Grindhouse - A prova di morte

2007, Azione

Weinstein, Robert Rodriguez: "Rose McGowan? L'ho voluta in Grindhouse per vendicarla"

Il regista ha raccontato di aver proposto all'attrice di creare per lei una parte nel suo prossimo lungometraggio dopo aver saputo della violenza subita.

Rose McGowan in una scena del film Planet Terror, episodio del double feature  Grind House (2007)

Robert Rodriguez ha scritto un lungo intervento per il magazine Variety in cui rivela di aver scelto come protagonista di Grindhouse, distribuito dalla Miramax, Rose McGowan proprio per "vendicare" le molestie subite dall'attrice da parte di Harvey Weinstein.
Il regista ha avuto una relazione con la star, che sostiene di essere stata violentata dal produttore nel 1997 durante il Sundance Film Festival, dal 2006 al 2009.
Rodriguez ha ora rivelato che può parlare della situazione perché in precedenza c'era un accordo legale che impediva a Rose di condividere pubblicamente quanto accaduto.

Il regista ha incontrato l'attrice al party di amfAR che si è svolto nel 2005 al Festival di Cannes e la McGowan gli ha rivelato che avrebbe voluto lavorare al film Sin City ma di non aver fatto l'audizione perché le era stato impedito di girare qualsiasi progetto in cui era coinvolto Weinstein. Robert ha quindi voluto saperne il motivo e l'attrice gli ha rivelato i dettagli della situazione di cui era stata vittima: "La mia prima reazione è stata di stupore. Mi ricordo chiaramente di averle detto 'Mio dio, perché non hai detto niente? Le persone ti avrebbero sostenuta! E dove era il tuo fidanzato in tutta questa situazione? Io avrei almeno picchiato Harvey se lo avessi sentito'. Rose ha risposto che non sapevano cosa fare. Mi ha confidato che un avvocato donna le aveva detto che a causa delle scene di nudo che aveva fatto nei suoi film nessuno le avrebbe creduto. Rose mi ha detto che tutto quello che poteva fare era obbligare Harvey Weinstein a donare dei soldi a un rifugio per donne vittime di abusi e in cambio aveva dovuto firmare un documento che le impediva di parlare della violenza e non avrebbe nemmeno dovuto confidarsi con me. In più le era stato impedito di proporsi per qualsiasi film di Weinstein".

Robert ha quindi aggiunto: "Dopo quello che ho sentito le ho detto che non le era stato impedito di girare i miei film e che Harvey non poteva dirmi chi scegliere nel cast. Il motivo era che lui non lavorava ai miei lungometraggi, avevo girato film con la Dimension di Bob Weinstein, quindi le ho spiegato che se l'avessi scelta per il mio prossimo film Harvey non poteva impedirmelo improvvisamente, anche perché la mia prima domanda sarebbe stata 'Oh, davvero? Perché non posso?'. Ed ero sicuro che non avrebbe voluto dirmi perché". Il regista ha sottolineato che era disposto a scrivere un grandioso ruolo per lei e che la parte migliore della situazione sarebbe stata che proprio lo studio di Weinstein avrebbe pagato il progetto.

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Alla festa è poi apparso proprio Harvey Weinstein e il filmaker ha rivelato che non appena l'ha visto insieme a Rose è sbiancato. Quando ha saputo che voleva girare un film con lei il produttore ha finto di apprezzarla moltissimo e di essere felice della situazione, prima di allontanarsi velocemente: "In quel momento ho saputo che tutto quello che mi aveva detto Rose era vero, lo si poteva capire dalla sua faccia. Ho guardato Rose. Aveva la bocca aperta e gli occhi spalancati. 'Wow. Non avevo mai visto niente di simile'. Poi le ho detto che se voleva un ruolo lo avrei scritto per lei e la società di Harvey avrebbe finanziato il progetto. Rose era d'accordo e abbiamo stretto l'accordo".

Rose McGowan in una scena del film Planet Terror, episodio del double feature  Grind House - 2007

Weinstein, tuttavia, è riuscito lo stesso a penalizzare il progetto ma Rodriguez ha ammesso che è stato bello, all'epoca, poter pensare di fare un po' di giustizia attraverso l'arte.
Robert ha quindi sottolineato: "Ripensando al passato mi sono chiesto se avrei compiuto le stesse scelte sapendo quello che sarebbe accaduto. Abbiamo tutti sofferto molto nel film, e il viaggio si è concluso facendoci pagare più di quanto avremmo mai immaginato. A me, personalmente, è costato un matrimonio di 16 anni, la mia famiglia, una buona dose di sanità mentale e per anni ho affrontato l'idea che forse avevo compiuto un terribile errore nel reagire, quando nessuno me lo aveva chiesto. So che non è il messaggio che avrei mai voluto diffondere ma è stato duro giustificare qualcosa che ora è chiaro si trattasse di una situazione in cui era impossibile vincere, e alla fine ha fallito e ha causato ancora più danni. Il motivo per cui sto dicendo questo è perché per me ora è chiaro che quando qualcuno fa quello che ha compiuto Harvey Weinstein, la devastazione va molto oltre il predatore e la vittima".

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