Zack Snyder è abituato al dibattito acceso intorno ai suoi film, ma la reazione a The Last Photograph, presentato al Toronto International Film Festival, ha riportato in superficie alcune delle accuse più ricorrenti nei suoi confronti. Sui social, racconta il regista, si è passati rapidamente da "Zack Snyder fa schifo" a definizioni come "fascista", "omofobo" e persino "bisessuale".
"Ovviamente non sono fascista"
Zack Snyder non ha intenzione di ignorare il discorso, soprattutto quando gli viene chiesto direttamente se si riconosca nelle accuse politiche rivolte al suo cinema. "Ovviamente non sono fascista", chiarisce, sottolineando come spesso la discussione online preceda persino la visione del film.
Secondo il regista, una parte del pubblico arriva alle sue opere con un'opinione già formata: è più facile, sostiene, ottenere attenzione scrivendo "odio Zack Snyder, è un fascista" piuttosto che raccontare semplicemente di aver visto un suo film e averlo apprezzato.
A quel punto l'intervista torna inevitabilmente su 300, il film del 2006 con Gerard Butler nei panni di Leonida che ha contribuito a definire l'immaginario cinematografico di Snyder.
Snyder: "La violenza non ha una morale"
Il regista ricorda di essere stato accusato di fascismo già durante la presentazione del film a Berlino, dove gli venne persino chiesto se fosse "pro-gay o pro-NRA". La sua risposta fu volutamente provocatoria: "Sono un po' entrambe le cose", per poi precisare immediatamente: "Ovviamente sono pro-gay. Ho fatto il film più gay mai realizzato".
Snyder non sta parlando di 300 come di un'opera esplicitamente LGBTQ+, ma della sua estetica: corpi maschili muscolosi, uomini seminudi, sensualità fisica e un rapporto quasi esasperato con la rappresentazione della virilità. "300 è uno dei film più gay mai fatti. Dico sempre che ci sono pochi film in cui le persone entrano etero ed escono gay, e 300 è uno di quelli", aggiunge ridendo.
La battuta diventa così anche una risposta alle accuse di omofobia che, secondo Zack Snyder, vengono spesso associate al suo cinema senza tenere conto della complessità delle immagini e dei temi che cerca di mettere in scena.
Il confronto arriva anche alle critiche per la violenza di The Last Photograph, in particolare alle scene che coinvolgono donne. Snyder respinge l'idea che il film stabilisca una gerarchia tra le vittime: "La violenza contro donne e uomini è uguale. Nessuno viene risparmiato: uomini, donne, bambini".
La brutalità, spiega, non dovrebbe essere interpretata come una celebrazione della violenza, ma come la dimostrazione della sua inutilità: "Il significato è che la violenza non funziona e non porta a nulla".