Baby 3: da Tommaso Paradiso ad Achille Lauro e Levante, è tutta un’altra musica

A volte in sottofondo, a volte in primo piano, la musica in Baby è sempre presente: con la terza stagione la serie è cresciuta molto, più intensa, cupa, adulta; e anche le scelte musicali sono andate in questa direzione.

APPROFONDIMENTO di 20/09/2020
Baby 5
Baby: una scena della serie italiana firmata Netflix

La scena in cui Chiara (Benedetta Porcaroli) si avvicinava a Damiano e cantava Da sola/In the Night, la canzone di Takagi & Ketra con Elisa e Tommaso Paradiso, nella prima stagione di Baby, la serie italiana Netflix ora disponibile con la terza stagione, aveva fatto sorridere qualcuno, aveva provocato qualche ironia. Ma poi è diventata un cult. Da un lato, per la grazia e la malizia con cui l'attrice protagonista cantava la canzone, dall'altro per un personaggio come Tommaso Paradiso che, in questi anni, ha fatto spesso notizia nell'ambiente della musica italiana. Quello che è stato chiaro, da subito, è che Baby avrebbe puntato molto sulla musica, come e forse ancor di più delle grandi serie internazionali.

Che spesso scelgono un momento chiave di una puntata per creare una sequenza ad effetto, con canzoni coerenti con l'epoca che raccontano, con il senso di una storia, o con interessanti anacronismi (su Movieplayer vi abbiamo raccontato i casi di Stranger Things, Black Mirror e The Handmaid's Tale). Baby fa anche questo, certo. Ma la musica, nella serie diretta da Andrea De Sica, Letizia Lamartire e (con la stagione 3) Antonio Le Fosse, è usata in modo ancora diverso: è un magma sonoro costante, senza soluzione di continuità. A volte in sottofondo, a volte in primo piano (a volte diegetica, a volte extradiegetica), la musica in Baby è sempre presente. Come deve essere nella vita dei ragazzi. Quando avevamo 16 anni ascoltavamo musica in continuazione. E, probabilmente, per i sedicenni di oggi è ancora così. Ma c'è un altro aspetto da tenere conto. Come vi abbiamo scritto nella recensione della terza stagione, Baby è cresciuta molto: più intensa, cupa, adulta. E più internazionale. E anche le scelte musicali sono andate in questa direzione.

Baby 1 e 2: Maneskin e Tommaso Paradiso

Baby 302 Unit 00003R
Baby 3: un'immagine della terza stagione

Partiamo ad esempio dalle canzoni simbolo delle prime due stagioni. La prima era legata a Torna a casa dei Maneskin, la seconda a Non avere paura di Tommaso Paradiso, che esordiva proprio in quel momento come cantante solista, senza Thegiornalisti. Vale a dire una ballata molto classica, da parte di un gruppo partito dal rock e dal crossover ma che per l'occasione indossava una melodia nel solco della musica italiana, e un pezzo molto suadente e accattivante, come tutti quelli di Paradiso, che sembra uscito dal repertorio di Antonello Venditti degli anni Ottanta. Si sentiva insomma la voglia di raggiungere un pubblico ampio, con una musica rassicurante.

Baby 3, Alice Pagani e Benedetta Porcaroli: "È il ritratto fedele di una generazione"

