Allison Janney: da West Wing all’Oscar per Tonya

L'ex allieva di Joanne Woodward dopo il successo sul piccolo schermo ha conquistato l'Academy grazie all'interpretazione della crudele madre di Tonya Harding nel film di Craig Gillespie.

Davide Sica
Oscar 2018: Allison Janney con la statuetta vinta per Tonya

"Ho fatto tutto da sola". Ironizza ma non troppo Allison Janney mentre pronuncia il discorso di ringraziamento sul palco del Dolby Theatre di Los Angeles, dopo aver ricevuto l'Oscar quale miglior attrice non protagonista grazie all'interpretazione dell'algida madre di Tonya Harding (Margot Robbie) in Tonya di Craig Gillespie. Un riconoscimento meritato che suggella la carriera di una delle attrici più talentuose e brillanti della sua generazione. Un premio che pone al centro dell'attenzione un'interprete lodata spesso per la bravura e la versatilità ma che negli anni ha trovato il proprio paradiso soprattutto sul piccolo schermo, giacché il cinema si è riservato il lusso di affidarle troppo spesso personaggi marginali o di supporto.

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Personaggi ai quali spesso Allison Janney è riuscita a conferire un fascino e una gamma infinita di sfumature da togliere il fiato, al di là del film nel quale ricordiamo di averne apprezzato le gesta. Perché Allison Janney è uno di quei volti che per molti appassionati di cinema è facilmente riconoscibile, ma difficilmente collocabile in un preciso film. Molto più semplice per lo spettatore avvezzo anche al piccolo schermo ricordare la stoffa di un'attrice di grande livello, in grado di regalare personaggi memorabili e di entrare nel cuore dei fan grazie al ruolo di C.J. Cregg nella serie West Wing. In occasione dell'uscita nelle sale di Tonya di Craig Gillespie, con Allison Janney nel ruolo di LaVona Harding, ripercorriamo le fasi salienti della sua carriera.

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Due mentori da Oscar e l'inizio della carriera

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Figlia di un'ex-attrice e di un musicista jazz, Allison Janney annovera un doppio incontro molto fortunato agli albori della carriera. Pochi attori possono vantare di essere stati scoperti da due talent scout d'eccezione come Paul Newman e Joanne Woodward, star da Oscar sul palcoscenico, marito e moglie nella vita. Sono proprio Newman e la Woodward a convincerla a proseguire nel percorso di studi in ambito teatrale. All'epoca Allison Janney, cresciuta in Ohio ma nata a Boston, frequentava il college e gli insegnamenti di una delle coppie più unite di Hollywood hanno influenzato in maniera decisiva il suo futuro. Gli studi con Paul Newman sono solo il preludio alla formazione professionale a New York e Londra. Nei primi anni '90 e quasi in contemporanea, per Allison Janney arrivano le prime partecipazioni al cinema e in tv. Sul piccolo schermo colleziona apparizioni in soap storiche come Sentieri e serial polizieschi come Law & Order - I due volti della giustizia.

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Le iniziali occasioni al cinema le permettono di mettere in fila collaborazioni importanti, seppur quasi sempre in ruoli non di primo piano, con registi come Ang Lee in Tempesta di ghiaccio, Ivan Reitman in Sei giorni sette notti e Woody Allen in Celebrity. Dopo aver interpretato la bizzarra preside alle prese con un romanzo piccante nella teen-comedy 10 cose che odio di te, al fianco di giovani interpreti in erba come Julia Stiles, Heath Ledger e Joseph Gordon-Levitt, nel 1999 arriva la prima grande occasione; Sam Mendes, a riprese già iniziate, le offre il ruolo della depressa madre di Ricky Fitts (Wes Bentley), Barbara, nel suo discusso film d'esordio, American Beauty. Un ruolo marginale per Allison Janney che tuttavia, privata di molti dialoghi per scelta di Mendes e lavorando per sottrazione, regala un assaggio significativo del suo folgorante talento.

