BoJack Horseman 6, parte 2, la recensione: addio, Uomo Cavallo di Netflix

La recensione di BoJack Horseman 6, parte 2: gli ultimi otto episodi dell'acclamata serie d'animazione di Netflix.

RECENSIONE di 28/01/2020
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Bojack Horseman 6: un'immagine dal nono episodio dell'ultima stagione

Ed eccoci, dunque, al capolinea: con questa recensione di BoJack Horseman 6, parte 2 ci congediamo definitivamente dallo show che rappresenta l'apice della produzione animata di Netflix, per la sua volontà di esplorare tutte le potenzialità delle tecniche tradizionali a livello visivo e narrativo (basti pensare al celeberrimo episodio quasi interamente muto) e per il coraggio nell'affrontare temi maturi come l'alcolismo, la tossicodipendenza e la depressione in modo rispettoso e serio, ma senza perdere d'occhio la componente umoristica legata alla satira di Hollywood (anzi, Hollywoo, come la chiamano nel mondo di BoJack). La serie ci dice addio con un finale atipico, palesemente prematuro e non previsto (il creatore Raphael Bob-Waksberg ha dichiarato che l'annuncio della conclusione è arrivato mentre la produzione del sesto ciclo era già in corso), ma al contempo anche l'epitaffio giusto per un'opera che ha sempre ribadito quanto la vita possa essere breve ed effimera.

Fare i conti con il passato

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Bojack Horseman: Una scena della stagione finale

La prima parte della sesta stagione di BoJack Horseman iniziava con lui in disintossicazione, alla ricerca di modi per migliorare la propria vita, e si concludeva con lui apparentemente felice, assunto come insegnante di recitazione nella stessa scuola frequentata dalla sorellastra. Ma qualcosa di cupo si nascondeva dietro l'angolo: un duo di giornalisti (parodie rispettivamente di Katharine Hepburn ne La signora del venerdì e Clark Gable in Accadde una notte) stava visitando vecchie conoscenze della star nel tentativo di scoprire la verità sulla morte di Sarah Lynn, ex-collega di BoJack stroncata da un'overdose al termine della terza stagione. Gli otto episodi conclusivi ripartono da quel duplice status quo, mantenendo l'equilibrio tra commedia e tragedia attraverso la natura caricaturale dei due cronisti (una non tanto velata critica nei confronti di tanta stampa gossipara a Hollywood) che però non intacca l'implicazione seria della loro indagine: BoJack ha infatti raccontato alla polizia di aver trovato Sarah Lynn morta dopo averla lasciata da sola (entrambi erano in preda a deliri dovuti al consumo di eroina), mentre in realtà era accanto a lei nel momento fatidico e non ha chiamato subito i soccorsi.

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Bojack Horseman 6: un'immagine dagli ultimi episodi della serie

Il tono si fa quindi decisamente più mortifero, applicando all'intera metà di stagione ciò che in genere occupava episodi specifici, tra riflessioni sul razzismo e denunce di molestie sessuali (quest'ultimo elemento, nella quinta stagione, portò parte della critica americana a considerare lo show il miglior prodotto di finzione ad aver affrontato le tematiche legate al movimento #MeToo). Qui assistiamo al crollo totale, alla messa in discussione della persona di BoJack, in un vortice di emozioni contrastanti che possono mettere a dura prova gli spettatori: a differenza di altre celebrità reali i cui comportamenti possono essere avvolti nel dubbio, abbiamo visto per cinque stagioni e mezzo fino a che punto il cavallo antropomorfo sappia essere una presenza distruttiva, pur non essendo cattivo di suo. Dopo la componente corale della prima metà di stagione, qui ci si focalizza maggiormente su BoJack, mettendone in evidenza tutti i difetti con una precisione di scrittura che, pur non avendo previsto di farlo inizialmente, tira le somme di sei anni di storie di ordinaria tristezza con grazia, sincerità e pathos. Ciò non toglie che i comprimari abbiano la loro ragion d'essere, anzi: dopo il ruolo predominante negli otto episodi precedenti, qui si impongono anche con pochi minuti di presenza effettiva, ricordandoci perché ci siamo innamorati di uno show che, a prescindere dalla modalità espressiva, ha uno dei cast migliori degli ultimi anni (ovviamente Will Arnett nel ruolo principale, ma meritano menzioni anche Amy Sedaris, Alison Brie e Aaron Paul).

BoJack Horseman 6 su Netflix: recensione prima metà di stagione

Il senso di un finale

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Bojack Horseman 6: un'immagine dal tredicesimo episodio dell'ultima stagione

Alla scrittura precisa si abbina un'animazione sempre più ricca (particolarmente notevoli i tocchi onirici nel penultimo episodio), per un binomio che continua a sorprendere fino alla fine, arrivando a una conclusione che è al contempo irrisolta e perfetta. Forse anche per cause di forza maggiore, lo showrunner non tratta il finale* come tale, al netto di alcuni elementi che lascerebbero intuire una parziale voglia di chiudere alcune storyline in sospeso. E questo trattamento viene esplicitato tramite Todd, che nell'episodio conclusivo - intitolato, non a caso, Nice While It Lasted, bello finchè è durato - dice "L'arte non deve avere un senso, ed è questo a renderla arte". Ci si potrebbe interrogare all'infinito sulle scelte fatte in questa sede, come spesso accade (basti pensare a I Soprano, la cui inquadratura di commiato continua a generare ipotesi e dibattiti a tredici anni di distanza), ma Raphael Bob-Waksberg ci invita a lasciare andare le disquisizioni filosofiche e a concentrarci su ciò che abbiamo effettivamente davanti a noi: un cavallo antropomorfo, i suoi amici umani e animali, le loro nevrosi e idiosincrasie, e il mondo caotico in cui vivono. Un mondo simile al nostro, dove le risposte facili il più delle volte non ci sono. Un mondo che, a conclusione avvenuta, non vediamo l'ora di rivivere da capo, tutto d'un fiato, tra alti (a livello creativo) e bassi (per quanto riguarda la vita di BoJack).

Conclusioni

Arriviamo alla fine di questa recensione di BoJack Horseman, e con essa alla fine di una serie che per sei anni ci ha fatto ridere, piangere e riflettere, affrontando con grande maturità temi universali e molto umani nel contesto molto folle di una Hollywoo(d) abitata da persone normali e animali antropomorfi. Gli ultimi otto episodi tirano le somme in modo intelligente e toccante, lasciandoci con la giusta dose di amaro in bocca.

Movieplayer.it

4.5/5

Perché ci piace

  • L'animazione raggiunge nuove vette, soprattutto nel penultimo episodio.
  • La scrittura rimane precisa e tagliente.
  • I personaggi mantengono tutte le loro sfumature.

Cosa non va

  • Il finale non farà contenti tutti, inevitabilmente.