La divisione di classe è una condizione che il cinema coreano ha raccontato spesso con dovizia di particolari poiché è una condizione particolarmente sofferta dal paese. Lo sottolineava alla massima potenza il premio Oscar Bong Joon-ho con l'acclamato Parasite e torna ad essere oggetto dell' attenzione cinematografica di un altro regista pilastro della Corea del Sud, Lee Chang-dong, da sempre dedito a raccontare le dinamiche sentimentali, relazionali e sociali della società del suo paese.
Con Possible Love, in concorso a Venezia 83 e su Netflix dal 6 novembre, come un moderno Geoffrey Chaucer che in I Racconti di Canterbury raccontava il più alto e il più basso nella gerarchia sociale, il regista di Burning fa incrociare le strade di due coppie sposate. Una è composta da un lavoratore che è stato appena licenziato e sua moglie e l'altra da una regista di documentari, pronta a raccontare "la vita privata degli operai" e suo marito imprenditore.
Vite che si intrecciano per un'apparente buona causa: testimoniare le conseguenze di un'ingiustizia ai danni dei lavoratori onesti. Lee Chang-dong si prende il suo tempo, ben 164 minuti per descrivere nel dettaglio la lenta e invadente incursione di uno sguardo privilegiato, quello di una regista benestante, dentro le illusioni, delusioni e traumi di una famiglia che sta cercando disperatamente di rialzarsi dopo la caduta, senza sapere esattamente come.
I vivi, i "non" licenziati
È da 10 anni che Lee Chang-dong voleva fare questo film, sin da quando in Corea scoppiò uno scandalo di licenziamenti di massa e la protesta pubblica fu violentemente repressa. La lunga gestazione è dovuta alla ricerca di una chiave per raccontare una storia ambientata dentro questa, per dirla con le parole del regista, tragedia moderna. A minacciare gli operai infatti erano e sono nel film, i cambiamenti nella tecnologia e nella ricchezza.
Quale modo migliore per testimoniare tutto questo cambiamento e i suoi effetti sugli esseri umani se non il cinema che racconta il cinema ed in particolare, le riprese di un progetto cinematografico? Serviva una macchina da presa come strumento per invadere il privato dei protagonisti di questa storia e quella telecamera la indirizza Ye-ji (Cho Yeo-jeong), una documentarista che racconta le vicende dei lavoratori licenziati, definiti "i morti", in contrasto con i "vivi", coloro che sono stati graziati dalla falce della riduzione del personale.
Il desiderio al centro di Possible Love
Per poter arrivare ad intervistare Ho-seok (Sul Kyung-gu), tra le vittime dei licenziamenti di massa e tra i feriti della sommossa operaia, Ye-ji (Cho Yeo-jeong) si ingrazia i favori di sua moglie, Mi-ok (Jeon Do-yeon), diventandone pian piano amica, approfittando del bisogno di connessione e di essere ascoltata della donna. Lee Chang-dong racconta il desiderio di scalata sociale della working class che è meno legato alla materialità e più alimentato da un'aspirazione alla grandezza e un'illusione di libertà ed emancipazione.
Mi-ok non ammira solo il modo di vestire di Ye-ji ma anche quella sua tranquilla audacia nello stare al mondo, chiamare il marito con il nome di battesimo, essere una donna finanziariamente indipendente. Ye-ji sfrutta questa brama di prossimità entrando sempre più a gamba tesa nella vita di Mi-ok, suo marito e il figlioletto, guadagnandosene la fiducia. Possible love è un film di sfumature, di intonazioni, di sguardi, di dettagli che Lee Chang-dong affida ad attori consapevoli con cui aveva già collaborato in passato, vedi Jeon Do-yeon in Secret Sunshine e Sul Kyung-gu in Peppermint Candy, delle grandi star in Corea.
La libertà come tema
Culmine dell'incontro-scontro tra queste due coppie agli antipodi è una vacanza, gentilmente offerta da Ye-ji a Mi-ok e la sua famiglia, così da poter girare le ultime fasi del documentario in tranquillità. "Quando avevo voglia di giocare, io fischiavo e lui arrivava subito" è ciò che Sang-woo, marito di Ye-ji, per cui Mi-ok prova una strana attrazione, dice del suo "amico d'infanzia" e tuttofare/domestico/giardiniere della casa vacanze. Una frase emblematica che segna definitivamente la linea di demarcazione tra ricchi e poveri che fino a quel momento stava lì quasi invisibile ed ora è diventata improvvisamente impossibile da ignorare e da superare.
È in quella casa che però ogni altro limite viene superato, da quello di una sbronza collettiva che abbatte i convenevoli a quello del privato di Mi-ok ma sopratutto di suo marito Ho-seok che viene invaso, violato, sfruttato, con la noncuranza che solo chi vive nel privilegio ed a cui tutto è dovuto, non si rende conto di utilizzare. La rottura è inevitabile ma con essa arriva la presa di coscienza, quella per cui forse la libertà non la fanno la ricchezza e le infinite possibilità ma una birra e un pacco di patatine da condividere abbracciati a fissare le stelle.
Conclusioni
Il divario di classe, la tragedia della tecnologia che sostituisce la manodopera, l’impossibilità di ascesa sociale sono gli elementi fondanti di Possible Love, nuovo e illuminato film del regista coreano Lee Chang-dong, in concorso a Venezia 83 e su Netflix dal 6 novembre. Attraverso l’incrociarsi tra due coppie di estrazioni sociali diverse, Chang-dong guarda con lucidità al suo paese, grazie anche ad attori che non perdono un colpo, per 164 minuti. Da tenere d’occhio per il Palmares della Mostra.
Perché ci piace
- Tutti e quattro gli attori principali sono perfetti.
- Il desiderio di ascesa sociale, di connessione, di prossimità è chiaro e doloroso.
- Riflette su concetti di libertà, di dignità sul lavoro e di crescita personale.
Cosa non va
- È comunque troppo lungo
- Arriva troppo tardi alla parte più significativa del film, quella della vacanza.