1922: un nuovo angosciante incubo tratto da Stephen King arriva su Netflix

In un 2017 caratterizzato da numerose trasposizioni cinematografiche o televisive delle opere di Stephen King, da poco su Netflix è disponibile anche il nuovo 1922, lungometraggio tratto da uno dei racconti contenuti nella raccolta "Notte buia, niente stelle".

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Sono pochi i romanzi ed i racconti della sconfinata bibliografia di Stephen King, prolifico autore che ha da poco compiuto 70 anni, a non essere stati adattati per il grande schermo. Il 2017, in particolare, è stato caratterizzato da numerose trasposizioni delle sue opere in lungometraggi e serie televisive: tra questi La Torre Nera, con Idris Elba e Matthew McConaughey, e la serie The Mist sono stati dei flop al botteghino e per la critica, al contrario Il gioco di Gerald e It di Andres Muschietti, che ha battuto record di incassi in Italia e nel mondo, stanno avendo un grande successo.

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Su Netflix è da poco arrivato il film 1922, adattamento di un racconto del 2010 della raccolta Notte buia, niente stelle, in cui il regista Zak Hilditch (These Final Hours - 12 ore alla fine) porta sul piccolo schermo un thriller dal ritmo compassato ma dalla tensione costante, intervallato da momenti estremamente angoscianti e molto violenti (a tratti anche splatter). Uno dei pregi di questo film, ma allo stesso tempo anche un suo grande difetto, è proprio la lentezza con cui la storia è narrata: se da una parte è necessaria per approfondire la psicologia e l'emotività dei personaggi, dall'altra si ha l'impressione che si sia voluto allungare il più possibile il brodo per arrivare alla durata adatta per un lungometraggio.

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Il passato che ritorna

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La premessa è molto semplice: il protagonista fa una scelta sbagliata le cui conseguenze influenzeranno tutta la sua vita in maniera estremamente negativa. Nel 1922 Wilfred uccide sua moglie Arlette per mantenere la proprietà sulla fattoria di famiglia ma poi, con il tempo, una serie di tragici eventi strettamente legati all'omicidio di cui si è macchiato gli toglieranno tutto ciò che aveva provato a salvare e ad ottenere. L'intera vicenda è narrata dal punto di vista del suo protagonista che nel 1930, da una stanza di albergo, ricorda quanto accaduto e di come il fantasma della moglie, sempre seguito dai ratti che si erano cibati del suo corpo, lo abbia perseguitato per tutti quegli anni.

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Le conseguenze delle proprie azioni e dei propri peccati sono alla base di questa storia: in una versione ambientata nelle Grandi Pianure americane de Il cuore rivelatore di Edgar Allan Poe vediamo Wilfred marcire nella vergogna e nel senso di colpa che viene qui rappresentato dal fantasma della moglie, a tratti presenza reale nella sua vita e a tratti mero scherzo della sua immaginazione. Il prezzo da pagare per le sue azioni alla fine sarà altissimo e lo spettatore fin dall'inizio sa già che ad attenderlo ci sarà un tragico finale, anticipato dalla confessione/testamento di Wilfred.

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I ratti nei muri

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Al centro di questa storia Wilfred e sua moglie, interpretati rispettivamente da Thomas Jane e Molly Parker, ma anche loro figlio Henry "Hank" (Dylan Schmid), complice del padre nell'omicidio della madre e poi vittima delle sue stesse azioni. Tutti e tre gli attori fanno un ottimo lavoro nel portare sullo schermo questo film pieno di momenti di tensione, tanto da far provare allo spettatore la stessa angoscia e lo stesso sconforto dei protagonisti, rendendolo così estremamente partecipe della vicenda. Tra tutti Jane è quello dall'interpretazione più convincente: in originale l'accento che usa nel film può sembrare affettato e a tratti forzato, ma in realtà cela un grande lavoro di ricerca; con l'aiuto di un vocal coach e basandosi su registrazioni originali del periodo, l'attore riesce a riprodurre il modo di parlare strascicato del Nebraska dei primi del Novecento.

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Il personaggio di Arlette, vittima ma allo stesso tempo carnefice, viene rappresentato come una donna forte e indipendente, diversa dalla figura femminile sottomessa che Wilfred vorrebbe come moglie. La sua presenza non lo abbandona mai per tutto il corso della vicenda, in forma di ricordo o di cadavere in decomposizione ma anche in quella dei ratti raccapriccianti che le fanno da seguito; chi guarda è costretto da una parte a dispiacersi per lei, per la fine a cui è stata destinata, dall'altra però vorrebbe che Wilfred si liberasse dalla sua persecuzione.
Proprio questo è uno dei degli aspetti più positivi di 1922: il personaggio interpretato da Thomas Jane è l'anti-eroe per eccellenza, guidato dal desiderio e dall'egoismo nelle sue scelte; eppure per lo spettatore è impossibile non simpatizzare per lui e non dispiacersi per quanto di tragico accade nella sua vita. L'interpretazione del protagonista, ricca di sfumature ed estremamente credibile, è la ragione per cui è facile sentirsi catturati dalla vicenda, riuscendo così a tralasciare i tempi morti e dilatati che renderebbero un altro film troppo lento per essere pienamente apprezzato.

Movieplayer.it

3.5/5