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West Wing e il successo

Richard Schiff, Allison Janney e Bradley Whitford in una scena dellìepisodio pilota di West Wing

Il 1999 si rivela un anno fondamentale per Allison Janney. In quel periodo debutta a Broadway, dove riuscirà a guadagnarsi due candidature ai Tony Awards. E curiosamente, dopo aver recitato al fianco di Kevin Spacey in American Beauty, l'attrice conosce il profumo del primo vero successo grazie alla Casa Bianca. Il cuore politico del mondo, che diversi anni dopo sarà l'abitazione televisiva di quel Frank Underwood che Spacey porterà sugli schermi in House of Cards, è la location di una serie imprescindibile nella storia della serialità televisiva: West Wing. Firmata da un fuoriclasse della sceneggiatura come Aaron Sorkin, West Wing racconta le vicende che s'intrecciano nell'Ala Ovest del quartier generale del presidente degli Stati Uniti Jed Bartlet (Martin Sheen). Fin dal debutto il pubblico e la critica dimostrano di apprezzare lo show della NBC, grazie soprattutto al connubio perfetto fra la profondità della trama, la cura dei dettagli, l'ironia degli script di Sorkin e un cast in forma smagliante.

West Wing: Richard Schiff e Allison Janney in una foto della serie

Allison Janney viene scelta per far suo il ruolo della portavoce della Casa Bianca, C.J. Cregg. Un personaggio determinato e dotato di uno stile impeccabile, grazie anche alla fisicità slanciata della sua interprete, perfetta per un ruolo deciso e risoluto in un ambiente maschilista e competitivo. C.J. Cregg si rivela un concentrato perfetto della maggior parte delle qualità di un'attrice del suo calibro e l'evoluzione del personaggio nel corso delle sette stagioni è favorita dalla crescita costante della sua interprete. In quel periodo fioccano riconoscimenti, con quattro Emmy Awards su sei nomination e quattro candidature ai Golden Globes. La serie si conclude nel 2006 ma il rapporto con il personaggio rimane molto stretto, tanto che nel 2016 si presenta ironicamente a degli increduli giornalisti durante il briefing del venerdì alla Casa Bianca per promuovere un programma sulla lotta alla dipendenza da alcol e stupefacenti.

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Da Mom a mamma da Oscar

Ellen Page, Olivia Thirlby e Allison Janney in una sequenza del film Juno

Nel periodo del successo di West Wing il rapporto di Allison Janney con il cinema subisce un inevitabile rallentamento. Dal 2007 torna a frequentare con costanza i lungometraggi e rispetto agli esordi l'impressione è che l'attenzione verso le sue performance sia aumentata considerevolmente. Le sue qualità di attrice carismatica e poliedrica le permettono in qualche caso di variare nella scelta dei personaggi ma curiosamente la sua polivalenza viene messa al servizio in particolar modo per interpretare ruoli di madri o matrigne. Comprensive o intransigenti, toste o rassicuranti. L'eleganza e il talento di Allison Janney le hanno permesso di creare dei personaggi sfaccettati, affascinanti e quasi mai soltanto abbozzati o stereotipati. Nel 2007 partecipa alla trasposizione cinematografica del musical Hairspray, dove interpreta la bigotta genitrice di Penny Lou Pingleton (Amanda Bynes) ma si fa notare per un'altra bizzarra interpretazione; quella di Bren MacGuff, matrigna della sedicenne Juno (Ellen Page) nell'omonimo film di Jason Reitman che le permette di aggiudicarsi il premio alla miglior attrice non protagonista agli Austin Film Critics Association Awards. Un ruolo di supporto ma incisivo in una delle pellicole indie più apprezzate degli ultimi anni.

