The Echo Chamber, recensione: il film di Andrea Pallaoro è un appartamento bellissimo, ma vuoto

L'ultima sceneggiatura di Bertolucci (non) prende vita in un'opera a tratti effimera, lastricata da una serie di sospiri che, alla fine, portano a ben poco. Protagonisti Luca Marinelli, Alicia Vikander, Susan Sarandon. In concorso a Venezia 83.

Una scena di The Echo Chamber

Un compito grato e al contempo ingombrante, quello assunto da due eccezionali penne come Ludovica Rampoldi e Ilaria Bernardini. Entrambe le sceneggiatrici hanno infatti ricevuto e adattato l'ultimo soggetto firmato da Bernardo Bertolucci prima della sua morte (2018). Una storia di dipendenza e assenza truccata (e di cipria, qui, ce n'è fin troppa) da storia d'amore disfunzionale: The Echo Chamber. Per completezza la bozza di Bertolucci era una traccia, abbastanza diversa dal risultato finale: due persone che, nonostante abitino sotto lo stesso appartamento, non si sono mai incontrare.

Echo Chamber
Luca Marinelli e Alicia Vikander in The Echo Chamber

Alla regia c'è invece Andrea Pallaoro, tra i più internazionali degli italiani, che qui si rifà a un certo Guadagnino (che a sua volta si rifà a Bertolucci), dirigendo per la prima volta un film che non ha scritto. Iniziando sulle note folgoranti di Gosh, brano del DJ Jamie xx, The Echo Chamber, racchiuso nel formato 4:3, pare però assuefatto alla bellezza dei suoi tre protagonisti e all'attrattiva di un racconto dolente, perdendo poco a poco i pezzi, le parole e, non ultima, una certa tangibilità che possa sostituire una velata sensazione d'effimero.

The Echo Chamber: l'amore tra Luca Marinelli e Alicia Vikander

Al centro del film ci sono Leo e Anne, interpretati da Luca Marinelli e Alicia Vikander. Lui è un discografico con il mal di schiena che sta lavorando a un album con una grande cantante (Susan Sarandon), lei una fisioterapista con le pillole giuste, capace di sintetizzare un verbo fondamentale: curare. Entrambi, come recita la sinossi, si "inseguono, si sfiorano, si perdono, si cercano". Resistenti e respingenti, infatuati e forse innamorati (ma no, noi crediamo di no), Leo e Anne s'alterano in un'enorme casa che pare allontanarli e poi avvicinarli.

Tutto bello, ma manca la storia

Lo dice direttamente Andrea Pallaoro, fin dalle note di regia: "i personaggi ripetono gli stessi schemi emotivi, alla ricerca di una connessione che al tempo stesso temono, manipolandosi a vicenda per evitare di confrontarsi con la propria solitudine". In effetti, il centro emotivo di The Echo Chamber, che tuttavia si scolla dalle immagini (ripetute in serie), è proprio l'estenuante e faticosa ricerca di una connessione che, in fondo, potrebbe non compiersi mai. Il punto, però, non è questo: tra le figure che s'alternano nelle sparute inquadrature c'è e si mantiene una distanza siderale probabilmente voluta (nonostante tutto), che si amplifica rispetto a un sentimento che sembra impossibile stabilire. O meglio: in The Echo Chamber manca tutto ciò che invece dovrebbe esserci: trasporto, intimità, dramma.

The Echo Chamber Luca Marinelli Susan Sarandon
Luca Marinelli e Susan Saraondon

In un certo senso, e costruito seguendo le enormi stanze di uno splendido appartamento (rifugio e prigione), sembra che sia assente la materia umana, declinata seguendo una formalità destinata a incidere negativamente sul testo e sul contesto. Troppi sospiri stiracchiati, troppi silenzi in camera, troppa seta pregiata e un allungo che disperde un finale sdoppiato, il quale cerca una catarsi che resta però incompiuta.

C'è la regia, ma sembra distogliersi dalla sceneggiatura che fatica a prendere il volo (rallentando il ritmo), bloccata e stonata rispetto a quell'universalità di cui parla l'autore. Chiaro, Marinelli e Vikander ce la mettono tutta (oltre alla garanzia Sarandon, immune agli anni), tentano di accentrare il calore e la profondità, ma la storia, gira che ti rigira, offre poco se non una struttura d'impeccabile fattura. Ma si sa: anche il miglior appartamento, se vuoto, amplifica un'eco dal ridondante timbro.

Conclusioni

Andrea Pallaoro sceglie un cast all-star per The Echo Chamber, ovvero l'ultima sceneggiatura di Bernardo Bertolucci. Tuttavia, e ammantato da una certa patina estetica, si incastra in una poetica estetica che non prende vita, finendo dentro i confini di un'opera immaginifica e lirica, ma a tratti troppo effimera. Chiaro, Luca Marinelli, Alicia Vikander e Susan Sarandon valgono la visione, ma attorno a loro resta ben poco che possa essere ricordato. Peccato, visto il diametro tecnico e umano messo in campo.

Movieplayer.it
2.0/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • Ovviamente il cast.
  • C'è un bel colore...

Cosa non va

  • ... che però porta a poco.
  • Una storia che sembra non iniziare mai.
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