American Animals, la recensione: grande furto in biblioteca

La recensione di American Animals, secondo film di Bart Layton: un affascinante amalgama fra heist movie e documentario, interpretato da Evan Peters e Barry Keoghan.

RECENSIONE di 06/06/2019

Non funziona così nella vita reale, Warren: i cattivi non si allontanano verso il tramonto con i soldi e l'oro...

American Animals Barry Keoghan
American Animals: Barry Keoghan in una scena del film

Con American Animals, presentato al Sundance Film Festival 2018, il regista londinese Bart Layton firma il suo secondo film (e il suo primo lungometraggio di finzione) a ben sei anni di distanza da L'impostore, documentario sulla storia del truffatore Frédéric Bourdin. Ma la componente documentaristica e la dicotomia fra verità e inganno sono elementi rintracciabili anche nel nuovo lavoro di Layton, come provvederemo a delineare nella nostra recensione di American Animals: un crime drama tratto da una storia vera, in cui i codici dell'heist movie vengono riproposti in una peculiare chiave narrativa, con una sottile vena ironica che tuttavia non esclude il senso di pathos e di vicinanza ai personaggi.

I giovani criminali da strapazzo di Bart Layton

La realtà, nella sua dimensione quotidiana (e percepita talvolta come 'grigiore'), da una parte; dall'altra l'epica del cinema, delle grandi imprese criminali, di una straordinarietà vagheggiata a occhi aperti. È il dualismo su cui è imperniato, in fondo, tutto il film di Bart Layton: un'opera in cui la rapina diventa, per il quartetto di giovani criminali in erba, il paradigma della grande impresa. A partire dal capofila della banda, Warren Lipka, che ha il volto e la frenesia dell'Evan Peters di American Horror Story: uno svogliato atleta universitario con una "brama di vita" che lo induce a ritenersi destinato a qualcosa di più di un titolo universitario e di lavoretti per sbarcare il lunario. E l'anelito di grandezza di Warren finirà per travolgere anche il suo miglior amico, lo studente d'arte Spencer Reinhard, interpretato da un talento in erba quale Barry Keoghan (attore-rivelazione de Il sacrificio del cervo sacro).

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American Animals: un'immagine del film
American Animals Scena
American Animals: una scena del film

All'intraprendente Warren, che cerca su internet indicazioni su "come organizzare una rapina", e al più riluttante Barry, refrattario ad abbandonarsi del tutto ai folli progetti dell'amico, si aggiungeranno poi l'insicuro Eric Borsuk (Jared Abrahamson) e il più risoluto Chas Allen (Blake Jenner): un improvvisato quartetto di ladri con l'obiettivo di trafugare alcuni libri preziosissimi, fra cui The Birds of America del naturalista e pittore John James Audubon, conservati in un fondo della biblioteca della Transylvania University. Una metà abbondante del film è dedicata dunque alla preparazione del colpo, calcolata al millimetro e frutto di uno studio minuzioso, ma non privo di inventiva (il primo progetto dei quattro ladri li vede indossare un pesante make up per trasformarsi in uomini anziani).

La grande illusione del crimine

L'aspetto 'avventuroso' della loro missione è rimarcato costantemente da Layton: attraverso le citazioni cinematografiche, innanzitutto, che vanno dai riferimenti a film come Le iene, Le ali della libertà e Matrix agli spezzoni di Rapina a mano armata di Stanley Kubrick, e anche mediante le scelte musicali, con una variegata colonna sonora che comprende Donovan e i Rage Against the Machine, i Ramones e Ice Cube, i Doors e Leonard Cohen. Ma a compromettere i piani di Warren e soci, puntualmente, interverrà l'ineluttabilità dell'imprevisto; che poi, parrebbe suggerirci il film, non è altro che l'inadeguatezza del reale rispetto alla mitologia e al sogno.

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American Animals: una scena con Evan Peters

Quel sogno che gli autentici protagonisti della vicenda commentano direttamente al cospetto della macchina da presa, sottolineando l'amarezza di un'inevitabile disillusione e ricercando le motivazioni del proprio crimine. Motivazioni che, nelle parole del 'vero' Spencer Reinhard, sono riassunte forse nel mistero stesso dell'esistenza: "Van Gogh ha finito per uccidersi. Monet è diventato cieco. Mi sembra come se avessero capito qualcosa di più sulla vita di quanto stessi sperimentando io. L'arte dovrebbe essere qualcosa di più che dire 'La mia vita è grandiosa e sono davvero bravo a dipingere'".

Conclusioni

Come illustrato nella recensione di American Animals, l’heist movie diretto da Bart Layton instaura un ideale dialogo con l’opera d’esordio del regista inglese, il documentario L’impostore. Vi si può riscontrare infatti un analogo interesse per il crimine, ma ancora di più una visione dell’inganno e della rapina in qualità di particolari forme di storytelling: le narrazioni costruite come veicoli di fuga dalla realtà, come alternativa a un’esistenza di cui si vorrebbero ridefinire le coordinate. Più del denaro, più dei libri antichi, gli “animali americani” del film cercano forse proprio questo.

Movieplayer.it

3.5/5

Voto medio

3.0/5

Perché ci piace

  • Lo sguardo originale e dissacratorio offerto da Bart Layton su un genere quale l’heist movie.
  • L’interessante riflessione sulla discrepanza fra le illusioni di grandezza dei personaggi e il confronto con la realtà.
  • Due ottimi interpreti quali Evan Peters e Barry Keoghan, che disegnano una coppia di protagonisti complementari.

Cosa non va

  • La scelta, magari non per tutti i gusti, di limitare la vera suspense ad appena una manciata di scene.