Boyhood

2014, Drammatico

Oscar Race 2015: dai premi della critica ai guild award, è testa a testa fra Birdman e Boyhood

Dai Critics Choice Award ai premi assegnati dalle guild americane, la "awards race" si è trasformata ormai in un duello fra Birdman e Boyhood: a fare la parte del leone agli Oscar sarà la commedia sul teatro di Alejandro González Iñárritu o il "film in divenire" di Richard Linklater?

Un ex supereroe dal costume piumato in procinto di ottenere l'agognato riscatto sul palcoscenico e un ragazzo texano ritratto nel suo percorso di formazione dai sei ai diciotto anni. Sono loro, più di chiunque altro, i veri, indiscussi protagonisti della stagione dei premi 2014/2015, e saranno sempre loro, il prossimo 22 febbraio, a contendersi le statuette più ambite durante la notte degli Oscar.

Birdman o Boyhood? La critica, le giurie dei vari premi, così come le semplici 'tifoserie' di appassionati sono già divise fra i sostenitori della commedia di ambientazione teatrale scritta e diretta dal regista messicano Alejandro González Iñárritu e il pionieristico racconto di formazione portato avanti nel corso di ben dodici anni da Richard Linklater e dal suo piccolo gruppo di interpreti, in una rivoluzionaria compenetrazione fra tempo dell'arte e tempo della vita.

I Critics Choice Award scelgono Boyhood, Birdman conquista le guild

Cast e regista di Boyhood con i premi vinti ai Golden Globes 2015

Il "testa a testa" fra due principali concorrenti, specialmente dopo i Golden Globe e l'annuncio delle nomination agli Oscar, è una situazione molto frequente nella awards race: l'anno scorso fu la gara al fotofinish fra 12 anni schiavo e Gravity, nel 2013 quella fra Argo e Lincoln (con Vita di Pi a fare da terzo incomodo), nel 2011 Il discorso del re contro The Social Network... Nel 2015, invece, la corsa agli Oscar vede nettamente favoriti Birdman e Boyhood, con quest'ultimo in lieve vantaggio grazie alla valanga di riconoscimenti durante i precursors di dicembre e il trionfo ai Golden Globe (dove invece, inaspettatamente, Birdman si è visto superare fra le commedie da Grand Budapest Hotel di Wes Anderson). Ai Critics Choice Award, i premi assegnati dalla Broadcast Film Critics Association (un'associazione che raccoglie duecentocinquanta membri della critica fra TV, radio e internet), a risultare vincitore nelle categorie principali è stato Boyhood, premiato per miglior film e regia (oltre che per le interpretazioni di Patricia Arquette ed Ellar Coltrane), ma in compenso Birdman si è portato a casa ben sette statuette, incluso un doppio trofeo per Michael Keaton.

Amy Ryan e Michael Keaton in una tenera scena del film

Ad incrinare l'apparente predominio di Boyhood, tuttavia, sono state le cosiddette guild, ovvero i membri delle associazioni sindacali delle varie categorie di professionisti del cinema, i cui premi sono considerati degli indicatori fondamentali sia riguardo la popolarità di un determinato film fra gli "addetti ai lavori" (che sono poi gli stessi che votano per gli Oscar), sia per stabilire favoriti e potenziali upset in vista degli Academy Award (grazie ai guild award, ad esempio, Il discorso del re iniziò la clamorosa rimonta che lo avrebbe portato a vincere contro The Social Network agli Oscar). Il primo 'segnale' è arrivato sabato notte, quando il Producers Guild Award, il trofeo come miglior film selezionato dagli iscritti al sindacato dei produttori, è andato a sorpresa a Birdman; e nei sette anni passati, il vincitore del Producers Guild Award ha poi conquistato anche l'Oscar come miglior film (l'ultima 'discordanza' si è verificata nel 2006, quando fu premiato Little Miss Sunshine). Più prevedibile, invece, la scelta dello Screen Actors Guild of America, ovvero il sindacato degli attori, che ha tributato il trofeo per il miglior cast di una pellicola cinematografica agli interpreti di Birdman, pure in virtù di una dimensione corale del racconto di cui Boyhood invece è privo.