Achille Lauro: Maleducata

Baby 14
Baby: Alice Pagani in una scena della serie Netflix

Ma Baby è qualcos'altro, è una serie che sa essere anche e soprattutto scomoda, irriverente. E la stagione 3 fa un passo avanti anche dal punto di vista musicale. Chi meglio di Achille Lauro, un personaggio che come pochi altri è riuscito a rompere gli schemi della scena musicale italiana negli ultimi due anni, può rappresentare Baby, i suoi antieroi, cucire loro addosso una canzone? Maleducata è - sull'onda della sua nuova carriera iniziata con Rolls Royce - un pezzo vagamente glam rock, con un tocco del primo Vasco Rossi nel cantato. "Sì voglio una stupida sigaretta, sì sono una stupida coniglietta, ho lasciato il cervello nella mia cameretta. Sì sono cresciuto sì dentro una gabbietta. Quand'esco metto sempre una passata di smalto, oh mio Dio 'sto cesso è pieno di borotalco, E tu ti stai truccando come una ballerina, stai bevendo un tè speciale con la tua amica. Vai ti voglio sempre così, maleducata". La canzone di Achille Lauro arriva in un momento chiave di Baby, nell'episodio 5: Ludovica (Alice Pagani) sta guidando, di notte, si è appena lasciata alle spalle la sua vita passata e sta correndo verso la nuova. Con quel suo spleen, quella parlata un po' svogliata, quello scazzo, Achille Lauro è un po' come la Ludo di Baby. "In quelle collaborazioni c'è stata la volontà comune di creare un prodotto ad hoc" ci ha raccontato il produttore Nicola De Angelis. "Achille Lauro ha scritto il brano fondamentalmente per vestire la serie, cosi come Levante".

Levante: Vertigine

Baby 302 Unit 00003R
Baby 3: un'immagine della terza stagione

Anche Levante è una scelta originale. La sua Vertigine, insieme agli Altarboy, chiude Baby sui titoli di coda dell'episodio 6. È un pezzo trascinante: il suono e il cantato accorato sono quelli di un certo pop anni Ottanta, elettronico ma con un'anima, freddo fuori e bollente dentro, come i pomodorini di Fantozzi. Vertigine è stata accostata a un pezzo storico come Amore disperato di Nada, ma è rivestita di suoni più sintetici. Anche questa canzone veste alla perfezione il racconto di Baby. "Ho perso tutto, ho perso un po' di me su una strada irragionevole. Andare in giro a cercarmi negli altri e non trovare un cuore assomigliarmi. Poi ho dato tutto, ho dato tutto a te, senza gloria e senza remore" canta Levante e sembra davvero il flusso di coscienza di Chiara e Ludovica.

Baby 3, la recensione: Quell'apatia che fa sentire adulti

Friday I'm In Love

Baby 301 Unit 00233R
Baby 3: Benedetta Porcaroli in una scena

Ma è nella musica di repertorio che la terza stagione di Baby segna uno scarto con le precedenti. Meno musica italiana e più musica internazionale, meno musica alla moda, da compilation da radio fm, e più colonna sonora di uno stato d'animo. La soundtrack di Baby 3 è un fluire sadcore, una playlist per anime perse, perfetta per il mood più cupo e decadente della terza stagione. È musica elettronica, ossessiva e dark. E chi è più dark dei Cure? La loro Friday I'm In Love irrompe nell'episodio 1, nella versione degli Aquapark, lenta, notturna, ipnotica. È il momento in cui Damiano chiede a Fiore di lavorare di nuovo con lui, La spensierata canzone dei Cure è come se si ribaltasse, mentre i personaggi si muovono avvolti da luci rosse. "Monday you can fall apart, Tuesday, Wednesday break my heart, Thursday it doesn't even start". Prestiamo l'attenzione a queste parole, "lunedì puoi crollare, il martedì e il mercoledì mi spezzano il cuore, e giovedì nemmeno inizia": sembrano raccontare la storia di Ludo e Chiara, la loro apatia, la loro ansia. E l'apparire di Chiara, pronta per un appuntamento che non ha niente a che fare con l'amore, rende più beffardo quel "It's Friday I'm in love".

The Drums, Metronomy, FKA Twigs e Massive Attack

Baby 3 Foto05
Baby 3: Riccardo Mandolini e Anna Lou Castoldi nell'ultima stagione delle serie Netflix

