Una battaglia dopo l'altra, Teyana Taylor troppo sessualizzata? "Ma abbiamo guardato lo stesso film?"

Teyana Taylor risponde con fermezza alle accuse secondo cui Perfidia, il suo personaggio in Una battaglia dopo l'altra, sarebbe eccessivamente sessualizzato, difendendo le scelte narrative e sottolineando la dimensione di sopravvivenza che guida ogni decisione della protagonista.

Una scena di Una battaglia dopo l'altra con Teyana Taylor

Durante un'intervista con Vanity Fair, Teyana Taylor ha chiarito la sua posizione sulle critiche rivolte a Perfidia, figura complessa di Una battaglia dopo l'altra. L'attrice, fresca vincitrice di un Golden Globe, ha respinto l'idea che il personaggio viva di sola sensualità, rivendicando invece una lettura più articolata.

Perfidia oltre gli stereotipi: la replica pungente di Teyana Taylor

Nell'intervista pubblicata da Vanity Fair, Teyana Taylor ha affrontato senza esitazioni il tema che sta circolando tra alcuni spettatori: l'accusa secondo cui Perfidia sarebbe "troppo sessualizzata". Un'interpretazione che, secondo l'attrice, ignora completamente la natura della scena introduttiva del personaggio. "Un'altra persona mi ha intervistata e ha menzionato qualcosa su Perfidia e su come la gente pensasse che fosse troppo arrapata", racconta. Poi aggiunge con un'ironia disarmante: "E io sono tipo, vi rendete conto che la prima cosa che vediamo di Perfidia è lei con una pistola puntata alla testa di un tizio, e lui la chiama 'sweet thing'? Stiamo... stiamo guardando lo stesso film?"

Una Battaglia Dopo Laltra Teyana Taylor
Una battaglia dopo l'altra, Teyana sul set

La sua riflessione non è solo una risposta secca a un fraintendimento, ma una chiamata all'attenzione: l'aspetto sensuale di Perfidia non è una caratteristica fine a se stessa, bensì una strategia. Un'arma. Una faccia del suo arsenale emotivo e psicologico. Taylor precisa infatti che Perfidia sfrutta la percezione altrui come un mezzo di controllo: "Perfidia si tuffa un po' nel: 'Oh, pensi che io sia attraente? Va bene, perfetto', 'Mi sta bene se continuo a fare quello che sto facendo, mi basta mostrarti un po' di seno o qualcosa del genere'."

Il personaggio, quindi, non invita lo sguardo maschile: lo manipola. E la sua carica sensuale, volutamente ambigua, si intreccia con una storia personale segnata da fragilità invisibili allo spettatore più superficiale.

Tra sopravvivenza, vulnerabilità e riconoscimento

Taylor approfondisce poi ciò che muove davvero Perfidia, offrendo una chiave di lettura più intima. Ogni gesto, ogni scelta, è il prodotto di una lotta interna continua: "Non ci sarà mai un momento di giudizio, perché molti dei suoi errori derivano dal fatto che si trova in modalità sopravvivenza, alle prese con la depressione postpartum e con il titolo di essere una donna forte-una donna nera forte."

One Battle After Another Teyana Taylor
One Battle After Another: Teyana Taylor nella locandina

È un passaggio decisivo, che sposta il discorso dal piano della percezione esterna a quello delle implicazioni culturali e sociali. Taylor aggiunge infatti un'osservazione che pesa come: "Non riceviamo la stessa quantità di compassione di tutti gli altri. Non riceviamo la stessa quantità di indulgenza. Tutti semplicemente danno per scontato che stiamo bene." Perfidia diventa così il simbolo di quella tensione costante tra aspettative e fragilità: una figura che non può permettersi di crollare, e che usa ogni arma disponibile-sensualità compresa-per restare a galla.

Il successo personale di Taylor, coronato dal recente Golden Globe come Miglior Attrice Non Protagonista in un Film, amplifica ancora di più il valore delle sue parole. Sul palco ha dedicato il premio a "tutte le sorelle e le ragazze dalla pelle scura che stanno guardando", ricordando che "la nostra dolcezza non è una debolezza, la nostra profondità non è troppo. La nostra luce non ha bisogno di permesso per brillare."

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Un riconoscimento che risuona anche nel dibattito su Perfidia: un personaggio che chiede di essere letto nella sua complessità, al di là dei cliché, con la stessa grazia e la stessa profondità che l'attrice rivendica per sé e per le donne che rappresenta.