Canneseries, al via la prima edizione: la parola ai giurati

Il presidente Harlan Coben e i suoi giurati - tra cui Michael Kenneth Williams - presentano Canneseries 2018 e incontrano la stampa per una chiacchierata su serie TV e cinema (e adattamenti di romanzi) e del loro rapporto con i serial, da spettatori e interpreti.

Il Cacciatore: un momento della fiction firmata Rai2

Prende ufficialmente il via Canneseries, il nuovo festival francese che vede dieci nuove serie in concorso, tra cui l'italiana Il Cacciatore. A presiedere la giuria internazionale c'è lo scrittore Harlan Coben, accompagnato dagli attori Michael K. Williams (The Wire, Boardwalk Empire - L'impero del crimine), la tedesca Paula Beer (Franz), la turca Melisa Sözen (Il Regno d'Inverno - Winter Sleep) più la sceneggiatrice francese Audrey Fouché (I Borgia) e il compositore cileno Cristobal Tapia de Veer (Utopía, Black Mirror). Manca - come viene giustamente fatto notare in conferenza - un regista, ma per l'organizzazione non rappresenta un problema perché "le serie sono figlie soprattutto della scrittura". Non sarebbero forse d'accordo tutti i grandi nomi che, anche a detta dei giurati, stanno arrivando dal cinema per lavorare in questa nuova "grande epoca d'oro della TV".

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Ma d'altronde non è questo l'unico momento un po' imbarazzante che devono affrontare questi giurati, pionieri del nuovo format festivaliero. Più complicato uscirne bene quando viene chiesto loro se non pensano sia un po' limitante giudicare e premiare una serie TV da un solo episodio: per esempio il presidente della Giuria, da scrittore, giudicherebbe forse un libro dalla copertina? Sarebbe felice se un critico recensisse una sua opera solo da poche pagine? La sua risposta diplomatica è poco convincente ma simpatica: "Dalla copertina no, ma dalle prime 50 pagine sì. E poi noi non dobbiamo recensire ma solo scegliere il miglior primo episodio tra questi 10, capire quale potrebbe invogliarci a vederne di più".

Per cominciare, cosa vi aspettate di trovare in queste nuove serie TV provenienti da tutto il mondo?

Harlan Coben: Innanzitutto originalità, qualcosa che non abbia ancora mai visto finora. Il fatto che siano show provenienti da tutto il mondo vi fa sperare che vedremo qualcosa di nuovo e non quello a cui siamo ormai abituati.

Michael Kenneth Williams: È la mia prima volta in Francia e sono anche io curioso di accostarmi ad altre culture che non conosco. Ho fatto molta TV ma sempre negli USA e sono curioso di scoprire nuovi modi di fare serie.

Paula Beer: Sono d'accordo. Penso che il bello di tutti i festival sia proprio avvicinare culture e paesi diversi e confrontarli. Vedere come diversi paesi possano raccontare storie diverse in modo diverso.

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Qual è stata la vostra prima reazione quando siete stati chiamati per fare i giurati per questa nuovo festival?

MKW: Come prima cosa sono stato molto contento dell'opportunità di venire qui in Francia e soprattutto a Cannes. Poi mi sono reso conto della responsabilità a cui sono chiamato e sono sinceramente onorato di poter dire la mia, soprattutto in un festival così importante. Cannes è il meglio del meglio per chi come lavora in questo settore, quindi spero di essere all'altezza.

HC: Quando mi hanno chiamato per prima cosa ho detto "Mi sa che avete chiamato il numero sbagliato! Mi state facendo uno scherzo?". Ovviamente sarebbe da pazzi rifiutare un'opportunità del genere e sono davvero felice di essere qui per questo lavoro così prestigioso. È incredibile pensare che la nostra decisione, il nostro premio, possa avere un importante impatto sulla carriera di qualcuno, quindi prenderemo questo impegno molto sul serio.

PB: Anche io sono felicissima e non potevo crederci. Ho solo 23 anni e ho partecipato solo ad una serie nella mia carriera ma è fantastico e non vedo l'ora di cominciare.

Non dirlo a nessuno, una scena del film

Da scrittore, pensa che le serie siano più adatte rispetto ai film per portare sullo schermo dei romanzi?

HC: Non penso sia giusto dire cosa sia meglio tra cinema o TV perché sono due cose diverse, e in ogni caso ci sono pregi e difetti in entrambi i casi. Per esempio quando abbiamo fatto un film qui in Francia tratto da un mio romanzo, Non dirlo a nessuno di Guillaume Canet, sono rimasto molto soddisfatto del risultato. Però ammetto che adesso avrei voglia di farne una nuova versione come miniserie da sei ore, e inserire tante cose che abbiamo dovuto eliminare necessariamente. Penso però che quello della miniserie sia un formato ideale per degli adattamenti letterari.

Quanto cambia lavorare in TV o al cinema?

Michael Kenneth Williams a Cannesseries 2018

MKW: Lavorare ad un personaggio per tanti anni, come nel mio caso di Omar Little di The Wire, è un qualcosa che ti rimane dentro e da cui è difficile uscire. All'inizio non me ne rendevo davvero conto ma l'ho scoperto sulla mia pelle.

PB: Io ho lavorato ad una sola stagione finora, ma in Germania a volte vengono girate anche due stagioni insieme, una dopo l'altra, e questo vuol dire tantissime settimane di lavorazione. Rispetto al film quindi c'è meno tempo per prepararsi e molto più lavoro nel creare e portare avanti il personaggio. È anche molto stimolante per un attore.

Quali sono le serie che amate e quali vi hanno appassionato a tal punto da fare binge watching e non riuscire a smettere?

PB: Breaking Bad sicuramente, ma ultimamente ho amato molto Fargo.

MKW: Shameless!

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HC: Anche io scelgo Fargo, più This Is Us e The Americans . Penso che stiamo vivendo un periood straordinario per le serie TV, non sono mai state migliori di così e c'è una tale varietà e scelta che è davvero difficile scegliere.

Audrey Fouché: la mia preferita è Transparent.

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