È rock di impronta new wave, con quel basso alla Joy Division, Let's Go Surfin' dei The Drums che apre l'episodio 2: veloce ritmata, ma con un cuore nero. Vi ricordate come, in Sing Street, definivano la musica dei Cure? "HappySad", "felicetriste". Molta della musica di Baby è così. The Look, dei Metronomy, che apre la scena di una festa, sembra volare su tastiere ariose e vagamente Sixties, ma porta con sé un tocco di malinconia, nel cantato e in quel testo che recita "And you're going down in circles, and everyone knows you're in trouble, cause you read it in a big book, and you're giving me the look". Pendulum di FKA Twigs è eterea, sognante, intima, carezzevole: è un momento di dolcezza per il chiarimento tra Camilla e Niccolò, sembra abbracciarli e fa da preludio al loro abbraccio. Ma, come se fossimo in una sequenza mixata da un deejay, a notte fonda in un locale di Bristol, quella canzone lascia il posto a Massive Attack, Tricky 6 3D con Take It There. E improvvisamente la musica diventa quella di un thriller, con note di piano che scuotono nel profondo, beat lenti e inesorabili come il destino, atmosfere fumose. È il momento in cui le foto vengono a galla, e Chiara capisce che sta andando incontro al suo destino.

Da Bishop Briggs a Billie Eilish

Baby 305 Unit 00121R
Baby 3: Claudia Pandolfi in una scena

Baby di Bishop Briggs è una delle prime canzoni che ascoltiamo nell'episodio 3, il migliore della serie: una voce con venature soul e pesanti beats elettronici, su una musica eterea. È una canzone sognante, come tutto l'episodio. È quello con la musica più attuale, internazionale, urban: ascoltiamo Easy di Son Lux, Outré Lux di Photay, che segue Chiara uscire dal suo mondo familiare, con le voci che si affievoliscono, per entrare nella sua seconda vita, tramite la chat con cui contatta i suoi clienti. Il suono è ovattato, ed è come se portasse Chiara in un sogno. E chi meglio di Billie Eilish ha saputo raccontare sogni e incubi della sua generazione? La sua Listen Before I Go arriva alla fine dell'episodio 3, e sembra non lasciare alcuna speranza. "Sorry cant' save me now, sorry I don't know how, sorry there's no way out" ("mi dispiace non puoi salvarmi, mi dispiace non so come, mi dispiace non c'è alcuna via d'uscita". E quel "Call my friends and tell them that I love them and I'll miss them" ("chiama i miei amici e dì loro che li amo, e che mi mancheranno"), sa tanto di un addio, di un saluto alla sua vita com'era stata fino ad oggi, per ricominciare da capo.

Bowland e Daughter

Baby 3 Foto02
Baby 3: una foto dell'ultima stagione delle serie Netflix

Nell'episodio 4 ascoltiamo anche Lost dei Bowland, la band uscita da X Factor qualche anno fa. "She was lost in time, eyes filled with nothing", recita il testo: "era persa nel tempo, gli occhi pieni di niente". Medicine dei Daughter (come sentire i Coldplay con la voce degli Evanescence) arriva in un altro momento clou: "You could be what you want to be", dice la canzone, "puoi essere quello che vuoi essere", mentre due personaggi, finalmente, trovano la propria identità sessuale e sentimentale.

Non è per sempre. Parola di Manuel Agnelli

Baby 3 Foto06
Baby 3: Riccardo Mandolini e Anna Lou Castoldi in una foto dell'ultima stagione delle serie Netflix

E poi c'è quello che non ti aspetti. Il momento di pace prima dell'incubo del processo, i 100 giorni prima dell'esame di maturità. E a sorpresa arriva Non è per sempre degli Afterhours, una canzone che appartiene ad un'altra generazione, quella dei quarantenni. La ascoltiamo mentre le nostre ragazze giocano spensierate a pallavolo. La ascoltavamo noi, vent'anni fa, quando avevamo poco più dell'età di Ludo e Chiara. Ascoltiamo la voce di Manuel Agnelli e pensiamo che sì, anche noi eravamo come loro: hanno fatto uno sbaglio in più, un grosso sbaglio, ma Ludo e Chiara sono come noi. "Non c'è niente che sia per sempre. Perciò se è da un po' che stai così male, il tuo diploma in fallimento è una laurea per reagire". Parole perfette per capire come si sentono Ludo e Chiara adesso, cosa faranno della loro vita. "Puoi finger bene, ma so che hai fame". Metteteci anche il ralenti e quasi scende una lacrima.