Blockbuster, che nostalgia: 5 cose che ci mancano del mitico videonoleggio

Ecco cosa ci manca del mitico Blockbuster, riapparso magicamente in Captain Marvel e del quale resiste un solo negozio al mondo.

Blockbuster

Certi amori non finiscono. Fanno dei noleggi immensi e poi ritornano. Possibilmente dentro una specie di buca per le lettere in cui far scivolare dolcemente custodie di VHS o DVD. La nostalgia di Blockbuster, invece, non si può restituire. Non torna indietro. Rimane qui, permanente, testarda, stoica, come la tessera usurata che molti tengono ancora nel portafogli. Proprio come succede al protagonista della serie tv Love. Amore e videoteche. Tutto torna. Avete capito che vi state imbarcando in un articolo (anche ironicamente) nostalgico e malinconico, orfano del colosso decaduto Blockbuster. Però, prima due fondamentali premesse. Numero uno: prendiamo Blockbuster come esempio, ma in realtà ci riferiamo a tutti i video noleggi (a quei pochi che ancora resistono con immenso coraggio) dotati di un fascino romantico che proveremo a spiegare. Numero due: sappiamo bene che a livello di costi e di convenienza non c'è paragone con le piattaforme streaming odierne, ma (come diceva il filosofo Pascal) "il cuore ha delle ragioni che la ragione non conosce", per cui cercate di capirci lo stesso. Grazie.

Dunque, rieccoci sulla morbida moquette del brand nato nel 1985 e deceduto ufficialmente nel 2013. In Italia le sue vistose insegne gialle e blu approdano nelle nostre vite nel 1994 per spegnersi definitivamente 18 anni più tardi, in un triste 2011 che dice addio a scaffali stracolmi di custodie vuote, pop corn a prezzo illegale e peccaminose caramelle gommose. Però in un tempo in cui la glorificazione degli anni Ottanta sembra lasciare spazio a quella degli anni Novanta, l'eco di Blockbuster torna attuale e prepotente. Succede sia per il richiamo ammiccante visto in Captain Marvel, in cui la vecchia videoteca è il primo posto della Terra visitato dal Carol Danvers, che per la recente notizia dell'ultimo baluardo del videonoleggio esistente sul pianeta.

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L'ultimo Blockbuster resiste in Oregon, zona in cui la mancanza di un'ottima connessione a Internet non ha ancora imposto la dittatura dei servizi in streaming. Eppure sono proprio loro, i nuovi "dei", i nuovi paladini dell'intrattenimento domestico ad aver solleticato la nostra nostalgia. Per cui, provando a destarci dalla nostra indolente pigrizia capace di farci sprofondare in ore e ore di divano dedicate a maratone di binge-watching, ecco cinque cose che ci mancano di Blockbuster.

1. Tu chiamale, se vuoi, restituzioni: il valore alle cose

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Siamo sovraccarichi, tartassati, stracolmi di film e di serie tv a portata di mano. Ogni cosa è riproducibile ovunque. Ogni contenuto audiovisivo ci segue come un'ombra e riprende esattamente da dove lo avevamo lasciato. Sempre pronti a saziare i nostri appetiti bulimici una volta stravaccati sui nostri divani. Talvolta passiamo intere serate a scegliere cosa vedere piuttosto che a vedere film, ormai sopraffatti da cataloghi vastissimi che assomigliano a labirinti in cui perdersi. Tutto questo, e chi lo nega mente sapendo di mentire, crea un'inevitabile assuefazione. Un'abitudine ad avere tutto pronto, apparecchiato e disponibile, come se tutto fosse scontato. Il che ci porta, talvolta, a rimandare una visione, a interromperla e riprenderla di continuo. Il mitico noleggio, invece, riusciva a ricreare una sensazione di evento domestico. Avere a disposizione soltanto tre sere (o anche di più in altri noleggi), ci portava a dare molto valore al film scelto e pagato (non certo poco) con più consapevolezza e attenzione.

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2. Scegliere con cura

Netflix Blockbuster

Oggi un freddo schermo con titoli che si accavallano in maniera confusionaria. Ieri caldi scaffali tra cui aggirarsi con curioso spirito cinefilo. Oggi le orribili sinossi di Netflix e Prime Video. Ieri il piacere di prendere in mano la custodia di una VHS o di un DVD e leggere una trama scritta con più passione e coinvolgimento. Quando c'era Blockbuster, il momento della scelta del film era esso stesso il piacere, era parte di un rito in cui la scelta avveniva in maniera molto meno pigra e passiva. Per quanto i cataloghi dei servizi streaming siano ricchi, lo sforzo di uscire per addentrarsi tra gli ovattati corridoi di un Blockbuster ci forniva una soglia dell'attenzione molto più alta. Così era più facile scovare titoli nascosti, piccoli cult, vecchie pellicole, magari esposte in un angolo remoto del negozio. Se sulle pareti principali dominavano i faccioni della Compagnia dell'Anello, di Titanic, Matrix e Fight Club, da qualche parte c'era sempre spazio per il Requiem for a Dream di turno. Anche soltanto scegliere di entrare in quel sacro tempio del videonoleggio, dunque, significava approcciarsi ai film con molta più curiosità. Senza dimenticare l'atmosfera in cui tutto questo avveniva. Trailer dei film in loop sugli schermi (rigorosamente vecchio stampo), lo scambio di consigli e opinioni tra clienti (ci torneremo presto) e poi loro: le schifezze che ci aspettavano alla cassa.

