del suo repertorio.

Un'immagine di Dolly Parton

"Just because I'm blonde don't think I'm dumb/ 'cause this dumb blonde ain't nobody's fool": sono i versi di chiusura del ritornello di Dumb Blonde, il brano con cui, nel gennaio 1967, Dolly Parton faceva il suo primo ingresso nella classifica country degli USA, in coincidenza con il suo ventunesimo compleanno. Oltre a segnare il suo esordio nelle hit-parade, la deliziosa Dumb Blonde si proponeva anche come un'ideale dichiarazione d'intenti per la futura regina del country: se la vaporosa capigliatura bionda sarebbe diventata l'elemento distintivo della sua immagine divistica, nel corso di una carriera pluridecennale Dolly Rebecca Parton si è dimostrata infatti tutt'altro che sciocca, sfoderando al contrario un amalgama di determinazione e talento tale da conquistarsi un posto di diritto nella cultura popolare americana.

Dolly Parton
Un ritratto di Dolly Parton da giovane

Nata a Pittman Center, un villaggio del Tennessee, il 19 gennaio 1946, quarta di dodici figli di una famiglia residente in un casolare sulle sponde del fiume Little Pigeon, dai tempi di Dumb Blonde in poi Dolly Parton è arrivata ad incarnare una versione paradigmatica del "sogno americano": le umili origini nella realtà rurale degli Stati Uniti, la passione per la musica come veicolo per concretizzare le proprie aspirazioni, la progressiva scalata al successo accompagnata da una generosità addirittura proverbiale. Spontanea e splendidamente autoironica nelle interviste e davanti al pubblico, che ne ha sempre riconosciuto il carattere genuino, Dolly Parton è stata al contempo un'infaticabile lavoratrice dello show business, in grado di spaziare dalla musica al cinema alla TV, un'abilissima donna d'affari e uno straordinario esempio di solidarietà e filantropia.

Dolly Parton: un'icona irresistibile divisa fra musica e cinema

9 To 5
Dalle 9 alle 5: un'immagine di Jane Fonda, Dolly Parton e Lily Tomlin

Non stupisce pertanto che la notizia della sua scomparsa, avvenuta il 25 agosto a Nashville, abbia colpito e commosso in maniera così profonda tantissime persone delle più diverse generazioni: dai fan di lunga data ai giovani che l'avevano conosciuta per le sue apparizioni sullo schermo, ma soprattutto per le sue canzoni, uno sterminato repertorio di oltre tremila brani. A partire da Joshua, nel dicembre 1970, Dolly Parton ha portato ben venticinque pezzi al primo posto della classifica country, si è aggiudicata dieci Grammy Award e ha venduto oltre trenta milioni di dischi, affiancando l'attività di cantautrice a quella, più saltuaria, di attrice, iniziata in maniera fortunatissima nel 1980 con la commedia femminista sul mondo del lavoro Dalle 9 alle 5... orario continuato di Colin Higgins, che la vedeva in uno strepitoso terzetto insieme a Jane Fonda e Lily Tomlin.

Dolly Parton Classic
Una foto di Dolly Parton negli anni Ottanta

In una filmografia abbastanza ristretta ma di notevole interesse, sviluppatasi in particolare durante gli anni Ottanta, vale la pena ricordare quantomeno un altro paio di titoli campioni d'incassi negli USA: Il più bel piccolo casinò del Texas, commedia musicale diretta sempre da Higgins nel 1982, con Dolly nella parte della tenutaria di un bordello accanto allo sceriffo Burt Reynolds, e il celebre melodramma Fiori d'acciaio di Herbert Ross del 1989, inno alle amicizie femminili in cui la Parton divideva la scena con attrici del calibro di Sally Field, Julia Roberts e Shirley MacLaine. Film che hanno contribuito a definire un'immagine pubblica pressoché inconfondibile: una personalissima variante della patinata sex-symbol alla Marilyn Monroe, ma declinata secondo una femminilità gioiosa, priva di malizia e, anzi, perfino rassicurante.

Un cuore d'oro da Oscar e un talento inesauribile

Dolly Parton Guitar
Un'immagine di Dolly Parton

È un'immagine a cui Dolly Parton ha sempre associato la propria persona, anche sul piano musicale, con un'inguaribile romanticismo vecchia maniera unito a look appariscenti e sopra le righe di cui lei stessa avrebbe detto: "Ci vogliono un sacco di soldi per apparire così cheap". Ma i soldi, un impero finanziario di quasi mezzo miliardo di dollari, Dolly li ha usati in primo luogo per scopi benefici con la sua Dollywood Foundation: il supporto all'educazione infantile (donando oltre duecento milioni di libri per bambini), alle vittime di catastrofi naturali, alle strutture sanitarie per persone bisognose e alla ricerca medica, inclusi i fondi per la realizzazione del vaccino Moderna contro il Covid-19. Un impegno umanitario che, lo scorso novembre, le era valso da parte dell'Academy un Oscar onorario, il Jean Hersholt Humanitarian Award.

Dolly
Una foto della cantautrice Dolly Parton

Di Dolly Parton rimarrà tutto questo, e rimarrà ovviamente la musica: la sua inesauribile vena creativa l'ha resa l'indiscussa First Lady del country, ma l'ha portata a cimentarsi anche con il pop e il gospel. Senza dimenticare pure un'insolita incursione nel rock, ispiratale dalla sua inclusione nella Rock and Roll Hall of Fame: nel 2023 il suo ultimo album, intitolato appunto Rockstar, la vedeva reinterpretare una trentina di classici del genere in duetto con un'impressionante parterre di colleghi, fra cui Sting, John Fogerty, Steven Tyler, Stevie Nicks, Debbie Harry, Elton John, Paul McCartney e Ringo Starr. E oggi le vogliamo rendere omaggio con una rassegna, in ordine cronologico, di cinque fra le migliori canzoni di un'artista intramontabile di cui non potremo che sentire la mancanza...

