Amarga Navidad, recensione: quello di Pedro Almodóvar è grande cinema

L'importanza delle parole, la moralità e la libertà artistica, senza dimenticare un cast sublime: il regista spagnolo prosegue e forse conclude il discorso iniziato con Dolor y Gloria, mescolando fiction e vita vera.

Un dettaglio del poster di Amarga Navidad

Con estrema lucidità e con estremo calore - chi dice il contrario dovrebbe rivedere i propri canoni -, Pedro Almodóvar dirige e naturalmente scrive Amarga Navidad, ammiccando a Pirandello (una "mia passione", dirà presentando il film a Cannes) per addentrarsi - attraverso innumerevoli alter ego - nella mente di un autore alle prese con una storia che, scena dopo scena, prende forma e sostanza, scavalcando il punto d'intermezzo per avvicinarsi, come mai prima, ai volti di un gruppo di sublimi attrici.

Amarga Navidad, le proiezioni del regista

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Barbara Lennie e Victoria Luengo in scena

Grazie all'ottimo montaggio di Teresa Font, Amarga Navidad miscela due blocchi: quello della regista pubblicitaria Elsa e quello dell'alter ego di Raúl (entrambi proiezioni dello stesso Almodóvar), autore cinematografico schiacciato dal blocco dello scrittore. Nei rispettivi ruoli Barbara Lennie e Leonardo Sbaraglia. In qualche modo, provando a uscire dalla crisi, Raúl proietta nella sceneggiatura - un tripudio di autofiction - le persone che ha intorno, come il fidanzato Santi (Quim Gutiérrez) e la sua assistente Mónica (Aitana Sánchez-Gijón), creando un certo sconquasso sentimentale.

Tutto su... Pedro Almodóvar

Ragionando sui colori complementari (splendida la fotografia di Pau Esteve Birba), Almodóvar porta avanti la sua idea di cinema (inter)personale, facendo delle attrici il filo logico della narrazione e, intanto, mostrando le sue fragilità, i suoi conflitti, i suoi fantasmi.

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Leonardo Sbaraglia interpreta Raúl

Amarga Navidad in qualche modo conclude la quadrilogia iniziata con Dolor y Gloria (e proseguita a fasi alterne con Madres Paralelas e La stanza accanto), alternando l'umorismo al melodramma, per poi scendere fino in fondo, declinando l'umanità attraverso due livelli che si sovrappongono, sovrastandosi e compensandosi in base alla creazione fluida, mostrandosi a tratti critico verso il proprio sguardo da regista per una presa di coscienza onesta e probabilmente liberatoria.

L'autore, tra libertà e moralità

In questo senso, rivedendo il legame materno - filo conduttore di tutti gli ultimi lavori - Almodóvar riflette sull'opera narrativa come diretta estensione dell'autore, leggendo la genesi dell'idea come se fosse una specie di gestazione non esente da crisi, nevrosi, dubbi. Lo scrittore e il lettore, il regista e lo spettatore sono il cuore dell'opera. Piani inclinati che non esisterebbero senza la rispettiva controparte.

Amarga Navidad Almodovar
Patrick Criado e Barbara Lennie

Per questo la "svolta" di Amarga Navidad, costruito seguendo un'eleganza scenica che non straborda mai in un'estetizzante rigidità, risulta fondamentale nel percorso narrativo del film e nello sguardo diretto di Almodóvar. Il regista, infatti, ammette che l'autore è sempre discutibile, ma che la fiction non può esistere senza contraddizioni, senza amalgamare libertà e "responsabilità morale". Perché, spiega, il valore della narrazione non può mai mentire. Non può mai venire meno l'onestà.

Lo spazio scenico per guardarsi dentro

Se Luigi Pirandello, in Sei personaggi in cerca d'autore, utilizzava il teatro nel teatro come espediente, Almodóvar fa lo stesso con il cinema e, più in generale, con la parola (le parole, cancellate e riscritte di Raúl dettano il ritmo), agghindata da un cast indirizzato - anzi, accompagnato - come meglio non si potrebbe.

Amarga Navidad Scenafilm
Quim Gutiérrez e Leonardo Sbaraglia

Amarga Navidad, spinto dal bisogno impellente di Almodóvar nell'analizzarsi e nell'analizzare lo stato dell'arte, guarda in faccia ciò che il regista stesso è (diventato?), affrontando lo spazio scenico come se, al centro, altro non ci fosse che la vita, quella vera. Arrabbiata, imperfetta, fragile, emotiva, comica, buffa. Guardarsi dentro, tirar fuori i propri demoni, allitterare le paure per plasmarle secondo le regole artistiche, infrangendole per poi ricostruirle. Ancora e ancora.

Conclusioni

Pedro Almodovar rilegge se stesso in Amarga Navidad, concentrandosi sul valore dell'artificio narrativo come strumento di espressione umana, andando a intaccare il delicato equilibrio tra morale e libertà. Un'opera di autofiction, in cui il regista si mette a nudo, liberandosi dei propri fantasmi e delle proprie crisi. Cast sublime, su tutti Barbara Lennie.

Movieplayer.it
4.0/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • Il cast, su tutti Barbara Lennie.
  • I colori.
  • L'intreccio scelto.
  • Il sentimento.

Cosa non va

  • Forse la seconda parte perde potenza.