Attacco al potere 3 - Angel has Fallen, la recensione: molto rumore per nulla

La recensione di Attacco al potere 3 - Angel has Fallen: il terzo capitolo della saga su Mike Banning, l'agente dei servizi segreti interpretato da Gerard Butler, è ancora una volta un film noioso e malfatto.

RECENSIONE di ALESSIO ALTIERI 28/08/2019
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Attacco al potere 3 - Angel Has Fallen: Gerard Butler durante una scena del film

Di certo non possiamo dire che non eravamo pronti. Rispettando la cadenza chirurgica di un film ogni tre anni, dopo Attacco al potere - Olympus Has Fallen (2013) e Attacco al Potere 2 (2016), arriva nelle sale Attacco al potere 3, il terzo film della saga dedicata all'agente dei servizi segreti Mike Banning, interpretato da Gerard Butler. In questa recensione di Attacco al potere 3 - Angel has Fallen vedremo come questo terzo capitolo voli esattamente alla stessa quota degli altri, e cioè non proprio a un'altezza che fa girare la testa.

Un film a sé stante

Ci sono alcuni cambiamenti rispetto ai film precedenti. Innanzitutto Allan Trumbull (Morgan Freeman), dopo due film da vice, è diventato presidente degli Stati Uniti. Nessun cenno al vecchio presidente Asher (Aaron Eckhart) con cui Banning aveva un rapporto strettissimo, e questa è una costante di questo capitolo: se tra i primi due film c'era una minima connessione (anche se le storie procedevano indipendentemente), Attacco al potere 3 può tranquillamente essere visto senza aver mai sentito parlare di Mike Banning e i suoi sforzi per salvare il presidente USA. Anche l'attrice che interpreta Leah, la moglie di Banning, è cambiata, e ora al posto di Radha Mitchell troviamo Piper Perabo.

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Attacco al potere 3 - Angel Has Fallen: Gerard Butler in una scena del film

Una trama piena di scazzottate e complotti

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Attacco al potere 3 - Angel Has Fallen: Morgan Freeman and Gerard Butler in una scena del film

Sebbene il film si apra con una sequenza d'allenamento in cui il protagonista picchia un po' tutti quelli che gli capitano sotto tiro, è da subito chiaro che l'agente Mike Banning non è più quello di una volta. Gli acciacchi delle mille battaglie si fanno sentire con forti emicranie e accenni di mancamento, e in più ora ha una figlia a cui badare. Il presidente Trumbull fa a Mike una proposta che sembra cadere a pennello: diventare capo dei servizi segreti, abbandonare la prima linea per un ruolo che richiede tanta strategia ma niente botte. Il punto è che Banning sente di non poter proprio rinunciare allo sforzo fisico.

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Attacco al potere 3 - Angel Has Fallen: una scena del film con Morgan Freeman

Poco male, perché durante un'uscita a pesca, il presidente subisce un gravissimo attacco, dal quale escono vivi (ma in coma) solo Trumbull e Banning. Al suo risveglio nel letto d'ospedale, Mike si trova ammanettato e con l'FBI che gli rivela che sono state trovate tracce di contatti tra lui e i russi, e che questo fatto che della scorta sia rimasto in vita solo lui, proprio non li convince. È stato incastrato, ovviamente, e tutte le azzuffate che ne seguiranno serviranno in primo luogo a dimostrare che lui con i russi non ha niente a che fare, e poi, naturalmente, per difendere il presidente. Nel mezzo avrà modo di ricongiungersi anche con il padre Clay (Nick Nolte), un veterano svitato che da anni vive nascosto in una foresta, al riparo dalla società.

Un action movie poco spettacolare

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Attacco al potere 3 - Angel Has Fallen: una scena del film

Quando si sceglie di andare a vedere un film come Attacco al potere 3 - Angel Has Fallen, si entra in sala disposti a soprassedere alcune cose. Siamo preparati a scoprire un action movie dove l'iperbole è la regola, dove alcune leggi basilari della fisica vengono ignorate a favore della spettacolarità (in Attacco al Potere 2 abbiamo ammirato Banning e il presidente uscire totalmente illesi da un elicottero colpito da un missile e schiantato a terra) o della riuscita della missione dell'eroe, non importa quanto difficile sia, e anzi più lo è più c'è da divertirsi. Il fatto è che qui (come in tutta la saga di Attacco al potere, a dirla tutta) il sacrificio della verosimiglianza è totalmente vano, perché la spettacolarità è di un'ordinarietà svilente, e non ci sono variazioni rispetto alle classiche soluzioni connaturate al genere action. Il film è tutto un susseguirsi di espedienti già visti e di dinamiche iper abusate, di ironia da circolo repubblicano del Texas.

Un Gerard Butler decisamente sotto tono

Questo sarebbe dovuto essere il capitolo più introspettivo della saga, quello della scoperta del Banning privato. Perfettamente in linea con la fissazione contemporanea dell'uomo comune, dell'uomo di rilievo come "uno di noi". Per la prima volta vediamo Gerard Butler, un protagonista provato fisicamente, impensierito dalla responsabilità verso la propria famiglia e realmente tentato dall'idea di lasciare il suo caro vecchio lavoro. Lo osserviamo anche ricostruirsi un rapporto con il padre, un uomo che per decenni ha vissuto isolato, con un arsenale in casa e diverse decine di bombe a protezione del perimetro domestico, ma che in quattro e quattr'otto decide di darsi una ripulita, mettersi un maglione bianco a trecce e diventare un buon nonno.

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Attacco al potere 3 - Angel Has Fallen: un primo piano di Gerard Butler

La "svolta intimista" è però grossolana e accennata, perché alla fine a Banning piace ammazzare e rischiare di essere ammazzato, non stare a casa con la moglie e la figlia o recuperare gli anni perduti col padre, e questo è talmente connaturato nel personaggio che si è andato formando nei primi due capitoli, che qualsiasi tentativo di mostrarlo in altre vesti, è un fallimento. Ma il vero problema di questa saga, ovviamente, è Gerard Butler. Bravo a recitare non lo è mai stato, ma ora è anche imbolsito e goffo, una nota stonata all'interno di uno spartito già di per sé confusionario.

Conclusioni

In questa recensione di Attacco al potere 3 - Angel has Fallen siamo stati molto chiari: questo terzo capitolo, invece di risolvere i problemi dei primi due, li riprende e li perpetra abbondantemente. Ci sono tante cose che non vanno, un campionario che spazia dall’assoluta mancanza di tensione all’eccessiva retorica, passando per la pessima prova di un Gerard Butler ai minimi storici. Un paio di scene ben congegnate e spettacolari (forse le migliori dell’intera saga) non salvano un film che ha poche carte in mano, e le gioca tutte male.

Movieplayer.it

1.5/5

Voto medio

3.2/5

Perché ci piace

  • Un paio di scene sono forse le migliori dell'intera saga per spettacolarità.
  • Morgan Freeman presidente USA in mezzo a tutti i reali capi di stato e spalla a spalla con Putin è tanto posticcio quanto esilarante.

Cosa non va

  • Gerard Butler è su livelli attoriali bassissimi.
  • La noia vince sulla tensione.
  • Le soluzioni proposte non sono mai originali.