Caro Mondo Crudele, recensione: se le emozioni contano questo è un film meraviglioso

La tenerezza, le sigarette che graffiano la gola, la provincia e poi quella crescita emotiva che attraversa gli incroci più pericolosi. Niccolò Falsetti e Francesco Turbanti si confermano due autori preziosi. Presentato alla Festa del Cinema di Roma, in sala dal 22 ottobre.

Caro Mondo Crudele

Niccolò Falsetti e Francesco Turbanti sono due che il nostro cinema dovrebbe in qualche modo tutelare. Due che sanno scrivere, e pure bene. Sanno trattare il valore del racconto per applicarlo, al meglio, alle immagini. Una specie di scambio intellettuale, nonché splendidamente popolare. Finalmente. Falsetti dirige, ma scrive anche il soggetto insieme a Turbanti. Un po' come i fratelli Coen, sì, ma di Grossetto (vogliamo mettere?). Con loro, come già avvenuto per l'ottimo esordio del 2022 (Margini), pure Tommaso Renzoni, a cui si aggiunge la penna preziosa di Giovanna Vicari alla sceneggiatura. Tanti nomi, ci rendiamo conto, ma andavano citati tutti, e con ordine. Perché potremmo quasi dire che ci sono i film, e poi ci sono i film come Caro Mondo Crudele.

Caro Mondo Crudele: le giacche di jeans, le sigarette e il motorino "sempre in due"

Quello rivisto da Falsetti e Turbanti in Caro Mondo Crudele è, in qualche modo, il migliore dei mondi possibili. Le giacche di jeans e gli zaini Invicta, i cartoni giapponesi il pomeriggio, dopo scuola, 5mila lire di broda per lo Scarabeo, e poi i giornaletti porno sotto il banco, la sensazione che potesse davvero accadere tutto. È il 1999, e la dodicenne Giovanna (Aurora Malianni) "un po' sfigata" si muove nello spazio stretto della provincia.

Caro Mondo Crudele Film
Aurora Malianni e Tara Trocchia in scena

La protagonista vive con la mamma Sabrina (Petra Valentini), mentre il papà non c'è più. O meglio, c'è ma non c'è: anche se è morto anni prima, Giovanna si affida a lui nei momenti più complicati, immaginandolo come se fosse l'eroe di un manga giapponese. Un po' Ken il Guerriero un po' Pegasus. Nota non tanto a margine: le folgoranti, divertenti e tragiche sequenze animate, come per Margini, sono un film nel film. A firmare il concept animato Zerocalcare con regia tecnica di Giorgio Scorza.

Giovanna non ha amici, se non il suo "alleato" con cui ha giurato amicizia eterna, Mirko. Solo che Mirko è scomparso. I grandi pensano sia stata una bravata, nicchiano, e c'è un misterioso biglietto che potrebbe svelare l'arcano. Ma è nel cassetto del preside, e lì non entra nessuno. Che fare, quindi? Giovanna si mette sulle tracce dell'amico perduto. Ad aiutarla, inaspettatamente, quella ragazza più grande con qualche bocciatura sulle spalle, Ludovica detta il Maglio (Tara Trocchia). Ludovica, Ray-Ban sempre sul naso ed esperienza da vendere, sembra uscita da un gruppo rock dell'est Europa: è cool, è svezzata ed è l'opposto di Giovanna. Un'opposto perfetto, tanto che poco a poco, e per scaltrezza di scrittura, tra le tante sfumature, Caro Mondo Crudele diventa una specie di irresistibile buddy movie.

Un grande film

Sì, l'avrete capito: Caro Mondo Crudele è un grande film. Uno dei più belli visti di recente. La dimostrazione che le parole contano, e che la scrittura è sempre e comunque alla base delle migliori opere. No storia, no film. Se poi ci aggiungi un tale livello di grazia e armonia, allora siamo dalle parti della rivelazione.

Caro Mondo Crudele
Aurora Malianni in Caro Mondo Crudele

La fotografia in Super Hi8 di Alessandro Vediani, i costumi di Ginevra De Carolis, lo score originale di Giancane, che si rifà, quando non canta, alle musiche peruviane che escono dalle bancarelle delle sagre di paese. Che meraviglia. A proposito di rivelazioni, Petra Valentini e Tara Trocchia sono splendide. Per certe dinamiche sembrano Danny Glover e Mel Gibson in Arma Letale, se vogliamo restare in tema di anni Novanta. O, allargando lo sguardo, concentrano tutti e quattro i ragazzini di Stand by Me, a cui il regista sembrano rifarsi senza la smania dell'omaggio.

Il tumulto della crescita

Ecco, quello di Falsetti e Turbanti, tra l'altro, è un film d'accavallamenti: c'è tutta la poesia e il tumulto della crescita, in quello spazio stretto che separa le elementari dalle medie. Non si è del tutto bambini, ma nemmeno del tutto ragazzi. Ci sono gli eroi ammaccati, quelli appesi al muro, e quelli a cui ci appendiamo quando le cose non girano mica. Storie lontane, impossibili, quelle che divoravamo su Italia1, prima dei compiti a casa. Che hit pazzesche, che ricordi assurdi, persi e poi ritrovati nel fondo di una memoria riaccesa grazie alla potenza di un cinema come si deve. E poi c'è la fine e l'inizio (e il 1999 non è un anno casuale), ci sono le parole a metà, quelle silenziose che non si possono pronunciare. Quelle che non capiamo, che fanno paura. Perché, come dice Falsetti, fra i mondi dei grandi e dei piccoli "manca una lingua comune, e non manca per cattiveria di nessuno".

Tenerezze e prime sigarette

Pure per questo, piano piano, tra i sorrisi, le risate, gli sfondoni e la tenerezza, Caro Mondo Crudele non ha paura di sfoderare quella conflittualità essenziale per generare una narrazione efficace. Come la vita che tranva mentre Er Piotta canta in tv Super cafone. Ma attenzione, pensare a Caro Mondo Crudele come un comune romanzo di formazione ne depotenzia il valore umano, perché sotto c'è talmente tanto altro che, a volte, il film fatica, ma solo appena appena, a contenerle tutte. Fin dal titolo, e nello sguardo quieto di Giovanna, c'è "l'ironia tragica della vita", come le prime sigarette che graffiano la gola; quella voglia di essere grandi, ma anche lo scotto terribile da pagare per superare quell'incrocio pericoloso.

Caro Mondo Crudele Scena Film
Un primo piano di Tara Trocchia

Come fare, allora? Chi lo sa. Di certo Falsetti e Turbanti non hanno la spocchia di srotolare il libretto delle istruzioni. In fondo qui si parla di legami, di "uccidere i padri" per agganciarsi finalmente ad una crescita emotiva, e si parla dei ricordi che continuano a esistere come un graffio sulla pelle. Magari basta solo allacciarsi il caso, chiudere gli occhi e seguire le stelle. L'Orsa Maggiore conosce la strada. Sì, ci sono i film, e poi ci sono i film come Caro Mondo Crudele.

Conclusioni

Niccolò Falsetti e Francesco Turbanti ci riescono ancora: dopo l'ottimo Margini si migliorano e costruiscono un originale romanzo di formazione che, guardando a un certo passato, parla di accavallamenti emotivi, di passaggi e di scoperte. Una specie di Stand by Me, che non rinuncia alle emozioni e all'ottima scrittura. Da non perdere.

Movieplayer.it
4.5/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • Il tono generale.
  • Il cast.
  • La chiave estetica.
  • L'emotività mai scontata.

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