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Arrow, 5 anni dopo: come la serie ha cambiato per sempre i supereroi in TV

In occasione del quinto anniversario, ripercorriamo l'evoluzione dello show che ha rivoluzionato la serialità supereroistica tradizionale.

Stephen Amell versione naufrago nel pilot di Arrow

Il 10 ottobre 2012 è andato in onda sulla CW il primo episodio di Arrow, la serie con cui il network dall'impostazione prevalentemente teen e/o femminile (vedi alle voci Gossip Girl o The Vampire Diaries) ha voluto esplorare un percorso leggermente diverso, sfruttando il vasto catalogo supereroistico della DC Comics e il successo decennale di Smallville, lo show sulla gioventù di Superman giunto al termine nella primavera del 2011. Ancora oggi le avventure di Oliver Queen, alias Freccia Verde, vanno per la maggiore, con una popolarità tale da aver dato vita a un vero e proprio mondo narrativo, noto come l'Arrowverse: nel 2014, dopo una prima apparizione del personaggio nella serie madre, è nato lo spin-off The Flash, mentre dal gennaio del 2016 esiste anche Legends of Tomorrow (inoltre, pur non essendo ufficialmente integrato nella "famiglia" poiché ambientato in una dimensione parallela, anche Supergirl interagisce regolarmente con il macrocosmo creato da Greg Berlanti). Si può effettivamente parlare di Arrow come del prodotto che ha rivoluzionato il modo di portare i supereroi sul piccolo schermo, e in occasione del quinto anniversario abbiamo voluto ripercorrere questa trasformazione.

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L'umanità dell'(anti)eroe

Come abbiamo già detto, la CW (inclusa la sua precedente incarnazione WB, poi unitasi alla UPN) aveva avuto un discreto successo in campo supereroistico con Smallville, andato in onda per dieci stagioni. In particolare, dal 2006 al 2011 uno dei comprimari più apprezzati era stato proprio Oliver Queen, interpretato da Justin Hartley con un approccio molto più "fumettistico" rispetto al Clark Kent di Tom Welling, affetto fino alla fine della serie dalla regola del no tights, no flights ("niente calzamaglia, niente volo"), anche su richiesta dello stesso attore (nell'episodio finale, dove Clark diventa Superman, tutte le inquadrature dove lui appare con il celebre costume dovettero essere ritoccate digitalmente poiché Welling non voleva indossarlo sul set). Inoltre le somiglianze tra Oliver e Bruce Wayne, personaggio all'epoca inutilizzabile sul piccolo schermo su richiesta del ramo cinematografico della Warner Bros., lo rendevano il candidato ideale per una serie tutta sua, approvata nel 2012 ma senza legami narrativi con quanto visto prima. E così è iniziato il viaggio, con due influenze molto specifiche.

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Arrow: Stephen Amell in una scena del pilot della serie CW

Dato l'accostamento, presente da sempre nei fumetti, tra Freccia Verde e Batman (entrambi milionari che si danno al vigilantismo), era inevitabile che Arrow, concepito come un prodotto più verosimile e dark, traesse anche solo parzialmente ispirazione dalla trilogia di Christopher Nolan, la cui influenza è palese già nel primo episodio: Oliver, segnato dalle sue esperienze su un'isola misteriosa, torna a casa dopo essere stato dato per morto e decide di salvare la propria città, sia come magnate che come vendicatore mascherato (con progressiva accettazione del celebre nomignolo, scartato nella prima stagione). Come in Batman Begins, flashback appositi chiariscono dettagli della backstory, andando a creare una trama orizzontale che si chiuderà solo al termine della quinta annata. Altre influenze nolaniane includono il Conte Vertigo, reinventato come un incrocio tra lo Spaventapasseri e il Joker, il complotto per radere al suolo la città nel primo ciclo di episodi e la presenza di Ra's al Ghul nella terza stagione, con critiche da parte dei fan sull'uso eccessivo di elementi legati a un altro supereroe. Altrove si percepisce un prestito dalla mitologia di Spider-Man (Merlyn, noto avversario di Oliver, diventa in questa sede il padre del suo migliore amico), ma altrettanto importante è l'impatto di Iron Man, già tirato in ballo all'epoca di Smallville, con Oliver che svela la sua doppia identità in pubblico, e qui evocato in modo più indiretto.

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La nascita di un universo

Arrow/The Flash: la prima immagine del nuovo crossover

Nel 2008, quando la Marvel ha lanciato il proprio universo cinematografico che continua a mietere successi ancora oggi (a fine mese uscirà Thor: Ragnarok, diciassettesimo lungometraggio del franchise), lo ha fatto puntando su un eroe più umano, ancorato in qualcosa che potesse assomigliare alla nostra realtà, aprendo progressivamente questo mondo a elementi più strani come gli alieni, la magia e i mondi paralleli. La CW ha adottato uno stratagemma simile usando Oliver Queen che, come Tony Stark, non ha superpoteri ed è al centro di un arco narrativo di redenzione personale misto ad avventure da eroe contro avversari talvolta strambi (vedi il già citato Conte Vertigo) ma comunque "normali". Applicando la lezione del Marvel Cinematic Universe, quello che poi è divenuto l'Arrowverse si è evoluto gradualmente, talvolta deviando dai piani prestabiliti per rendere la transizione più organica: Barry Allen ha esordito nella seconda stagione di Arrow alla fine del 2013, ma la sua trasformazione in Flash ci è stata mostrata quasi un anno dopo, mentre l'apparizione di John Constantine (complice la cancellazione della sua serie personale su NBC) ha avuto luogo nell'autunno del 2015. Fino ad arrivare alle realtà parallele che dominano tuttora gli archi narrativi di The Flash e ai viaggi nel tempo che sono il motore delle vicende di Legends of Tomorrow.

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Arrow: Matt Nable e Stephen Amell in una scena di The Climb

Ma al centro di tutto questo rimangono gli eroi, le cui qualità "super" sono sottolineate in un modo che continua a fare sì che l'operato della DC si distingua da quello della Casa delle Idee, la cui espansione catodica dell'universo cinematografico ha puntato su una certa differenziazione, tramite storie di spionaggio (Agents of S.H.I.E.L.D., Agent Carter) e personaggi le cui storie sono più vicine alla crime fiction (Daredevil). Hanno invece incassato un duro colpo da parte di critica e fan con l'unica serie più tradizionalmente supereroistica, Inhumans, mentre l'Arrowverse continua a crescere all'insegna della passione per la materia di base e della volontà di spingersi oltre, anche quando i limiti della produzione televisiva non lo consentono esattamente come auspicato (vedi il doppio episodio di The Flash incentrato su Gorilla City). Grazie a Oliver Queen e al suo bisogno di diventare qualcosa di diverso per salvare la sua città, i supereroi sono tornati in televisione senza nascondersi dietro impostazioni di altro genere. E con Arrow che si appresta a iniziare la sesta stagione, una sorta di nuovo inizio dopo la chiusura del cerchio nel finale della quinta, non c'è motivo per pensare che questa avventura non sia destinata a durare ancora a lungo.

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