Corro da te, recensione: Una risata ci salverà

La recensione di Corro da te, il remake del francese Tutti in piedi firmato da Riccardo Milani: il regista sceglie la chiave del politicamente scorretto per parlare di disabilità e accettazione dell'altro.

Corro Da Te Photo Cr Claudio Iannone 7
Corro da te: Miriam Leone e Pierfrancesco Favino in una scena del film

Via i pietismi, spazio invece a una commedia caustica e politicamente scorretta sulla disabilità. L'ispirazione arriva dal francese Tutti in piedi scritto, diretto e interpretato da Franck Dubosc, Riccardo Milani ne fa un remake, di cui vi parliamo in questa recensione di Corro da te, prendendone più che in prestito gaffe, siparietti comici e intere scene. Il film, in sala dal 17 marzo con Vision Distribution, non è il primo faccia a faccia del regista di Come un gatto in tangenziale con la commedia d'oltralpe: lo aveva già fatto con Mamma o papà?, rifacimento di Papa ou maman?, e adesso ci riprova. Il risultato è un film che in parte strizza l'occhio ai guasconi della comicità all'italiana, dall'altro cerca di pescare nel background della commedia romantica. Ma proprio nei passaggi non sempre equilibrati da un tono all'altro, Corro da te presenta molti dei suoi limiti, ascrivibili in parte a quelli atavici della commedia italiana contemporanea, non sempre propriamente credibile. Al netto dei difetti però, si ride e anche con garbo.

La commedia di costume

Corro Da Te Photo Cr Claudio Iannone 14
Corro da te: Miriam Leone e Pierfrancesco Favino in una sequenza

Il paradosso e il rovesciamento dei luoghi comuni sono cari a Riccardo Milani, regista che negli ultimi anni ha sempre dimostrato di sapersi muovere con abilità nel terreno della commedia di costume. In Corro da te torna a esplorare le bassezze dell'italiano medio con il piglio nazionalpopolare a cui ci ha ormai abituati; alla scrittura si fa aiutare dai sodali Furio Andreotti e Giulia Calenda, che con lui formano il trittico consolidato dei due capitoli della saga romanesca Come un gatto in tangenziale.
L'impalcatura narrativa replica a tratti pedissequamente quella dell'originale francese, (persino alcune inquadrature): Gianni (Pierfrancesco Favino), un cinquantenne in carriera, single incallito, seduttore seriale e ossessionato dalla forma fisica, è la rappresentazione plastica di un culto dell'immagine che non ammette deviazioni di percorso.

Piefrancesco Favino: i dieci migliori film

Corro Da Te Photo Cr Claudio Iannone 2
Corro da te: Miriam Leone e Pierfrancesco Favino in un momento del film

"Fit, young and smart" è il motto a cui si ispira l'azienda di scarpe da runner di cui è a capo, mentre le sue avventure da tombeur des femmes tengono quotidianamente banco alle riunioni del circolo con gli amici altrettanto cialtroni: pur di conquistare la donna di turno è disposto a tutto, anche a fingersi costretto su una sedia a rotelle quando incontra Chiara (Miriam Leone), una ragazza paraplegica innamorata della vita, che di mestiere fa la violinista e nel tempo libero si sfoga sui campi da tennis. Sarà l'inizio di un viaggio che lo porterà a mettere in discussione i principi (discutibili) su cui ha costruito un'esistenza facilona e viziata dal super machismo, smontando uno ad uno i pregiudizi che lo hanno guidato fino a quel momento.