Keaton vs Redmayne, fra le attrici trionfa Julianne Moore

La teoria del tutto: Eddie Redmayne vince il SAG award

La prossima, fondamentale tappa nella sfida fra Birdman e Boyhood si consumerà il 5 febbraio, con l'assegnazione del 'precursore' più importante per la corsa all'Oscar: il Directors Guild Award, per il quale Linklater sembra comunque il netto favorito. Assieme a lui e a Iñárritu, il sindacato dei registi americani ha candidato inoltre Wes Anderson per Grand Budapest Hotel, Morten Tyldum per The Imitation Game e il veterano Clint Eastwood per American Sniper - mentre l'Academy ha escluso Eastwood dall'analoga cinquina, preferendogli inaspettatamente Bennett Miller per il drammatico Foxcatcher - Una storia americana. Per quanto riguarda invece le categorie riservate agli interpreti, al momento sembra esserci un accordo pressoché unanime fra tutte le giurie d'America, come hanno confermato anche gli Screen Actors Guild Award di domenica notte: Julianne Moore si è aggiudicata il premio come miglior attrice per Still Alice, mentre come migliori attori supporter sono stati ricompensati ancora una volta gli ormai inarrestabili J.K. Simmons per Whiplash e Patricia Arquette per Boyhood (difficile che, in queste categorie, possano spuntare delle 'varianti' rispetto ai frontrunner consolidati). Assai più aperta la gara come miglior attore, che ai SAG Award ha visto il giovane Eddie Redmayne prevalere grazie alla sua intensa performance nel ruolo di Stephen Hawking nel film biografico La teoria del tutto; Michael Keaton, invece, ha ricevuto il premio come miglior attore ai Critics Choice Award, per un personaggio - l'ex divo Riggan Thomson - destinato a segnare in maniera indelebile la sua carriera.

Il box office: American Sniper da record

American Sniper: Bradley Cooper nei panni del Navy Seal Chris Kyle in una scena del film

Concludiamo il penultimo articolo della nostra rubrica sulla awards race con uno sguardo approfondito all'andamento dei cosiddetti "film da Oscar" al box office americano. I Golden Globe e le nomination all'Oscar, infatti, hanno costituito un formidabile veicolo pubblicitario per alcune delle pellicole in lizza per gli imminenti Academy Award, che hanno visto lievitare sia il numero delle sale a disposizione, sia gli incassi al botteghino. A tal proposito, il trionfatore assoluto, dal punto di vista del responso commerciale, è senz'altro American Sniper: il dramma a sfondo bellico di Clint Eastwood, forte di sei nomination agli Oscar (fra cui miglior film e miglior attore per Bradley Cooper, alla sua terza candidatura in tre anni consecutivi), sta polverizzando ogni record negli USA, e dopo due settimane al primo posto in classifica ha già totalizzato ben duecento milioni di dollari, molto più di qualunque altra pellicola diretta da Eastwood in passato (anche in termini di biglietti venduti). Al centro dell'attenzione mediatica e galvanizzato da un passaparola strepitoso, American Sniper magari non farà incetta di statuette, ma si avvia a diventare addirittura il maggiore campione d'incassi fra tutti i film del 2014!

The Imitation Game: Benedict Cumberbatch in un primo piano tratto dal film nei panni di Alan Turing

A cantare vittoria, in termini finanziari, è pure The Imitation Game, il biopic incentrato sulla figura di Alan Turing, che dopo essersi assicurato otto nomination agli Oscar (tra cui miglior film, regia, attore per Benedict Cumberbatch e attrice supporter per Keira Knightley) continua a dimostrare un'ottima prestazione al box office americano, con un totale (tuttora in crescita) di ben sessanta milioni di dollari. Selma - La strada per la libertà di Ava DuVernay, a dispetto della parziale delusione agli Oscar (appena due nomination, molte meno del previsto), è a un passo dal traguardo dei quaranta milioni di dollari, mentre hanno registrato aumenti più contenuti (almeno per ora) Birdman e La teoria del tutto, entrambi a quota trenta milioni, e Boyhood, fermo a venticinque milioni. L'ottavo candidato come miglior film, la pellicola indipendente Whiplash, si trova sensibilmente più in basso, con sette milioni e mezzo di dollari, mentre il pluricandidato Foxcatcher si attesta a quota undici milioni. Non fa testo invece Grand Budapest Hotel, uscito dalle sale già da diversi mesi, ma che può comunque contare su un lauto bottino di cinquantanove milioni di dollari solo negli USA (il risultato più alto nella carriera di Wes Anderson).

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