3. Il mio rene per un marshmallow

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Ed eccoci qui ad ammettere il fascino perverso di tutto ciò che ci attendeva quando eravamo lì alla cassa, pronti a ricevere il nostro film nell'immancabile custodia blu con tanto di scontrino inspiegabilmente lungo chilometri e chilometri. Rimanere impassibili dinanzi a quell'esplosione di colori e alla promessa di junk food da sgranocchiare davanti al film era ardua impresa. E così era facile cedere alla zuccherosa tentazione di marshmallow, caramelle gommose e enormi secchi di gelato (di marche allora introvabili altrove). Ovviamente anche il salato aveva il suo meritato spazio con pop corn ai gusti più improbabili, salatini, patatine e altri stuzzichini che ci facevano rivivere, anche solo per un attimo, l'inebriante sensazione di essere dentro uno store made in USA. Negli ultimi anni, poi si erano aggiunti anche gadget come peluche, portachiavi e action figure, che iniziavano ad alimentare schiere di nerd. Il tutto, va detto, a prezzi spropositati e folli. Quello no, non ci manca.

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4. Insieme era meglio

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Dividere un abbonamento a Netflix is for boys, serata Blockbuster con gli amici is for men. Basterebbe questa definizione molto social per descrivere bene la profonda voragine che divide l'esperienza di visione odierna da quella degli anni Novanta e primi Duemila. Oggi siamo molto più propensi ad essere solitari di massa, vicini attraverso i social ma lontani nel momento in cui ognuno di noi se ne sta da solo a vedere quello che più gli interessa. L'epoca d'oro di Blockbuster, invece, riusciva a ricreare in piccolo l'esperienza condivisa della sala, ad aggregare invece di allontanare, a fare da collante come solo il cinema riesce a fare ancora bene. Spesso si andava tutti insieme in negozio per scegliere il film oppure il/la cinefilo/a di turno si prendeva la responsabilità di sottoporre ai propri amici la pellicola scelta con attenzione e raffinato gusto. Il tutto confluiva in serate in cui si gustava il film in compagnia (spesso dividendo le spese del noleggio, che diventava esiguo) di amici coi quali commentare a caldo quanto visto insieme. Adesso è il tempo delle bacheche in cui scrivere cosa "stiamo guardando". E il tempo delle pizze, delle cioccolate calde e dei pop corn divorati assieme agli altri è andato perduto. Come lacrime nella pioggia.

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5. Fidatevi, sciocchi - I saggi consigli

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Sappiamo bene che, spesso, le recensioni che scriviamo sono solo un accessorio dell'unica cosa che interessa l'utente odierno: il voto. C'è stato un tempo in cui l'appetibilità di un film non era definito da un numero, una percentuale o la quantità di stelle (manco fosse un hotel) facilmente consultabile su uno smartphone. C'è stato un tempo in cui un'opera cinematografica non doveva sottostare a roboanti definizioni social che oscillano tra "letame" (per essere educati) e "capolavoro". No, un tempo c'era quella cosa chiamata opinione, parere o semplicemente consiglio, che veniva argomentata attraverso costruttive e garbate conversazioni con gli addetti di Blockbuster. Qualsiasi gestore di un videonoleggio diventava una specie di guru, di fidato consigliere pronto a farci strada nella miriade di uscite mensili, di persona di fiducia a cui davamo le chiavi del nostro cuore cinefilo. Il bello di quel confronto verbale, fisico e fieramente analogico era l'inclusività di un confronto che spesso coinvolgeva anche altri clienti. Ci si ritrovava così a parlare, consigliarsi e commentare i film visti come dentro un piccolo cineforum improvvisato tra i corridoi di un negozio. C'era il piacere del passaparola, del fidarsi di qualcuno assieme alla piacevole sensazione di essere uniti e accomunati dalla stessa passione. Senza farci sconfiggere dalla maledetta nostalgia, siamo certi che questo valga ancora oggi. Perché l'amore per il cinema non è un film che va restituito. In ogni caso, grazie Blocbuster. Addio, e grazie per tutti i marshmallow.

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