Bunker, recensione: Penelope Cruz e Javier Bardem si mettono a nudo in un thriller sull'ansia del presente

I tormenti di una coppia alle prese coi timori del presente nel nuovo thriller psicologico di Florian Zeller, che torna a scandagliare i meandri ampliando, stavolta, lo sguardo verso la situazione sociopolitica attuale.

Penelope Cruz in una scena di Bunker

L'obiettivo di Florian Zeller scruta i volti, bellissimi e pensierosi, di Penelope Cruz e Javier Bardem, marito e moglie nella vita e sul grande schermo, in apertura di Bunker, nuova fatica del regista degli acclamati The Father e The Son.

La famiglia torna al centro della riflessione di questo nuovo lungometraggio, il primo scritto appositamente per il cinema dopo i precedenti adattamenti dalle sue pièce teatrali. E - sospettiamo - scritto appositamente per Cruz e Bardem, viste le loro performance mozzafiato e visti i punti in comune con i loro alter ego cinematografici.

Ma stavolta Zeller compie uno scarto: non si limita a scandagliare i sentimenti di una coppia e la ricaduta sui figli, in questo caso figlie, ma si apre a una profonda riflessione sociopolitica. A dispetto del titolo scelto, che evoca chiusura e isolamento, la quotidianità irrompe nella pellicola presentata nel concorso veneziano con tutto il suo carico di tensioni, paranoie, violenza, pregiudizi, disuguaglianze sociali e venti di guerra. Modernissimo nei temi, Bunker testimonia il bisogno del suo autore di espandere lo sguardo in direzione dell'altro raccontando ciò che, nelle parole di Penelope Cruz, "si avvicini il più possibile alla verità".

La paura: il motore del film

Attorno al bunker del titolo ruota il dilemma che attanaglia Miguel (Javier Bardem), celebrato architetto spagnolo trapiantato a Londra con la moglie Sofia (Penelope Cruz), impiegata in un casa editrice, e le figlie. Quando un miliardario americano (Paul Dano) lo contatta per progettare un bunker avveniristico alle Hawaii, promettendogli un bel po' di soldi, il suo rapporto con la moglie, apertamente critica nei confronti del progetto, si incrina. A peggiorare la situazione è la tensione col vicino di casa (Stephen Graham) che, illegalmente, ha aperto una finestra nel muro di cinta della sua villa per dar luce al monolocale che sta costruendo.

Bunker Penelope Cruz Javier Bardem Florian Zeller
Bunker: Penelope Cruz e Javier Bardem col regista Florian Zeller

Come ha ammesso Florian Zeller, la paura è il punto di partenza da cui è nata la sceneggiatura di Bunker. La paura di un conflitto atomico che spinge i potenti della terra a costruire rifugi mastodontici rifugi antiatomici in location isolate quali Nuova Zelanda, Patagonia e Hawaii, per l'appunto. La paura nei confronti del diverso, del vicino di casa meno benestante e meno istruito o, più semplicemente, la paura di deludere le persone che ci stanno vicino. La raffinatezza della scrittura di Zeller sta nell'equilibrio nella gestione di queste tensioni, che animano il film, e la quotidianità di una coppia.

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La dialettica dello spazio come metafora del mondo

Dal punto di vista registico, Bunker rappresenta un saggio efficace della capacità di Florian Zeller di piegarsi alle necessità del prodotto filmico senza tradire la sua estrazione teatrale. Nel rispetto dell'unità di luogo aristotelica, la moderna villa con giardino in vetro e cemento in cui Miguel vive e lavora gli offre uno sguardo privilegiato sul mondo e, al tempo stesso, ospita i confronti serrati tra marito e moglie che costituiscono il cuore del film.
Intrigante la dialettica tra il dentro (il "nido", luogo di benessere e sicurezza) e le minacce che provengono dall'esterno, rappresentate - nello specifico - dal buco nel muro aperto dal personaggio di Stephen Graham che assume sfumature quasi hitchcockiane.

L'uso dello spazio in chiave metaforica diventa essenziale per la riflessione di Florian Zeller su umanità, moralità e pregiudizio, che però non sarebbe possibile senza i suoi straordinari interpreti. Nei panni di Miguel, Javier Bardem incarna un marito e padre di famiglia determinato a proteggere i suoi cari e a perseguire la via del compromesso con maggior convinzione rispetto all'idealistica moglie, il cui personaggio racchiude frustrazioni e idiosincrasie tipiche della donna in carriera di oggi.

In questo gioco delle parti fluido e mutevole si inseriscono con successo il miliardario hi-tech di Paul Dano, il socio tentatore interpretato da Mark Gatiss, Patrick Schwarzenegger nel piccolo, ma incisivo ruolo di uno scrittore che fa ingelosire Miguel e soprattutto Stephen Graham nei panni dell'ambiguo vicino di casa.

Come un abile direttore d'orchestra, Florian Zeller dimostra un controllo totale su un'opera ricca, stratificata e carica di ambiguità; tuttavia, proprio sul finale tradisce una mancanza di coraggio ripiegando su una soluzione fin troppo rassicurante, pensata per placare le coscienze dello spettatore piuttosto che osare.

Conclusioni

Penelope Cruz e Javier Bardem incarnano alla perfezione i protagonisti del nuovo thriller psicologico di Florian Zeller che, pur perseguendo la sua personale riflessione sulle dinamiche psicologiche interne alla famiglia, si apre a una visione più globale che abbraccia i timori per l'attuale situazione sociopolitica. Regia elegante e sicura per un'opera costellata da performance attoriali efficacissime.

Movieplayer.it
4.0/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • Le performance di Penelope Cruz e Javier Bardem, essenziali per la riuscita del film.
  • La riflessione sulla contemporaneità contenuta nella sceneggiatura.
  • La dialettica tra interno ed esterno che assume sfumature hitchcockiane.

Cosa non va

  • La mancanza di coraggio di Florian Zeller nel finale, che si ripiega su soluzioni più moralistiche e meno provocatorie
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