Baby

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Baby: il cast racconta la nuova serie italiana Netflix

Il 30 novembre arriva su Netflix l'atteso teen drama Baby, serie liberamente tratta dallo scandalo delle baby squillo dei Parioli.

Maurizio Ermisino
Baby Netflix 2

Ho un disperato bisogno d'amore, cantavano gli Stadio. Era la sigla di una delle prime serie a sfondo giovanile italiane, I ragazzi del muretto. Il 30 novembre è la data di uscita di Baby, l'attesa serie liberamente tratta dallo scandalo delle baby squillo dei Parioli, e capiamo che in Italia sono passati anni luce, a livello produttivo, di ambizione e di racconto, in fatto di serialità. Baby è un teen drama di livello internazionale distribuito da Netflix, che segue i modelli recenti di 13 ed Elite, anche loro prodotti dal colosso dello streaming.

Un disperato bisogno d'amore, dicevamo. Perché Baby, la seconda produzione italiana originale Netflix, non è un instant movie, né qualcosa che segue la cronaca. E neanche qualcosa che vuole studiare un ambiente. Baby vuole raccontare uno stato d'animo, una condizione, un'età della vita. La definizione migliore ce la dà Re Salvador, uno degli sceneggiatori (fa parte del collettivo Grams) di Baby. "È una serie che parla d'amore e non di prostituzione. Ogni singolo personaggio cerca amore in un mondo dove l'amore non c'è" spiega lo sceneggiatore. "Come facciamo a raccontare questa disparità? L'esempio più forte è quello della baby prostituzione. Quel conflitto che a noi interessava si può raccontare con questa storia".

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Le protagoniste: Benedetta Porcaroli e Alice Pagani

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Baby, che è una delle serie più attese della stagione racconta la storia di due ragazze, inserendola in un contesto in cui tutti, compagni, genitori, insegnanti sono alla ricerca di se stessi. Tutti, in fondo, sono un po' adolescenti come le protagoniste.
Chiara (Benedetta Porcaroli) è la ragazza acqua e sapone che fa parte della squadra di atletica e sembra la figlia modello. Ludovica (Alice Pagani), invece, è l'outsider, la ragazza che tutti additano e tutti criticano, ma che dentro di sé ha un mondo tutto da esplorare. Le due diventano amiche e insieme provano ad affrontare quel mondo che sta stretto a entrambe.
"Chiara è un personaggio molto particolare" racconta Benedetta Porcaroli. "Mi sono innamorata subito di lei: è come se avesse vissuto tutta la sua vita facendo delle cose perché la gente si aspetta che lei sia così. Ma non è come la vedono gli altri, e a un certo punto farà delle scelte che sono sue e di nessuno altro. Poter dare luci e ombre è un punto fondamentale per far capire quanto sia complessa questa età, che è un passaggio tra l'età adulta e l'adolescenza". "Ludovica è molto fragile, è appunto luce e buio, ma in modo contrario a quello di Chiara, ed è per questo che si trovano così tanto" spiega Alice Pagani, che abbiamo già visto in Loro di Paolo Sorrentino. "Ludovica cerca rapporti autentici, cerca amore, cerca sicurezza, in fondo è molto insicura. È sempre alla ricerca di un rapporto stabile con la sua famiglia, ed è questo che la rende così tormentata. Quando ho letto prima volta Ludovica in sceneggiatura mi sono commossa. Spero di essere riuscita a passare tutto attraverso la camera".

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Le baby squillo dei Parioli: solo uno spunto

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Se è vero che Baby è un teen drama, una storia - in fondo - romantica, è anche vero che è stata presentata come una serie ispirata allo scandalo legato alla prostituzione minorile che, nel 2014, coinvolse alcune ragazze di Roma e alcuni insospettabili adulti. Baby sceglie di raccontare cosa ci sia prima, di capire come si arrivi a questo punto. Nelle prime due puntate, che abbiamo visto, tutto questo ancora non c'è, ma si comincia a capire come ci si arriverà. "La storia di Baby non ha niente di cronachistico, niente che voglia ricalcare la realtà" spiega il regista Andrea De Sica. "È stato solo uno spunto che ha messo in luce un carattere di questo quartiere, il fatto che non fosse quello che sembra. È una serie corale, ognuno ha un problema che lo accomuna agli altri, e la questione della prostituzione è solo una delle possibili declinazioni di questo mondo". "La prostituzione c'è" continua. "Ma non è qualcosa di sensazionalistico: sbatterla in scena all'inizio sarebbe poco rispettoso, quasi pornografico. La chiave è partire dai personaggi per entrare in un mondo con una chiarezza che non è facile trovare oggi. La serie arriva a un certo punto e ci arriviamo in un certo modo. È proprio il modo in cui ci arriviamo che è interessante".