L'arte del comico per capire meglio il reale

Corro Da Te Photo Cr Claudio Iannone 8
Corro da te: Michele Placido e Piera Degli Esposti in una scena del film

Pur senza mai raggiungere lo stesso ritmo dell'originale, nel complesso Milani riesce a realizzare un film onesto, una commedia dalla "risata intelligente" come ci piace spesso dire, dimenticando che il comico ha nel proprio DNA il nobile compito di produrre riflessioni tutt'altro che comiche. Solo che con la comicità è più facile perdonare, soprattutto se il soggetto a cui concedere un'amnistia siamo noi stessi: perché in fondo seguire le rocambolesche vicende di Gianni mentre si vanta delle proprie conquiste, o quando corre fino a farsi esplodere il cuore pur di mantenere un corpo agile, statuario e vigoroso vuol dire guardarsi un po' allo specchio e scoprirsi più imperfetti di quanto non siamo.

Corro Da Te Photo Cr Claudio Iannone 4
Corro da te: Miriam Leone in un'immagine

Attraverso l'arma del comico rivisitata in chiave italica, gli autori di Corro da te ci mostrano verità altrimenti irraccontabili e dalla natura profondamente tragica. Ne fanno parte la cultura machista, la difficoltà di accettare l'altro e la compassione spicciola ("Non sopporto lo sguardo di compassione quando fingono che non ci siano differenze, perché ci sono", dice Chiara in una battuta del film). Non mancano alcuni inciampi retorici, "i momenti belli te li devi prendere" o "mi piace perché mi fa sentire intera", ma il potere dissacrante del riso tende a renderli più sopportabili.

Miriam Leone, i 10 migliori ruoli della protagonista di Diabolik

Il cast: dal guascone Favino alla semplicità disarmante di Miriam Leone

Corro Da Te Photo Cr Claudio Iannone 5
Corro da te: Pierfrancesco Favino in una scena del film

C'è in Corro da te una sincerità di fondo dovuta in parte anche al cast messo assieme da Milani: dalla vis comica di Pierfrancesco Favino, che non sempre si ha modo di apprezzare, alla semplicità e alla dolenza di Miriam Leone, credibilissima in un ruolo complesso ed esposto costantemente al rischio della retorica feroce e della semplificazione. Fino all'esplosiva combriccola dei ruoli marginali: Pietro Sermonti, Vanessa Scalera (menzione speciale per l'esibizione al karaoke), Pilar Fogliati, Andrea Pennacchi, Carlo de Ruggieri e Giulio Base. E poi Piera Degli Esposti nella sua ultima interpretazione (prima della scomparsa qualche mese dopo la fine delle riprese); al suo personaggio, la sarcastica e lucidissima nonna di Chiara, è affidata una delle battute più beffarde del film: "Avevi puntato la ragazzina e invece ti tocca la paralitica". Ancora una volta una risata epifanica, davanti alla quale resistere è impossibile.

Conclusioni

Concludiamo la recensione di Corro da te con la consapevolezza che il potere della risata dissacratoria è un’arma di racconto troppo spesso sottovalutata. Il comico non ha limiti quando si ha il garbo giusto per usarlo, come fa Riccardo Milani in questo remake del francese Tutti in piedi. Pur essendo un rifacimento poco originale, troppo spesso le scene sono infatti una copia pedissequa del film a cui si ispira, la commedia risulta godibile e composta. Merito anche di un cast straordinario: da Pierfrancesco Favino nei panni del guascone che un tempo sarebbe probabilmente toccato a Vittorio Gassman, a Miriam Leone, dolente, semplice e perfettamente in parte.

Movieplayer.it
3.0/5
Voto medio
3.7/5

Perché ci piace

  • Una commedia caustica che fa del politicamente scorretto la propria cifra per parlare di un argomento spinoso come la disabilità.
  • L’abilità di riadattare al costume italico la comicità d’oltralpe dell’originale a cui il film si ispira (Tutti in piedi.
  • Menzione speciale al cast di attori credibili e mai sopra le righe.
  • Si ride per tutto il film, ma con garbo.

Cosa non va

  • Chi non è abituato alla risata cinica e dissacrante potrebbe non digerire alcuni passaggi.
  • L’impalcatura narrativa replica pedissequamente quella dell’originale, persino in alcune inquadrature.