Un incredibile corollario di nomi e situazioni, tra la farsa e il mockumentary. Sotto, un whaf if ironico che ripercorre quello che sarebbe potuto accadere a Emanuela Fanelli che, nella serie Peccato, ritroviamo ormai 63enne, pronta a fare i conti con le conseguenze di un'inaspettata svolta di carriera. Sei puntate targate HBO Max e dirette da Valerio Vestoso, con la sceneggiatura scritta insieme a Giulio Somazzi e la stessa Fanelli.
Attorno all'estro di Emanuela, volti noti del cinema e dello show biz (da Ozpetek a Cortellesi) pronti a scherzare, a stare al gioco. "Il circoletto famoso ha scherzato molto su se stesso", dice Fanelli, che abbiamo intervisato. "Di certo, non è una élite intoccabile". Vestoso è della stessa idea: "Peccato è pane per gli haters, il circoletto si scredita da solo e si è divertito a prendersi in giro"_, spiega.
Peccato: la serie raccontata da Emanuela Fanelli e Valerio Vestoso
Traccia comica preponderante, ovvio, ma sotto Peccato c'è una piega leggermente oscura, quasi crepuscolare. "Come pubblico mi piace che le emozioni si accavallino", continua Emanuela Fanelli, emozionata. "Nel raccontare la vita di questo personaggio non volevamo spingere solo sul mondo dello spettacolo, bensì usare una professione in vista per inventare spunti divertenti. Voleva essere il racconto divertito della vita di una persona. Un'attrice che aveva tutto e poi più nulla. Per farlo serviva un gancio più umano, con affetti che prescindano da certe dinamiche. Alla fine è la vita di tutti: da spettatore ci immedesimiamo in qualcuno che voleva altro per sé".
Per Valerio Vestoso questa versione della Fanelli è "un personaggio che in alcuni momenti vuoi strozzare, in altri vorresti abbracciare", parlando poi del tono estetico: "abbiamo provato a dare una fotografia visiva che non fosse così standard ma molto più cupa, quasi documentaristica, con un pathos e con una tensione".
Un mockumentary libero
Non solo, Peccato, tra location e comparsate (e c'è pure il Gabibbo), dimostra un certo sforzo produttivo. "È stato complicato perché abbiamo girato con tredici macchine da presa diverse, tanto è repertorio ricostruito e quindi servivano degli effetti specifici", confida il regista. "Abbiamo girato con truppe local, e questo significa uno sforzo produttivo importante. Tuttavia ci siamo divertiti, perché c'è un mosaico visivo pazzesco". Emanuela Fanelli, in chiusura, aggiunge: "La produzione ha permesso di sposare un linguaggio non canonico con una show che non ha precedenti, e questo è chiaramente un rischio. C'è stata totale libertà".