American Ultra: The Stoner Identity

Jesse Eisenberg e Kristen Stewart sono al centro di un ambizioso ma altalenante ibrido fra commedia e film d'azione, nato dalla fantasia di Max Landis.

American Ultra: Jesse Eisenberg e Kristen Stewart in un'immagine tratta dal film
American Ultra: Jesse Eisenberg e Kristen Stewart in un'immagine tratta dal film

Mike Howell, impiegato in un minimarket e accanito consumatore di cannabis, non ha grandi progetti per il futuro a parte chiedere alla sua ragazza, Phoebe, di sposarlo. In realtà il giovane è l'unico superstite di un esperimento della CIA, e per salvarlo da un tentativo di assassinarlo l'agente Victoria Lasseter decide di "attivarlo", usando delle parole in codice. Mike non ne coglie immediatamente il significato a causa del suo uso continuo di droghe, ma quando la situazione si complica scopre di avere accesso ad abilità quasi sovrumane...

Successo non pervenuto

American Ultra è il secondo lungometraggio scritto da Max Landis, figlio del cineasta John Landis e, per il padre, autore di un episodio della prima stagione di Masters of Horror. I cinefili però associano il suo nome soprattutto a Chronicle, il film che nel 2012 rivoluzionò la formula del found footage applicandola al genere supereroistico e lanciò l'allora promettente carriera di Josh Trank, successivamente distrutta da Fantastic 4 - I Fantastici Quattro.
Non che a Landis sia andata molto meglio: per la 20th Century Fox, che acquistò la sceneggiatura di Chronicle, ha scritto anche Victor - La storia segreta del Dottor Frankenstein, passato inosservato lo scorso autunno e distrutto dalla critica; destini simili sono toccati anche a Mr. Right, uscito in pochissime sale per una sola settimana, e Me Him Her, il debutto registico del giovane autore, passato direttamente per il mercato del video on demand.

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American Ultra: Kristen Stewart in un'immagine tratta dal film
American Ultra: Kristen Stewart in un'immagine tratta dal film

Per quanto concerne American Ultra, che arriva nelle nostre sale con quasi un anno di ritardo rispetto all'uscita americana e internazionale, anche qui si tratta di un prodotto sostanzialmente ignorato dal pubblico (ha incassato appena 27 milioni di dollari nel mondo intero e si è piazzato sesto al box office USA nel weekend d'esordio), accolto con toni generalmente freddi dalla critica.
La colpa in questo caso non è tanto di Landis, che ha firmato una sceneggiatura intrigante e ricca di spunti promettenti. Il problema piuttosto è legato al fatto che la regia è stata affidata all'iraniano-inglese Nima Nourizadeh, che nello stesso anno di Chronicle ci regalò un altro film basato sull'escamotage del found footage: Project X - una festa che spacca, una commedia goliardica il cui budget ridotto era direttamente proporzionale alla sua vacuità narrativa e al cattivo gusto applicato senza alcun criterio.

La lunga attesa

American Ultra: un primo piano di Jesse Eisenberg
American Ultra: un primo piano di Jesse Eisenberg

Rispetto al suddetto teen movie privo di anima, American Ultra vanta comunque una certa ambizione e, soprattutto, una ragione di esistere. Peccato che Nourizadeh caschi di nuovo nella trappola di Project X, lasciandosi distrarre facilmente e fin troppo spesso, lasciando così che il film passi una quantità spropositata di tempo a ritrovare la strada giusta, quella che vuole mostrarci le improbabili gesta di un fattone divenuto killer suo malgrado.
Un soggetto che sarebbe stato ideale nelle mani di Kevin Smith, Joss Whedon o Edgar Wright, ma che in questa sede diventa un lungo pasticcio in attesa della componente action vera e propria.

American Ultra: Jesse Eisenberg intimorito sul pavimento del supermercato
American Ultra: Jesse Eisenberg intimorito sul pavimento del supermercato

La quale quando si manifesta è gratificante, ma non abbastanza da giustificare un preludio sonnolento che spreca anche un cast di tutto rispetto: Jesse Eisenberg è perfetto nella parte dell'(anti)eroe strafatto, ma intorno a lui c'è un vuoto che Connie Britton, Topher Grace e Kristen Stewart (di nuovo insieme ad Eisenberg dopo Adventureland) non riescono a colmare. Il risultato finale diverte a tratti ma non a sufficienza, lasciandoci con quella che, considerando il soggetto e gli interpreti, è forse la più grande occasione sprecata del 2015.

Movieplayer.it

2.0/5