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Emma Stone in una scena del film The Help con Allison Janney

Nel 2011 regala una delle sue performance più interessanti sul grande schermo, facendo parte del cast quasi tutto al femminile di The Help, nel ruolo di Charlotte Phelan, madre benestante della protagonista Skeeter (Emma Stone). Un personaggio complesso e stratificato, diviso fra la mentalità conservatrice e arretrata dell'America degli anni '60 e i propri ideali personali, caleidoscopio sulla società dell'epoca e sui conflitti privati e collettivi dell'epoca. Nel corso della sua carriera Allison Janney si è trovata diverse volte a fare i conti con personaggi in conflitto con i pregiudizi e le convenzioni. Le capita anche nella serie targata Showtime, Masters of Sex, dov'è Margaret Scully, moglie insoddisfatta di Barton Scully (Beau Bridges), facoltoso accademico infedele e omosessuale nell'America a cavallo fra gli anni '50 e gli anni '60 che si avvia verso la rivoluzione sessuale grazie agli studi del dottor William Masters (Michael Sheen) e di Virginia Johnson (Lizzy Caplan).

Allison Janney in una scena di Mom

Nonostante nella vita abbia dichiarato di essere "in pace con me stessa senza avere figli", il cinema e la televisione sembrano cucirle addosso ogni volta lo stesso abito "da mamma", che Allison Janney riesce in realtà a reinventare sempre in maniera diversa, variando psicologie, tradizioni e caratteristiche. La carriera si arricchisce, di fatto, con un campionario molto vasto di ruoli di questo tipo. E la tv arriva ad offrirle nel 2013 una parte nella sit-com intitolata Mom. Lo show, creato da Chuck Lorre (Due uomini e mezzo, The Big Bang Theory), analizza in maniera semplice ma convincente le disavventure di Christy (Anna Faris), una mamma single ex-alcolista che si vede costretta ad ospitare la madre Bonnie (Allison Janney), per salvaguardare le proprie finanze e il futuro dei figli, Violet (Sadie Calvano) e Roscoe (Blake Garrett Rosenthal). Grazie alla semplicità in fase di scrittura e al talento di Allison Janney, Mom viene apprezzata anche dalla critica e l'attrice viene nominata varie volte agli Emmy e ai Golden Globes, vincendo tre Critics' Choice Television Award. Nel 2015 il ruolo della madre di Bianca Piper (Mae Whitman) nella commedia L'A.S.S.O. nella manica è il preludio al ruolo che la consacrerà finalmente nel panorama cinematografico internazionale.

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L'Oscar della consacrazione

I, Tonya: Allison Janney in una scena del film

"Io ti ho reso una campionessa sapendo che mi avresti odiata!". In questa breve frase che LaVona Harding proferisce alla figlia Tonya si nasconde la natura di un personaggio severo, anaffettivo e intrasigente, dallo sguardo glaciale, a tratti vuoto e spesso crudele. Le battute taglienti e il sarcasmo unito alla straordinaria performance di Allison Janney, premiata con il suo primo Oscar, conferiscono un fascino magnetico alla madre della pattinatrice più discussa e tormentata d'America, Tonya Harding. Il film di Craig Gillespie racconta una delle peggiori pagine di cronaca nera legate allo sport statunitense ma indaga in maniera altrettanto efficace il conflittuale e decisivo rapporto madre-figlia, avvelenato dalla paura del fallimento, dalle ambizioni obbligate e da vessazioni costanti. La violenza nella quale cresce Tonya Harding trova nell'educazione della madre una sorgente di ferocia inaudita. Allison Janney, curiosamente protagonista di un passato nel pattinaggio artistico interrotto a causa di un infortunio, è sublime nel trasmettere la spietatezza del personaggio e la sottile consapevolezza di averne pagato il prezzo ricevendo in cambio l'odio di una figlia, ormai capace solo di abbozzare un ghigno forzato alle telecamere e a sé stessa, davanti ad uno specchio. Come un clown singhiozzante costretto sempre a sorridere.

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