Coat of Many Colors

Coat Of Many Colors
La copertina dell'album Coat of Many Colors

Il ricordo della povertà vissuta da bambina unito al senso di affetto e di gratitudine per una famiglia che ha provveduto al suo benessere anche con mezzi di fortuna. "Although we had no money/ I was rich as I could be/ In my coat of many colors/ My momma made for me": è la narrazione dal tono diaristico di Coat of Many Colors, fra i brani più teneramente autobiografici di Dolly Parton. Composta nel 1969, sul retro della ricevuta di una lavanderia, e incisa nel 1971 all'interno dell'omonimo album, Coat of Many Colors è stato uno dei "cavalli di battaglia" della giovane cantautrice, ma con il tempo ha visto crescere la propria popolarità, tanto da essere inserita nella classifica di Rolling Stone dei cinquecento migliori brani di tutti i tempi: un onore condiviso anche dai due successivi titoli di cui vi parleremo nei prossimi paragrafi, diventati anch'essi due capisaldi del country americano.

Jolene

Jolene
La copertina dell'album Jolene

"Oh, I'm begging of you, please don't take my man", è la supplica rivolta dalla voce struggente di Dolly Parton al personaggio eponimo di Jolene, una meravigliosa femme fatale dipinta con toni di estasiata ammirazione: "Your beauty is beyond compare/ With flaming locks of auburn hair/ With ivory skin and eyes of emerald green". La paura di perdere il proprio partner (Dolly dichiarerà di essersi ispirata a una commessa di banca che flirtava con suo marito, Carl Dean) non si traduce infatti in un'invettiva misogina, bensì in una confessione a cuore aperto alla propria 'rivale'. Pubblicata nel 1974 come singolo di lancio dell'omonimo album (ed entrata a sorpresa due anni più tardi nella Top 10 in Gran Bretagna), Jolene è stata consacrata fra i capolavori del genere country e, con il tempo, si sarebbe rivelata la canzone più amata nel repertorio della Parton, con un infinito numero di cover, da Olivia Newton-John a Beyoncé.

I Will Always Love You

Dolly Parton 60S
Una foto di Dolly Parton agli inizi della sua carriera

Al di là dell'ormai leggendaria title track, l'album Jolene conteneva anche un'altra canzone la cui fama avrebbe superato ogni possibile aspettativa: una malinconica dichiarazione d'amore pronunciata nel momento di una separazione ("Bittersweet memories/ That's all I'm taking with me") e suggellata in un verso di impeccabile semplicità, I Will Always Love You. L'interpretazione di Dolly Parton è attraversata da una soffusa dolcezza, e lei stessa avrebbe riproposto il brano nel 1982, all'interno della colonna sonora de Il più bel piccolo casinò del Texas. Ma è nel 1992 che I Will Always Love You diventerà in tutto il mondo la breakup song per antonomasia, nonché uno dei brani di maggior successo di tutti i tempi: nella poderosa cover registrata da Whitney Houston per il film Guardia del corpo. L'incisione di Whitney è quella maggiormente ricordata dal pubblico, ma la versione originale di Dolly conserva un fascino e una delicatezza unici.

9 to 5

9 To 5 Dolly
Dalle 9 alle 5: un primo piano di Dolly Parton

Nel 1977, Dolly Parton aveva impresso una svolta alla propria carriera avventurandosi per la prima volta nei territori del pop (pur senza abbandonare le sonorità country) con la bellissima Here You Come Again, tanto da raggiungere per la prima volta il podio della classifica Billboard. Ma nel 1980, in occasione del proprio debutto da attrice in Dalle 9 alle 5... orario continuato, Dolly mette a segno un altro colpo magistrale: 9 to 5, trascinante e vivacissimo brano composto e cantato come tema del film. Fra i rarissimi casi di un singolo pop incentrato sulle sfide quotidiane della working class ("Workin' nine to five, what a way to make a living/ Barely gettin' by, it's all takin' and no givin'"), 9 to 5 catapulta la cantautrice del Tennessee al primo posto in classifica negli Stati Uniti e le fa guadagnare due Grammy Award, oltre alla nomination all'Oscar per la miglior canzone originale; Dolly otterrà una seconda candidatura nel 2006 per Travelin' Thru, composta per il film Transamerica.

Islands in the Stream

Rogers Parton
Una foto di Kenny Rogers e Dolly Parton

Considerata la sua impressionante prolificità, è ironico che il maggiore successo commerciale di Dolly Parton sia legato a un brano scritto non da lei, bensì dai Bee Gees: si tratta di Islands in the Stream, tormentone romantico consegnato dai fratelli Gibb a un'altra star del country, Kenny Rogers, affinché ne ricavasse un duetto con l'amica Dolly. Con melodia e versi tali da renderlo un perfetto pezzo da karaoke, e aiutato dal formidabile intreccio fra le voci della coppia di interpreti, nel 1983 Islands in the Stream prende d'assalto le classifiche e arriva al primo posto negli Stati Uniti, dove venderà due milioni di copie, a suggello della popolarità di un'artista che ci ha dato innumerevoli motivi per farsi amare nel corso di una carriera tanto longeva quanto irripetibile.

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