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"Quel caso è stata una vasca da cui pescare i conflitti, le cose che ci interessavano" ribadisce Antonio Le Fosse, uno degli sceneggiatori. "La serie non è un articolo di giornale, è una storia di coming of age che ha un percorso, dall'inizio alla fine, in cui escono dati più negativi". "Volevamo creare empatia, capire le ragioni o lo stato emotivo in cui questa cosa può succedere" aggiunge Eleonora Trucchi, sceneggiatrice del collettivo Grams. "Non è una storia sulla prostituzione giovanile" fa eco Isabella Aguilar, head writer del team di scrittura. "Coglie l'occasione per raccontare qualcos'altro. Di quando ti trovi oppresso e per deragliare fai degli esperimenti. La prostituzione è uno di questi".

I genitori: Isabella Ferrari e Claudia Pandolfi

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Quell'oppressione di cui si parla in tutta la serie ha un nome: "genitori". Baby riesce a raccontare bene la distanza che c'è oggi tra le generazioni. Isabella Ferrari è Simonetta, la madre di Ludovica. "È un personaggio a cui ho voluto molto bene, una donna così ingenua, fragile, incapace di prendere in mano le cose pratiche della vita. Una sciamannata, ma buona; anche quando sbaglia" racconta. Claudia Pandolfi è Monica, compagna del padre di Damiano, un ragazzo che arriva dal Quarticciolo, dove ha sempre vissuto, e si trova a vivere con il padre, diplomatico, in un mondo nuovo. "Monica non si svela, la devi un po' interpretare" racconta Claudia Pandolfi. "È un'insegnante di ginnastica, è apparentemente una donna a posto, realizzata. Ha sposato un ambasciatore, con cui il rapporto è intorpidito. Avrà una rivoluzione interiore, che parte dal basso, i suoi movimenti emotivi sono sorprendenti e molto interessanti".

Piccoli attori crescono: Riccardo Mandolini, Mirko Trovato, Brando Pacitto, Chabeli Sastre Gonzales

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Riccardo Mandolini che interpreta Damiano, è un esordiente figlio d'arte (la madre è Nadia Rinaldi), dal volto così interessante che sarebbe piaciuto a Pasolini.
"È un ragazzo nuovo all'interno dell'istituto, il Collodi" racconta. "È un pesce fuor d'acqua ovunque si trovi, sia a scuola che a casa. Si apre con Chiara, con la quale ha un rapporto molto particolare". Mirko Trovato è Brando, uno dei ragazzi dominanti del liceo Collodi. "È un ragazzo di buona famiglia, che vuole sempre avere la situazione sotto controllo. Ha l'apparecchio sui denti".
Brando Pacitto è Fabio, il figlio del preside, e per questo non è molto ben visto dal gruppo. "È come tutti gli altri", racconta. "Ha un gigante senso di oppressione, e tante volte l'oppressione sfocia in una vita segreta". Tra le mean girls della scuola c'è anche Camilla, interpretata da Chabeli Sastre Gonzalez. "È il personaggio più luminoso della serie, è una ragazza determinata, ambiziosa, forte: è quello che la allontana dalle influenze negative" racconta. "Ma rischia di essere un aspetto che la rende chiusa, fino a non rendersi conto di quello che provano le persone intorno a lei. Ma non è cattiva. È dolce. Anche lei, come tutti i personaggi, ha i suoi lati oscuri".

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Anna Negri: le figlie non trovano modelli soddisfacenti nelle madri

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"Credo la serie abbia tante cose innovative, il modo in cui vengono raccontate le famiglie, quell'età in cui cambia lo scenario, e i genitori non sono più tali ma coinquilini" riflette Benedetta Porcaroli. "Questa serie, come il cinema, ha l'obiettivo di mettere il pubblico nella condizione di farsi delle domande". "Quello che è innovativo in questa serie è che in tutti questi comportamenti di ribellione ce n'è uno che investe il femminile" aggiunge Anna Negri, l'altra regista della serie. "Figlie che guardano le madri e non trovano modelli soddisfacenti. Mettono in discussione un modello che loro vedono provocare infelicità". "Spero che Ludovica riesca a comunicare che non c'è bisogno di giudizi, ma di seguire le proprie emozioni, cavalcarle" conclude Alice Pagani. "Secondo me non bisogna avere paura dei giudizi".

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