Da 1917 a Dunkirk: corse contro il tempo con il fardello della speranza

Agli antipodi nella messa in scena, Dunkirk e 1917 hanno diversi punti di contatto che riscopriamo analizzando nel dettaglio i grandi film di Christopher Nolan e Sam Mendes.

APPROFONDIMENTO di 01/04/2021
1917 George Macay
1917: George MacKay in una trincea

Da una parte la Grande Guerra attraversata senza sosta, tutta d'un fiato, sempre al fianco di un ragazzo, in piano-sequenza. Dall'altra la Seconda Guerra Mondiale sconnessa nel tempo e nello spazio, con il montaggio a restituirci tanti sguardi diversi sullo stesso conflitto. 1917 e Dunkirk non potrebbero essere più lontani per messa in scena e prospettiva del racconto, eppure i film bellici firmati Christopher Nolan e Sam Mendes si sfiorano in più punti. Dotati entrambi di uno sguardo anti-epico, privo di eroi da celebrare, i registi inglesi hanno guardato nella stessa direzione, dedicando due grandissime opere a soldati comuni, gente normale catapultata dentro quell'abominio infernale chiamato guerra.

Dunkirk: Fionn Whitehead in una scena del film
Dunkirk: Fionn Whitehead in una scena del film

E allora riscopriamo quattro punti di contatto di queste due corse contro il tempo appesantite dal fardello della speranza.

1. Esperienze sensoriali

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1917: George MacKay, Dean-Charles Chapman in una scena del film

1917 è stato uno degli ultimi grandi eventi cinematografici vissuti in sala prima della chiusura dei cinema. E onestamente ricordiamo ancora le sensazioni potenti provate durante quella proiezione. Il film di Mendes, come spesso capita al grande cinema, ha il grande potere di catturare, immergere lo spettatore anima e corpo dentro i suoi campi di battaglia fangosi sino a farne avvertire persino l'odore. Una sensazione intensa che ci riporta subito a quattro anni fa, quando anche Dunkirk ci avvinghiò alla poltrona, ci fece sudare col suo ritmo tartassante, con i suoi suoni martellanti. Grazie a una messa in scena sapiente, Nolan e Mendes non si sono limitati solo a girare due film, ma sono riusciti a creare due esperienze sensoriali molto immersive. Lo hanno fatto con due scelte agli antipodi (da una parte il montaggio alternato, dall'altro un incessante piano-sequenza), entrambe capaci di tuffare il pubblico dentro il conflitto bellico.

Dunkirk: Kenneth Branagh in un momento del film
Dunkirk: Kenneth Branagh in un momento del film

Da una parte il montaggio di Dunkirk è frastornante, disorientante, abile nel restituire la caotica frenesia di una guerra. Quella in cui non sai mai cosa aspettarti, quella in cui sei in balia di eventi troppo grandi per essere controllati. Il tutto scandito da un sonoro assordante e invasivo, dove le note sembrano allarmi, suonano come lamiera perforata da proiettili e ticchettano come una bomba pronta ad esplodere. Dall'altra il piano-sequenza ininterrotto di 1917 è perfetto per raccontare una corsa senza tregua, senza soste per rifiatare. Impossibile non farsi trascinare da un flusso inarrestabile in cui la ripresa continuativa diventa una specie di livella. Un modo per mettere ogni cosa sullo stesso piano: vivi e morti, alleati e nemici. Il piano-sequenza, insomma, è come la guerra: è incessante, ti nausea, ti logora, ti domina. Come hanno fatto due film diventati esperienze memorabili.

1917 e Dunkirk: la guerra secondo Sam Mendes e Christopher Nolan

2. Giovani soldati, gente comune, guerra vera

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Una scena del film 1917

Nessun eroe da celebrare, nessuna bandiera al vento, nessuna epica da enfatizzare. Dunkirk e 1917 smitizzano l'esperienza bellica a partire dalla missione di fondo: vite da salvare, non da togliere. Il principio alla base dei film è lo stesso: non eliminare il nemico, ma salvare la vita dei propri connazionali. Un principio umanissimo, come umanissimi sono i protagonisti di entrambe le storie. In 1917 sono due giovani soldati impegnati in un'impresa folle quanto semplice: recapitare un messaggio oltre le linee nemiche.

Dunkirk
Dunkirk

In Dunkirk ritroviamo dei semplici ragazzi, un aviatore di cui vedremo il volto solo alla fine e l'altruismo di tanti cittadini comuni pronti a salvare i loro soldati da morte certa. La scelta di soffermarsi su volti giovani è essenziale per calarci dentro un'atmosfera bellica realistica, senza grandi e ingombranti figure di mezzo. Dunkirk e 1917 si affidano a soldati acerbi, spaesati, spaventati. Emblematiche in tal senso due sequenze su tutte: la banchina piena di soldati che guardano attoniti verso l'alto poco prima di un bombardamento e la disperata corsa finale di William con tanto di caduta e terrore ben stampato in faccia.

3. Il nemico invisibile

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1917: George MacKay in una scena del film

È facile avere paura di qualcosa che non si vede. L'orrore si alimenta di intangibile, il terrore serpeggia nell'invisibile. Lo devono aver capito molto bene sia Nolan che Mendes quando hanno riversato questo concetto dentro Dunkirk e 1917. In entrambi i film il nemico si avverte, ma non si vede. Si percepisce, ma non è mai presente fisicamente in modo chiaro e distinguibile. Una scelta che alimenta l'atmosfera ansiogena delle due pellicole, che non si mettono mai dalla prospettiva nemica.

Dunkirk: i soldati sotto il fuoco nemico
Dunkirk: i soldati sotto il fuoco nemico

Il punto di vista è sempre univoco: i racconti si soffermano solo e soltanto da un parte dei due schieramenti, con la minaccia pronta a incombere dall'alto o spuntare dietro l'angolo. Il fatto che i nemici non abbiamo mai un volto e un corpo, li rende ancora più mostruosi e alieni. Come è mostruosa e alienante la guerra stessa.

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4. Lotta contro il tempo

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1917: una scena con George MacKay

Anche a livello temporale Dunkirk e 1917 sono opposti che si attraggono. Da una parte fabula e intreccio che quasi coincidono, dall'altra tre assi temporali più o meno dilatati (settimane, giorni, ore) che convergono solo alla fine. Da una parte un tempo fluido, che procede in modo naturale, dall'altra l'artificio del cinema che altera la percezione temporale. Eppure sia in Dunkirk che in 1917 il tempo è assoluto protagonista, il vero nemico da sconfiggere per salvare vite umane. Entrambi i film sono due corse contro il tempo, scandite da nemici sempre più vicini e minacce sempre più incombenti.

Dunkirk: Fionn Whitehead in un momento del film
Dunkirk: Fionn Whitehead in un momento del film

E l'arma più potente impugnata da questi soldati per combattere il tempo è soprattutto una: la speranza. Una speranza con una doppia valenza, rappresentata sia come puro attaccamento alla vita e di conseguenza come un grande atto eroico, che come inganno beffardo. Un'arma a doppio taglio, dunque. Quella che ti tiene in vita o quella che ti logora poco alla volta. Quella che ti riempie e poi ti svuota. In entrambi i casi, almeno per alcuni protagonisti, la speranza si rivela provvidenziale perché tempo è stato sconfitto.